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  IL FUTURO SENZA IL CANCRO - CONFRONTO NAZIONALE SULL' IMMUNONCOLOGIA 29 SETTEMBRE 2017 (09:30 - 13:30)

http://forumdellaleopolda.it/eventi_forum/confronto-nazionale-sullimmunoncologia/?occurrence=2017-09-29&utm_source=sendinblue&utm_campaign=Immunoncologia&utm_medium=email


 
 
  Presentazione libro "Il Corpo Anti Cancro" 23 Settembre ore 17 presso Biblioteca Oblate Sala Conferenze - Firenze

Il corpo anticancro Il libro che avete in mano parla di un nemico,di un’arma segreta e di una speranza. Il nemico è il cancro: il male che colpisce mille persone al giorno nel nostro Paese, la parola che alcuni faticano persino a pronunciare, la malattia contro cui si combatte da lungo tempo una guerra costellata di cocenti sconfitte e vittorie importantissime ma non risolutive. Le armi della scienza medica sono sempre più efficaci, eppure il nemico ancora non è ancora stato sconfitto. Questa arma segreta è già in noi. Si chiama sistema immunitario: è il Superorganismo, il più complesso ed efficiente apparato di difesa che la natura abbia creato. Bisogna quindi scoprirne tutte le potenzialità, capire come attivarle e imparare a usarle.


 
 
  Matera. Fondazione Francesca Divella promuove una giornata di divulgazione scientifica

Una giornata di divulgazione scientifica quella proposta dalla Fondazione Francesca Divella presso Palazzo Lanfranchi con la presentazione del libro “Il Corpo Anticancro”. http://www.trmtv.it/home/scienza-e-salute/2017_09_02/148571.html


 
 
  Immunoterapia Oncologica RaiNews TGR Toscana

http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/multimedia/ContentItem-d5576924-c37c-45be-8fb7-18ef9ef486c0.html


 
 
  Sono in attivazione due contratti per Laureati in Medicina, Specialisti in Oncologia, presso il Centro di Immuno-Oncologia

Sono in attivazione due contratti per Laureati in Medicina, Specialisti in Oncologia, presso il Centro di Immuno-Oncologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese

Per inviare il CV e informazioni contattaci:
- valentina.ciacci@ao-siena.toscana.it
- f.battaglini@ao-siena.toscana.it
- 0577 586336


 
 
  Successo per il via a Lido Cult con Michele Maio

http://luccaindiretta.it/versilia/item/99494-successo-per-il-via-a-lido-cult-con-michele-maio.html


 
 
  Onco Immunoncologia: le nuove frontiere dell'oncologia: sono aperte sono le iscrizioni

Il Master si propone di fornire un panorama completo, dalle nozioni di base alla clinica, su come le recenti conoscenze sui meccanismi di regolazione del sistema immunitario stiano producendo una rivoluzione nel campo dell'Oncologia Medica e dell'Ematologia. La scoperta dell'esistenza di meccanismi di controllo della risposta immunitaria (checkpoints) che il tumore sfrutta per sfuggire all'immunosorveglianza ha aperto nuovi orizzonti, con la possibilità di intervenire su tali meccanismi mediante i "checkpoint inhibitors". L'impiego di tali farmaci richiede che gli Oncologi e gli Ematologi dispongano di un bagaglio oncologico e immunologico molto solido, poiché il loro utilizzo e i criteri per la valutazione dei loro effetti rispondono a regole molto diverse da quelle finora impiegate nella chemioterapia convenzionale.


 
 
  Innovazione in Oncologia l'esperienza della regione Toscana - 16 Giugno 2017

https://www.facebook.com/FondazioneNibitOnlus/photos/pcb.459811547698452/459810424365231/?type=3&theater


 
 
  Mesotelioma: piccoli passi avanti grazie all’immunoterapia

I primi studi presentati al congresso ASCO cominciano a fare ben sperare nel trattamento del mesotelioma pleurico. La cautela è d’obbligo ma l’immunoterapia potrebbe rappresentare un nuovo approccio nella cura di questo tumore Nel nostro Paese - e in particolare in Piemonte - lo conosciamo bene. Il mesotelioma pleurico è quel tumore causato dall’esposizione prolungata all’amianto. Purtroppo, ad oggi, le cure attualmente disponibili non sono soddisfacenti. Eppure qualcosa comincia a muoversi e una possibile strategia per cercare di trattare il mesotelioma arriva dall’immunoterapia. E’ quanto emerge da due studi presentati in questi giorni al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago, il più importante convegno mondiale dedicato all’oncologia. Che cos’è il mesotelioma? Il mesotelioma pleurico è un tumore che colpisce il mesotelio, una particolare membrana che protegge e riveste i polmoni. Il principale fattore di rischio nello sviluppo di questa forma di cancro è l’esposizione all’amianto. Il maggior numero di casi si verifica infatti in quelle persone che nella loro vita sono venute in contatto con questa sostanza per motivi di lavoro. Tra la prima esposizione e lo sviluppo della malattia possono passare anche più di 20 anni e non necessariamente il rischio diminuisce se per anni non si è venuti più in contatto con l’amianto. Quali sono le cure attualmente disponibili? Purtroppo, anche per via della rarità di questa malattia (le statistiche parlano di 3 casi ogni 100 mila abitanti per gli uomini), la ricerca finalizzata alla cura del mesotelioma non è così avanzata come quella di altri tumori. «Al momento -spiega la dottoressa Luana Calabrò dell’U.O.C Immunoterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese- non vi sono farmaci efficaci in grado di migliorare a lungo termine la sopravvivenza dei pazienti affetti da mesotelioma. Il trattamento standard in prima linea è rappresentato infatti dalla chemioterapia, che ad oggi però non ha dato risultati soddisfacenti, mentre in seconda linea non c’è ancora un trattamento standard». Controllare il tumore con l’immunoterapia Da qualche anno a questa parte la cura dei tumori sta vivendo una vera e propria rivoluzione. Accanto agli approcci da tempo disponibili (chirurgia, chemio e radioterapia) l’immunoterapia sta diventando sempre di più una delle prime scelte nella lotta al cancro. Il concetto alla base di questo approccio è semplice: istruire il sistema immunitario a riconoscere ed uccidere le cellule cancerose. Oltre il 70% degli studi dibattuti nei principali congressi internazionali dedicati al cancro hanno come protagonista l’immunoterapia. Grazie ad essa già oggi è possibile trattare con buoni risultati tumori che sino a 5-10 anni fa non lasciavano speranze.


 
 
  Maio: "Scopriamo come il cancro si difende dal sistema immunitario" #Immunoterapia #Maio #ASCO2017 la Repubblica

Maio: "Scopriamo come il cancro si difende dal sistema immunitario" Come rendere l'immunoterapia utile in una percentuale sempre più alta di tumori: intervista di Daniela Minerva al professor Michele Maio, direttore dell'immunoterapia oncologia del Policlinico di Siena. http://video.repubblica.it/dossier/asco-2017-chicago/maio-scopriamo-come-il-cancro-si-difende-dal-sistema-immunitario/277570/278167?refresh_ce


 
 
  Tumori, il 50% dei pazienti risponde all'immunoterapia #Immunoterapia #Maio #ASCO2017 la Repubblica

Per il futuro si punta a potenziare il sistema immunitario non solo ad attivarlo. Michele Maio, Direttore dell’Immunoterapia Oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, da Chicago: "Abbiamo visto solo la punta dell’iceberg dell’immuno-oncologia. Probabilmente, in due o tre anni avremo a disposizione nuove strategie di cura da usare in modo trasversale in moltissimi tumori” LO SPECIALE ASCO 2017 di LETIZIA GABAGLIO La notizia è di quelle che fanno vedere il bicchiere mezzo pieno: il 50 per cento dei pazienti trattati con l'immunoterapia risponde alle cure. È un risultato importante, soprattutto se si considera che, fino a poco tempo fa, per molti di questi malati non esisteva una alternativa efficace. Parliamo di tumori difficili, come quello del polmone o del melanoma in stadio avanzato. L'altro motivo che fa ben sperare è che l'immuno-oncologia sembra avere ancora molto margine per migliorare questi numeri. Premere sull'acceleratore. Lo si capisce chiaramente dagli studi che saranno presentati in questi giorni al meeting dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago. Inizialmente la strategia era sbloccare ciò che impedisce al sistema immunitario di riconoscere e attaccare il cancro, ora si punta a potenziare la risposta immunitaria stessa. Per usare una metafora automobilistica cara all'immuno-oncologia: dopo aver tolto i freni, adesso si preme sull'acceleratore. LO SPECIALE “I risultati che abbiamo ottenuto sbloccando il ‘freno’, costituito dai recettori CTLA-4 e PD-1, sono importanti e, considerando tutti i tumori, circa il 50% dei pazienti risponde a queste terapie che, utilizzate da sole o in combinazione, hanno profondamente modificato lo standard di cura in molte neoplasie”, dice Michele Maio, Direttore dell’Immunoterapia Oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena: “Molecole come ipilimumab (anti CTLA-4) e nivolumab (anti PD-1) hanno dimostrato non solo di allungare la sopravvivenza, ma anche di migliorare la qualità di vita dei pazienti”. Ipilimumab è stata la prima molecola immuno-oncologica approvata nel melanoma avanzato, mentre nivolumab è prescritto nel nostro paese per il melanoma, il tumore del polmone e del rene. Lo studio Checkmate-358. Nuovi dati dello studio Checkmate-358 (di fase 1/2), presentati oggi al congresso dell'Asco, suggeriscono per la prima volta che nivolumab possa essere efficace anche nei tumori ginecologici. “Le pazienti colpite da tumori della cervice uterina, della vagina e della vulva in fase avanzata sono state trattate con nivolumab”, spiega Maio: “Le risposte obiettive hanno raggiunto il 20,8%. Il dato significativo riguarda in particolare il controllo della malattia, pari al 70,8%. Significa che in una percentuale molto elevata di donne il tumore si è stabilizzato, in un certo senso si è fermato. La possibilità di utilizzare l’immuno-oncologia in queste pazienti apre opportunità importanti anche perché i trattamenti oggi a disposizione sono poco efficaci. Inoltre nelle pazienti coinvolte nello studio il tumore era correlato al virus HPV (Human Papilloma Virus, ndr.). Si tratta di un agente eziologico che predispone le donne soprattutto allo sviluppo del cancro della cervice uterina, uno dei più frequenti nelle giovani under 50, al quinto posto con 2.300 nuove diagnosi stimate in Italia nel 2016”. Comprendere le resistenze. “La sfida immediata è capire perché metà dei pazienti non risponda ai trattamenti immuno-oncologici oggi a disposizione”, continua l'oncologo: “Vogliamo cioè comprendere meglio le caratteristiche del tumore che in alcuni casi rendono inefficaci queste armi. Finora abbiamo visto solo la punta dell’iceberg dell’immuno-oncologia, oggi si stanno definendo nuove ‘strade’. Ad esempio a Chicago viene presentato uno studio sulla combinazione di nivolumab con una molecola immuno-oncologica che agisce sul recettore GITR e un altro sulla combinazione con un anti-CD27, entrambi in pazienti con tumori solidi avanzati. Siamo di fronte a una nuova categoria di anticorpi immuno-modulanti, che hanno la capacità di attivare direttamente il sistema immunitario. Non tolgono il ‘freno’ ma premono sull’acceleratore, quindi il loro meccanismo d’azione è diverso. In questi studi la combinazione con nivolumab permette di agire in entrambe le direzioni e i risultati sono promettenti, soprattutto in quei pazienti che finora non hanno risposto alle terapie. In 2-3 anni probabilmente avremo a disposizione nuove strategie di cura da usare in modo trasversale in moltissimi tumori”. La combinazione nivolumab - epacadostat. Il nostro paese ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle molecole immuno-oncologiche. “Sono attivi numerosi gruppi cooperativi con forte capacità di ricerca clinica e preclinica, in particolare quest’ultima potrà aiutare a capire perché non tutti i pazienti rispondano a un trattamento immuno-oncologico”, dice Maio, che ricorda come una delle sfide sia comprendere i meccanismi di resistenza alle cure nel microambiente tumorale. “Anche citochine, sostanze solubili e cellule del sistema immunitario possono rendere il microambiente tumorale inattaccabile o resistente”, sottolinea: “È quindi fondamentale creare le condizioni perché il microambiente apra la ‘porta’ alla risposta immunitaria. Al congresso di Chicago sarà presentato uno studio molto interessante sulla combinazione di nivolumab con epacadostat, molecola che agisce direttamente all’interno del microambiente tumorale. Uno dei meccanismi noti di resistenza è rappresentato da un enzima, IDO, prodotto all’interno delle masse tumorali dalle cellule malate e dai linfociti. Epacadostat è in grado di neutralizzare questo enzima che blocca l’attività del sistema immunitario. Nella strategia delineata in questo studio, da un lato si attiva la risposta immunitaria togliendo il ‘freno’ grazie a nivolumab dall’altro, con epacadostat, si agisce direttamente dentro il tumore eliminando l’enzima IDO e facendo sì che il microambiente tumorale sia meno resistente alla terapia”. http://www.repubblica.it/oncologia/terapie/2017/06/02/news/asco_tumori_meta_dei_pazienti_risponde_alle_immunoterapie-167038991/


 
 
  Immunoncologia protagonista ad ASCO 2017. Fondazione NIBIT presenta i risultati del primo studio di combinazione al mon

COMUNICATO STAMPA Immunoncologia protagonista ad ASCO 2017. Fondazione NIBIT presenta i risultati del primo studio di combinazione al mondo sul mesotelioma Al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology la Fondazione NIBIT-Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori presenterà i risultati di sicurezza dello studio NIBIT-Meso-1, il primo in assoluto a valutare un trattamento di combinazione con farmaci immunoterapici nel mesotelioma maligno, tumore raro dalla prognosi spesso sfavorevole. Fondazione NIBIT si conferma alfiere della ricerca sull’immunoncologia in Italia e porta avanti la sua attività con diversi studi di combinazione: la sfida per il futuro è rendere sempre più efficace l’interazione tra il tumore e il sistema immunitario del paziente, comprendendone sempre più a fondo i meccanismi molecolari per potenziare l’attività degli agenti immunoterapici. Chicago, 1 giugno 2017 – L’immunoncologia, nuovo pilastro del trattamento del cancro, non è più ricerca di frontiera, portata avanti da pochi ricercatori nel mondo, ma è ormai una realtà consolidata: lo dimostra la quantità di studi su agenti immunoterapici che saranno presentati al 53° Congresso annuale dell’ASCO, American Society of Clinical Oncology, che si apre domani a Chicago. Oltre il 70% degli abstract ha infatti come tema l’immunoncologia, contro il 2% di appena 10 anni fa. La nuova frontiera dell’immunoterapia oncologica è rappresentata dalla combinazione di più farmaci immunoterapici o di agenti immunoterapici con altre terapie; una grande innovazione che in un futuro non troppo lontano potrà contribuire a massimizzare l’efficacia di queste molecole. Nel nuovo scenario che si sta delineando, l’Italia gioca un ruolo da protagonista: alfiere della ricerca sull’immunoncologia nel nostro Paese è la Fondazione NIBIT - Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori. «L’immunoncologia è oggi una realtà importante nell’ambito della lotta contro il cancro perché abbiamo ottenuto e stiamo ottenendo quotidianamente risultati sempre più importanti, anche e soprattutto con le combinazioni – afferma il Presidente della Fondazione NIBIT Michele Maio, Direttore del Centro di Immuno-Oncologia e della U.O.C. Immunoterapia Oncologica della Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, che ha recentemente pubblicato il libro “Il corpo anticancro” – la Ricerca italiana è capofila nell’immunoterapia dei tumori a livello internazionale, lo è stata negli ultimi anni e continuerà ad esserlo». La Fondazione NIBIT presenterà ad ASCO 2017 i dati finali di sicurezza dello studio NIBIT-MESO-1, primo trial al mondo che valuta l’associazione di due anticorpi immunomodulanti nel trattamento del mesotelioma. Un passo in avanti importante per le persone colpite da questo tumore raro, legato all’esposizione all’amianto, con un’incidenza in costante aumento e un picco massimo atteso da qui a 5-10 anni. In Italia ad oggi i pazienti con diagnosi di mesotelioma sono 2.732; 1.900 i nuovi casi stimati ogni anno. Il rischio di sviluppare un mesotelioma è più elevato negli uomini che nelle donne, ma in entrambi i sessi il rischio aumenta drasticamente all’aumentare dell’età.   Al momento non vi sono farmaci efficaci in grado di migliorare a lungo termine la sopravvivenza dei pazienti affetti da mesotelioma: il trattamento standard in prima linea è rappresentato infatti dalla chemioterapia, che ad oggi però non ha dato risultati soddisfacenti, mentre in seconda linea non c’è ancora un trattamento standard. NIBIT-MESO-1 è uno studio clinico condotto in pazienti affetti da mesotelioma pleurico o peritoneale, alla diagnosi o dopo fallimento di una prima linea di chemioterapia; il trattamento prevede l’associazione di due anticorpi immunomodulanti che, in maniera diversa, bloccano segnali inibitori fisiologici della risposta immunitaria, attivando quindi le cellule del sistema immunitario per renderlo più reattivo contro il tumore: il primo anticorpo, tremelimumab, diretto contro CTLA-4, agisce nelle fasi iniziali dell’attivazione della risposta immunitaria, il secondo, durvalumab, è diretto contro PD-L1 e agisce in una fase più tardiva. «Il trattamento di combinazione con tremelimumab e durvalumab si è dimostrato sicuro e maneggevole nei pazienti con mesotelioma maligno sia in prima linea, che dopo fallimento del trattamento chemioterapico – dichiara Luana Calabrò dell’U.O.C. Immunoterapia Oncologica, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, principal investigator del trial – sono in corso anche le analisi finali di efficacia, che saranno presto pubblicate. Al momento non vi sono terapie efficaci per curare il mesotelioma maligno e l’immunoterapia potrebbe aprire importanti prospettive di cura: ci si auspica che possa diventare presto il trattamento standard in questa malattia fatale, come lo è ormai in altri istotipi tumorali». Fondazione NIBIT sta portando avanti diversi studi che hanno l’obiettivo di sviluppare nuove possibili combinazioni di immunoterapia in differenti istotipi tumorali e migliorare i risultati ottenuti finora con i trattamenti disponibili. La ricerca clinica della Fondazione è focalizzata in questo momento su alcuni sottogruppi e particolari setting clinici di pazienti per i quali non vi sono strategie terapeutiche efficaci, come appunto i pazienti con mesotelioma, ma anche i pazienti con melanoma metastatico con metastasi cerebrali, che hanno prognosi e andamento clinico più sfavorevoli e fino ad oggi erano esclusi dagli studi clinici. «Lo studio di fase 3 randomizzato NIBIT-M2 valuterà la combinazione di ipilimumab e fotemustina o ipilimumab e nivolumab nei pazienti con melanoma metastatico con metastasi cerebrali asintomatiche – spiega Anna Maria Di Giacomo dell’U.O.C. Immunoterapia Oncologica, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese – sarà il primo studio in assoluto che valuterà l’efficacia di strategie di combinazione verso la sola chemioterapia in pazienti non pretrattati, tutti con metastasi cerebrali. Lo studio prevede l’arruolamento di 160 pazienti, ad oggi ne abbiamo arruolati già 60; in Italia sono coinvolti 10 Centri, afferenti alla Fondazione NIBIT. Prevediamo di avere i primi dati di efficacia e tollerabilità entro il prossimo anno». Un altro elemento importante nell’attività di Fondazione NIBIT è la ricerca traslazionale: gli studi clinici permettono infatti di comprendere sempre più a fondo i meccanismi che regolano il rapporto tra il sistema immunitario e il tumore, in modo da potenziare e massimizzare l’attività dei farmaci immunoterapici, ma anche di capire perché l’immunoterapia sia efficace in alcuni pazienti e in altri meno. In questo senso è importante in particolare lo studio NIBIT-M4, studio di fase 1b disegnato per valutare per la prima volta la combinazione di un farmaco immunoterapico, ipilimumab e di un farmaco epigenetico, la guadecitabina, che agisce sul DNA delle cellule tumorali inducendovi modificazioni chimiche, nel trattamento del melanoma metastatico. «Da un punto di vista traslazionale è importante capire due cose – spiega Michele Maio – da una parte comprendere cosa succede a livello del tumore, con le modificazioni da noi indotte, dall’altra capire cosa succede a livello del sistema immunitario, quindi se i due attori fondamentali interagiscono tra di loro al meglio, che è quello che cerchiamo di fare negli studi clinici in corso e in quelli che stanno per partire. La sfida per il futuro è rendere sempre più efficace l’interazione tra il tumore e il sistema immunitario del paziente: se riusciamo a facilitare questa interazione, modificando da un lato il tumore e il microambiente del tumore e potenziando dall’altro il sistema immunitario, siamo sicuramente sulla strada migliore per ottenere dei risultati più importanti e per far sì che anche i pazienti che oggi non rispondono all’immunoterapia possano trarne beneficio».


 
 
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  DOMENICA 12 MARZO SPECIALE IMMUNOTERAPIA A FACCIA A FACCIA LA 7 ORE 20:30 OSPITE IL PROF MICHELE MAIO

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  IL CORPO ANTI CANCRO - Leggi il primo capitolo @edizpiemme http://www.edizpiemme.it/libri/il-corpo-anticancro … …

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  Repubblica_Quando il corpo combatte e sconfigge il cancro di Michele Bocci

Repubblica_Quando il corpo combatte e sconfigge il cancro di Michele Bocci


 
 
  IL CORPO ANTI CANCRO_ recensione sul settimanale SETTE

IL CORPO ANTI CANCRO_ recensione sul settimanale SETTE


 
 
  IMMUNO-ONCOLOGIA: FONDAZIONE NIBIT E AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA SENESE PARTNER DEL PARKER INSTITUTE FOR CANCER

1 Dicembre 2016 – Il Parker Institute for Cancer Immunotherapy e il Cancer Research Institute (CRI) hanno annunciato oggi un’importante collaborazione focalizzata sui neoantigeni. La ricerca di questi marker tumorali unici sta diventando sempre più un importante filone di ricerca che gli scienziati ritengono possa essere la chiave per sviluppare una nuova generazione di immunoterapie contro il cancro, personalizzate e mirate. Questa nuova collaborazione, la Tumor neoantigEn SeLection Alliance (TESLA), coinvolge 30 tra i principali gruppi di ricerca del mondo sui neoantigeni del cancro, sia dal mondo accademico che dalle aziende. Il fatto che i marker tumorali siano specifici per ogni individuo ed è improbabile che siano presenti nelle cellule sane fa sì che i neoantigeni rappresentino un bersaglio ottimale per il sistema immunitario e rendano possibile lo sviluppo di una nuova classe di vaccini altamente personalizzati potenzialmente dotati di una significativa efficacia e con effetti collaterali ridotti. «Mettere assieme i migliori gruppi e centri di ricerca sui neoantigeni per accelerare la scoperta di immunoterapie tumorali personalizzate è proprio il tipo di collaborazione di ricerca che avevo immaginato quando ho inaugurato il Parker Institute» dichiara Sean Parker, imprenditore della Silicon Valley e fondatore del Parker Institute for Cancer Immunotherapy. «Questa alleanza non si avvarrà solamente degli enormi talenti di ognuno dei ricercatori ma sfrutterà anche il potere della bioinformatica, che ritengo sarà fondamentale per guidare l’innovazione». L’obiettivo dell’iniziativa è di permettere ai ricercatori di testare e migliorare gli algoritmi matematici usati per analizzare il DNA tumorale e le sequenze RNA al fine di identificare i neoantigeni verosimilmente presenti nel tumore di ogni paziente e maggiormente visibili al sistema immunitario. A sostegno di questo lavoro, Parker Institute e CRI hanno stretto una partnership con la nota organizzazione open science no profit, Sage Bionetworks, per la gestione della bioinformatica e dei dati delle analisi. Il progetto si focalizzerà inizialmente su tumori come il melanoma avanzato, il tumore del colon-retto e il tumore del polmone non a piccole cellule, che tendono ad avere numeri più alti di mutazioni, e quindi più neoantigeni. Nel tempo, l’iniziativa cercherà di estendere la rilevanza dei vaccini diretti contro i neoantigeni del cancro ad una gamma di tumori più vasta. I partecipanti provengono da università, aziende farmaceutiche e biotech e organizzazioni scientifiche no profit. I ricercatori rappresentano una ampia gamma di aree scientifiche, tra cui immunologia, data science, genomica, biologia molecolare, fisica ed ingegneria. «Questo progetto rappresenta lo spirito di collaborazione e partnership tra mondo accademico, industria e organizzazioni no profit, che il Parker Institute sta cercando di favorire – spiega Jeffrey Bluestone, Ph.D. President e CEO del Parker Institute of Cancer ImmunoTherapy – ed è un ottimo esempio di come stiamo cercando di abbattere gli ostacoli tradizionali per portare la scienza multidisciplinare innovativa ad arrivare più velocemente a sviluppare cure per i pazienti oncologici». «Il Cancer Research Institute e il Parker Institute sono convinti che il sistema immunitario sia una piattaforma tecnologica che può essere utile per trasformare tutti i tumori in malattie curabili» afferma Adam Kolom, Vice President of Business Development and Strategic Partnerships del Parker Institute e Clinical Accelerator Program Director del CRI. «Riteniamo che mettendo insieme i migliori laboratori del mondo che stanno sviluppando software predittivi dei neoantigeni, potremo realizzare più velocemente la promessa di sviluppare una nuova generazione di immunoterapie personalizzate contro il cancro». Questo progetto segna la prima grande collaborazione tra il Parker Institute for Cancer Immunotherapy di San Francisco, istituito ad aprile 2016, e il Cancer Research Institute, fondato nel 1953 a New York. «Siamo orgogliosi di collaborare in questo progetto con il Parker Institute, ciò attesta il ruolo di vitale importanza che possono avere le organizzazioni no profit nel mettere insieme stakeholders diversi e lavorare fianco a fianco per il progresso nel campo della immunoterapia del cancro» dichiara Jill O’Donnell-Tormey, Ph.D., CEO e Director of Scientific Affairs del Cancer Research Institute. I ricercatori hanno dichiarato di essere entusiasti di lavorare insieme in questa Alleanza, per risolvere uno dei problemi più complessi dell’immunoterapia. «Questo progetto è davvero straordinario poiché ha le potenzialità per aiutarci a identificare con maggiore precisione le proteine anomale contenute in ogni tumore, che possono essere usate come target dell’immunoterapia personalizzata contro il cancro» spiega il professor Robert D. Schreiber, Ph.D., Director of the Andrew M. and Jane M. Bursky Center for Human Immunology & Immunotherapy Programs alla Washington University School of Medicine di St. Louis. «Crediamo che questo genere di medicina di precisione, usato da solo o con altre forme di immunoterapia, migliorerà significativamente la nostra capacità di trattare i pazienti con il cancro in modo più efficace e con meno effetti collaterali rispetto agli attuali trattamenti». I neoantigeni I neoantigeni sono marker presenti sulla superficie delle cellule tumorali ma assenti nel tessuto normale: per questo motivo sono considerati potenziali target per i farmaci. Comunemente derivano da mutazioni che si verificano nel corso della rapida divisione e moltiplicazione delle cellule tumorali. Il sistema immunitario può riconoscere questi marker come “estranei” e di conseguenza colpire la cellula tumorale per distruggerla. Al fine di prevedere quali neoantigeni saranno presenti sul tumore di un determinato paziente, i ricercatori hanno sviluppato dei software che analizzano il DNA del tumore dando come output i marcatori tipici che il sistema immunitario riesce con maggiore probabilità a riconoscere. Che cosa farà l’Alleanza I partecipanti ai gruppi di ricerca riceveranno sequenze genetiche provenienti da tessuti sia sani che tumorali. Usando algoritmi propri di ciascun laboratorio, ogni gruppo identificherà una serie di neoantigeni che si prevede saranno presenti nelle cellule tumorali e riconoscibili dal sistema immunitario. Tali previsioni saranno poi verificate attraverso una serie di test, per accertare quali hanno più probabilità di essere corrette e riconoscibili dalle cellule T. In questo modo, ad ogni partecipante saranno forniti gli output per migliorare ulteriormente i propri algoritmi e quindi la potenziale efficacia dei vaccini personalizzati contro il cancro. Partecipanti Le istituzioni di ricerca che attualmente fanno parte dell’alleanza includono: il Broad Institute di MIT e Harvard, Caltech, il Dana - Farber Cancer Institute, il La Jolla Institute for Allergy and Immunology, il Ludwig Institute for Cancer Research, il Roswell Park Cancer Institute, il Tisch Cancer Institute della Icahn School of Medicine at Mount Sinai, la University of California, Santa Cruz, la University of Connecticut e la Washington University School of Medicine. A livello internazionale, aderiscono al progetto la Fondazione NIBIT (Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori), il National Cancer Center di Singapore, il National Center of Tumor Diseases dell’Heidelberg University Hospital e il Netherlands Cancer Institute. Le aziende partecipanti sono: Advaxis; Agenus; Amgen; BioNTech; Bristol-MyersSquibb; Genentech, del gruppo Roche; ISA pharmaceuticals; MedImmune, il ramo global di ricerca e sviluppo sui farmaci biologici di AstraZeneca; Neon Therapeutics and Personalis, Inc. I sei Centri di ricerca accademici che costituiscono il nucleo principale del Parker Institute, ovvero Memorial Sloan Kettering Cancer Center, Stanford Medicine, University of California, Los Angeles  


 
 
  COMUNICATO STAMPA Immunoterapia dei tumori: la ricerca va avanti. Nuovi bersagli, combinazioni di farmaci e terapia

Esperti a confronto sull’immunoterapia del cancro: al via domani a Siena il Meeting internazionale “Cancer Bio-Immunotherapy in Siena” organizzato dalla Fondazione NIBIT – Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori in occasione del XIV Congresso NIBIT. Al centro dei lavori le nuove frontiere della ricerca di base, clinica e traslazionale sull’immuno-oncologia: la scoperta di nuovi bersagli immunoterapici, di nuove molecole, che possono essere utilizzate in combinazione per massimizzare l’efficacia, e la personalizzazione della terapia. Si farà il punto sui risultati ottenuti finora e ottenibili in futuro con l’immunoterapia nel trattamento di diverse forme tumorali: non solo melanoma, ma anche mesotelioma, tumore del polmone e della mammella, e, per la prima volta, linfomi. L’Italia si conferma capofila mondiale nella ricerca sull’immunoterapia dei tumori Siena, 12 ottobre 2016 – Siena per tre giorni capitale mondiale dell’immunoterapia dei tumori: la città toscana, epicentro dell’eccellenza italiana in questo approccio terapeutico innovativo, considerato il “quarto pilastro” della lotta contro il cancro, ospiterà da domani fino al 15 ottobre il Meeting internazionale “Cancer Bio-Immunotherapy”, organizzato dalla Fondazione NIBIT – Network Italiano per la Bioterapia dei tumori in occasione del XIV congresso nazionale del NIBIT, che riunisce i maggiori esperti italiani e internazionali per discutere gli ultimi dati clinici e pre-clinici ed aggiornarsi sulla vasta panoramica dei più recenti risultati nel campo dell’immuno-oncologia. Temi principali: la comprensione sempre più profonda, attraverso la ricerca di base, di come il sistema immunitario interagisca con il tumore, per intervenire in modo mirato nel potenziare questa interazione; la selezione dei pazienti che rappresentano i migliori candidati all’immunoterapia e la personalizzazione della terapia; la scoperta di nuovi “bersagli” immunoterapici e l’arrivo di nuove molecole in sperimentazione anche in Italia; la nuova frontiera della combinazione dei farmaci immunoterapici, utilizzati in coppia o in sequenza per migliorare l’efficienza delle singole molecole. «Il Meeting sarà incentrato sullo stato dell’arte dell’immunoterapia del cancro – afferma il Presidente della Fondazione NIBIT Michele Maio, Direttore della U.O.C. Immunoterapia Oncologica della Azienda Ospedaliera Universitaria Senese – in questo campo la ricerca sta facendo molto per continuare a comprendere fino in fondo i meccanismi che regolano l’interazione fra il tumore e il sistema immunitario, che è l’unica strategia per migliorare sempre di più l’efficienza di questo approccio terapeutico. L’immunoterapia sta ottenendo risultati nel trattamento di diversi tipi di tumore, non si parla più solo di melanoma, ma anche di tumore del polmone, di mesotelioma, di diversi altri tipi di neoplasia. Lo sviluppo più interessante in questo senso è che ci sono risultati non solo nei tumori solidi ma anche nei tumori ematologici come ad esempio nei linfomi».   Tra le sessioni del Meeting, ce ne sarà una dedicata interamente al trattamento con l’immunoterapia del mesotelioma, patologia tumorale rara legata all’esposizione all’amianto, con un’incidenza in costante aumento e un picco massimo atteso da qui a 5-10 anni. Al momento per questo tumore non vi sono farmaci efficaci in grado di migliorare a lungo termine la sopravvivenza dei pazienti affetti da questa patologia. «Abbiamo voluto dedicare un’intera sessione al mesotelioma – dice Michele Maio – perché per questo tipo di tumore sono in corso e in partenza diversi studi che sperimentano nuovi tipi di farmaci immunoterapici, anche utilizzati in combinazione. Quindi possiamo affermare che ci sono buone prospettive di riuscire ad avere, nei prossimi 2 o 3 anni, delle terapie efficaci per il trattamento del mesotelioma». La Fondazione NIBIT ha avviato proprio per il mesotelioma lo studio clinico NIBIT-Meso-1, presentato in anteprima mondiale al congresso ASCO di Chicago lo scorso giugno, che associa due anticorpi immunomodulanti che, in maniera diversa, inviano segnali attivatori alle cellule del sistema immunitario per renderlo più reattivo contro il tumore. L’arruolamento dello studio è stato appena concluso e nei prossimi mesi si attendono i primi risultati. L’associazione di due o più farmaci immunoterapici è la grande innovazione che in un futuro non troppo lontano potrà contribuire a massimizzare l’efficacia di queste molecole, anche personalizzando la terapia. «Il parco dei farmaci per l’immunoterapia dei tumori si sta ampliando, alcune di queste terapie sono già disponibili, altre in sperimentazione e altre ancora stanno entrando ora negli studi clinici; molecole diverse, che agiscono su bersagli diversi, ma sempre a livello del sistema immunitario, ‘stimolando’ fasi o componenti diversi del sistema immunitario. La strategia per il futuro, quindi, è quella di arrivare nel giro di qualche anno ad avere non più solo un bersaglio, o due bersagli, ma averne dieci. In questo modo si potrebbe arrivare a identificare nei tumori di tipo diverso, o nei pazienti che hanno caratteristiche biologiche e molecolari diverse, qual è il farmaco migliore, come facciamo già con la chemioterapia o con i farmaci biologici», spiega Michele Maio. È fondamentale in quest’ottica il contributo delle aziende farmaceutiche, che sempre più si stanno impegnando nella ricerca clinica sull’immuno-oncologia, e che al Meeting di Siena saranno presenti “in forze” in una sessione dedicata. Nell’immunoterapia dei tumori la ricerca clinica è solo, però, l’ultimo passo di un ampio percorso: la Fondazione NIBIT vuole ribadire in questa occasione l’importanza di ricerca di base e ricerca traslazionale, che permettono di indagare a fondo i meccanismi del sistema immunitario e trovare nuovi bersagli. Lo farà premiando anche quest’anno i giovani ricercatori con i NIBIT Awards: tre assegni di ricerca di 2.500 euro destinati ai migliori progetti italiani ed europei di ricerca di base, clinica e traslazionale presentati da ricercatori under 40. La Fondazione NIBIT, che nasce nel 2012 da una costola del network NIBIT di Siena e che riunisce oltre 50 tra le più importanti strutture italiane impegnate nel settore dell’immunoterapia dei tumori, si conferma sempre più capofila europea e mondiale della bioterapia dei tumori, grazie anche alla prestigiosa collaborazione, che sarà annunciata proprio al Meeting di Siena, con il Parker Institute for Cancer Immunotherapy, importante realtà statunitense che riunisce i 6 principali Centri di ricerca attivi nell’immunoterapia, coinvolgendo oltre 40 laboratori e più di 300 ricercatori: il Centro di Immunoterapia Oncologica di Siena sarà il primo Centro europeo in assoluto a collaborare con il Parker Institute per un progetto di ricerca preclinica. Per contatti Ufficio stampa - Pro Format Comunicazione Tel. 06 5417093 Daniele Pallozzi: cell. 348 9861217 ufficiostampa@proformat.it - www.proformatcomunicazione.it Michele Maio U.O.C. Immunoterapia Oncologica Azienda Ospedaliera Universitaria Senese mmaiocro@gmail.com


 
 
  NYTimes: Harnessing the Immune System to Fight Cancer

New drugs and methods of altering a patient’s own immune cells are helping some cancer patients — but not all — even when standard treatments fail. http://www.nytimes.com/2016/07/31/health/harnessing-the-immune-system-to-fight-cancer.html?smprod=nytcore-iphone&smid=nytcore-iphone-share


 
 
  Quel Maio che a Siena progetta il futuro_Repubblica

Quel Maio che a Siena progetta il futuro_Repubblica


 
 
  Mesotelioma: Tremelimumab non migliora la sopravvivenza di pazienti pretrattati in studio di fase IIb

Mesotelioma: Tremelimumab non migliora la sopravvivenza di pazienti pretrattati in studio di fase IIb https://www.astrazeneca.com/our-company/media-centre/press-releases/2016/astrazeneca-reports-top-line-result-of-tremelimumab-monotherapy-trial-in-mesothelioma-29022016.html …


 
 
  X National Congress of the Italian Society of Immunology, Clinical Immunology and Allergology

Abano Terme (Padova), 25-28 May 2016 Pietro d'Abano Congress Center
click here to download the PRELIMINARY SCIENTIFIC PROGRAM


 
 
  Immunoterapia oncologica: l'arma contro il cancro che ha salvato Jimmy Carter - Panorama

Immunoterapia oncologica: l'arma contro il cancro che ha salvato Jimmy Carter - Panorama


 
 
  LA FDA APPROVA IPILIMUMAB IN TERAPIA ADIUVANTE DOPO LA CHIRURGIA PER RIDURRE IL RISCHIO DI RECIDIVA DEL MELANOMA

Washington, 30 ottobre 2015 - La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha esteso l'uso di ipilimumab nel melanoma cutaneo alla terapia adiuvante nei pazienti con coinvolgimento dei linfonodi regionali di dimensioni > 1 mm dopo resezione completa, accompagnata da linfoadenectomia. "L'approvazione odierna estende l'uso di ipilimumab ai pazienti ad alto rischio di recidiva del melanoma dopo la chirurgia - ha affermato il dott. Richard Pazdur, Director of the Office of Hematology and Oncology Products al Center for Drug Evaluation and Research dell'FDA. - Il nuovo utilizzo del farmaco negli stadi più iniziali della malattia si basa sulle più approfondite conoscenze dell'interazione tra il sistema immunitario e il cancro." Ipilimumab, un anticorpo monoclonale che blocca il CTLA-4, molecola che gioca un ruolo nel rallentare o 'spegnere' il sistema immunitario alterando la capacità dell'ospite di combattere le cellule tumorali, è stato approvato nel 2011 per via endovenosa nel trattamento dei pazienti con melanoma in stadio avanzato non eleggibili alla chirurgia.


 
 
  LA LOTTA AI TUMORI SI FA FURBA

LA LOTTA AI TUMORI SI FA FURBA


 
 
  IMMUNO-ONCOLOGIA, ITALIA LEADER E SIENA TRA I PRIMI CENTRI AL MONDO inserito con successo

Siena, 10 ottobre 2015 – L’immuno-oncologia parla italiano. Il nostro Paese ha guidato i più importanti studi clinici con questa nuova arma e Siena è la capofila a livello mondiale. In dieci anni nella città toscana più di 700 pazienti sono stati trattati con queste terapie innovative che stimolano il sistema immunitario a combattere il cancro. Il melanoma ha rappresentato l’apripista in sperimentazioni che si sono poi allargate a molti tipi di tumore, da quelli del polmone, del rene, della prostata, del colon-retto e del cervello, fino al mesotelioma e ad altre neoplasie rare. L’Immunoterapia Oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, diretta dal prof. Michele Maio, è tra i primi centri al mondo per numero di patologie trattate con questo nuovo approccio. Proprio la città toscana ospita il XIII Congresso NIBIT (Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori) con la partecipazione dei più importanti esperti a livello internazionale. E da Siena arriva l’appello dei ricercatori perché queste terapie innovative siano subito disponibili per i pazienti. “Il nostro centro è nato dieci anni fa – spiega il prof. Maio, che è anche presidente del NIBIT e della Fondazione NIBIT -. All’inizio poteva sembrare una sfida. Oggi l’immuno-oncologia si è affermata come la quarta arma disponibile per sconfiggere il cancro in grado di generare grandi benefici sia nei tumori solidi che in quelli ematologici. Il primo farmaco immuno-oncologico approvato, ipilimumab, ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine nel melanoma in fase avanzata: nel 20% dei pazienti la malattia si ferma o scompare del tutto, e aumenta la sopravvivenza a lungo termine. In questo tumore della pelle è ormai possibile evitare la chemioterapia. Un passaggio che avverrà a breve anche nel tumore del polmone, con importanti vantaggi per i pazienti perché oggi uno su cinque trattato con un nuovo farmaco immuno-oncologico, nivolumab, è vivo a tre anni. Siamo di fronte a un risultato straordinario in una delle patologie a maggiore impatto, con 41.000 nuove diagnosi stimate in Italia nel 2015”. Il 21 luglio scorso la Commissione Europea ha approvato nivolumab nel tumore del polmone non a piccole cellule squamoso localmente avanzato o metastatico, precedentemente trattato con la chemioterapia. Il 22 settembre l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha inserito il farmaco nella lista prevista dalla legge 648/96, consentendo così a 1.400 pazienti colpiti da questa forma di neoplasia, non inclusi nel programma di uso compassionevole, di poter disporre del trattamento a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale. Nivolumab, così come un altro anticorpo diretto contro PD-1, pembrolizumab, però non è stato ancora approvato nel nostro Paese nel melanoma. “È importante che anche i pazienti con questo tipo di tumore della pelle, che nel 2015 in Italia colpirà circa 11.300 persone, possano accedere quanto prima alla terapia innovativa – continua il prof. Maio -. Studi recenti hanno dimostrato l’efficacia della combinazione di ipilimumab e nivolumab. L’associazione ha evidenziato una riduzione delle dimensioni del tumore, cioè tassi di risposta non solo maggiori rispetto ai due farmaci somministrati in monoterapia ma anche più veloci e duraturi. Il regime di combinazione nel melanoma è stato approvato recentemente negli Stati Uniti dall’ente regolatorio americano, la Food and Drug Administration (FDA), ma spesso i pazienti italiani devono attendere molti mesi prima di poter accedere a queste armi. Chiediamo alle Istituzioni di prevedere approvazioni accelerate quando si tratta di terapie realmente innovative”. L’obiettivo di cronicizzare la malattia, già raggiunto in alcuni pazienti con melanoma, potrà essere esteso a altri tipi di tumore grazie all’associazione di queste molecole. “I risultati degli studi nel melanoma rafforzano le nostre convinzioni che le future terapie consisteranno nella combinazione di più farmaci immuno-oncologici, tra cui nivolumab e ipilimumab, che possono modulare il sistema immunitario per offrire ai pazienti con tumore opzioni di maggiore efficacia, più di quanto si possa ottenere con gli attuali approcci terapeutici – sottolinea il prof. Giorgio Parmiani, past president NIBIT e già direttore dell’Unità di Immuno-Bioterapia del Melanoma e Tumori Solidi dell’Istituto Scientifico Fondazione San Raffaele -. Nel 2011, la sopravvivenza a lungo termine in pazienti con melanoma metastatico era un risultato impensabile, ma l’introduzione di ipilimumab ha aiutato a rendere questo obiettivo una realtà per il 20% dei pazienti. Ora stiamo incrementando questi successi con nivolumab, il primo inibitore di PD-1 a dimostrare un aumentato beneficio in termini di sopravvivenza. Inoltre l’utilizzo delle tecniche di genomica consente oggi di identificare gli antigeni, cioè i bersagli verso cui il paziente può sviluppare una risposta immunologica efficace attivata dagli anticorpi immunomodulanti”. “Stiamo assistendo a risultati importanti anche nel tumore del rene – continua il prof. Parmiani -. Nivolumab infatti ha dimostrato di ridurre il rischio di morte del 27% nelle persone colpite dalla malattia in fase metastatica rispetto alla terapia standard”. L’utilizzo di queste terapie non comporta necessariamente un incremento dei costi per il sistema sanitario nazionale. Infatti si stanno indentificando marcatori tumorali per indentificare in anticipo i pazienti in cui i farmaci immuno-oncologici potranno essere efficaci. “Così sarà possibile risparmiare risorse - continua il prof. Maio -. Ad esempio nel tumore del colon-retto è stata identificata una sottopopolazione di pazienti con specifiche caratteristiche molecolari che rispondono molto bene all’immunoterapia. Il carcinoma del colon-retto finora non è stato considerato un modello di sperimentazione per l’immunoterapia perché ritenuto poco immunogenico, ma oggi i dati preliminari stanno evidenziando risultati impressionanti in determinate categorie di pazienti. Gli studi di fase I sono fondamentali per implementare questo tipo di conoscenze, anche se in Italia sono in netto calo. Uno degli obiettivi del NIBIT è proprio quello di promuovere sperimentazioni pre-cliniche e cliniche in grado di portare risultati immediati al letto del paziente”. Il NIBIT riunisce in rete le più importanti strutture italiane, circa 50, che si occupano di bioterapia dei tumori. Da una costola del network è nata nel 2012 la Fondazione NIBIT. “Questo ente – conclude il prof. Maio – vuole sviluppare studi spontanei con finalità non commerciali che si occupano di alcune patologie ‘di nicchia’. Partendo dai dati generati dal nostro centro a Siena nel corso di sperimentazioni spontanee sono nati studi registrativi internazionali ad esempio nel mesotelioma, per il quale la prossima settimana partirà a Siena uno studio clinico che combinerà i due anticorpi tremelimumab e durvalumab diretti contro le molecole CTLA-4 e PD-1”.


 
 
  Review: Epigenetic therapy + immunotherapy likely to improve patient outcomes

http://www.aacr.org/Newsroom/Pages/News-Release-Detail.aspx?ItemID=755&utm_campaign=newsrelease&utm_content=ccr&utm_medium=twitter&utm_source=social&utm_term=aacr#.VfhQJRHtlBc


 
 
  Long-Standing SITC Member, James P. Allison, PhD, Wins Prestigious Lasker Award

James P. Allison, PhD, will receive the nation’s highest honor in clinical medical research for the discovery and development of a monoclonal antibody therapy. The therapy unleashes the immune system to recognize and attack cancer. This discovery—known as checkpoint blockade—has resulted in new cancer treatments, including immunotherapy for metastatic melanoma that has been shown to extend patients’ lives by as much as a decade. Dr. Allison will be discussing his journey in the field during the keynote Milestones in Immunotherapy session at SITC’s 30th Anniversary Annual Meeting on Friday, November 6. A long-standing SITC member, Dr. Allison served as an At-Large Director in early 2000 and was the 2010 recipient of SITC’s Richard V. Smalley, MD Memorial Award for his contributions to cancer immunotherapy research. About the Lasker-DeBakey Awards Known as the “American Nobels,” the Lasker-DeBakey Awards recognize scientists whose discoveries have improved the clinical treatment of patients. Other 2015 Lasker-DeBakey Award winners include Evelyn M. Witkin and Stephen J. Elledge for discoveries concerning the DNA-damage response, as well as Médecins Sans Frontieres (Doctors without Borders) for bold leadership in responding to the recent Ebola outbreak in Africa and for sustained and effective frontline responses to health emergencies. We congratulate Dr. Allison on his exceptional achievement!


 
 
  L'aspirina riduce il rischio di tumore del colon, ma non senza rischi

Roma, 26 agosto 2015 – Un'aspirina al giorno può contribuire a prevenire il tumore del colon. E’ quanto suggerisce uno studio danese recentemente pubblicato su Annals of Internal Medicine. I ricercatori hanno evidenziato che assumere quotidianamente il farmaco per almeno cinque anni è associato a un minor rischio di neoplasia. Il ruolo dell’aspirina, e altri antinfiammatori, nella prevenzione del tumore del colon era già noto. Questa ricerca è però la prima a stabilire un dosaggio ideale, utilizzando i dati riguardanti più di 113.000 persone. Per gli scienziati il farmaco è in grado di ridurre il rischio di malattia del 27%. L'utilizzo di altri FANS, sempre per un almeno un lustro, sembra poterlo ridurre del 30%. Questi medicinali per avere una funzione protettiva devono però essere assunti in modo continuativo. L'aspirina presa saltuariamente per il mal di testa o il raffreddore non conta. I ricercatori danesi evidenziano anche la pericolosità dell’autoprescrizione dei medicinali in funzione preventiva. Aspirina e FANS non sono infatti privi di rischi e il loro uso a lungo termine può causare, per esempio, sanguinamento gastrointestinale. Inoltre lo studio non è in grado di stabilire una vera connessione causa-effetto, ma solo un'associazione tra assunzione dei farmaci (peraltro presi solo dietro prescrizione medica nei casi considerati) e rischio cancro. Non è escluso che altri fattori possano aver inciso sul rischio di sviluppare un tumore come per esempio la dieta, il consumo di alcol, il sovrappeso o il fumo di sigaretta.


 
 
  Tumore del seno: anche il consumo moderato di alcol aumenta il rischio

Roma, 27 agosto 2015 - Chi ha avuto casi in famiglia di tumore del seno dovrebbe tenersi alla larga dall’alcol. E’ quanto sostengono due ricerche congiunte recentemente pubblicate sul British Medical Journal. Un gruppo di scienziati britannici ha evidenziato lo stretto legame fra il consumo moderato di alcol e l'insorgenza del cancro alla mammella. Per giungere a questa conclusione sono stati presi in considerazione di dati di 135 mila persone (88.084 donne e 47.881 uomini) per più di trent'anni. Oltre all’alcol sono stati considerati altri fattori come obesità, fumo e storia familiare. Gli scienziati della Harvard TH Chan School of Public Health e del Brighham and Women's Hospital di Boston hanno scoperto che se una piccola dose di alcol (quantificata in un drink standard per le donne e due per gli uomini) aumenta marginalmente il rischio generale di cancro. Per quello al seno le possibilità di ammalarsi sono del 13% in più, indipendentemente dal fatto che la donna sia una fumatrice oppure no. “Le persone che hanno avuto tumori in famiglia - ha affermato il dott. Jurgen Rehm, responsabile del Centre for Addiction and Mental Health di Toronto - dovrebbero ridurre la quantità di alcool al di sotto dei limiti raccomandati o a rinunciarvi del tutto, visto il legame ormai consolidato fra un moderato consumo di alcolici e i tumori legati agli stessi


 
 
  Nivolumab approvato dall’EMA per il trattamento del tumore squamoso polmonare

Nivolumab, già recentemente approvato negli Stati Uniti, riceve l’approvazione anche da parte della Commissione Europea del farmaco per il trattamento del tumore polmonare non a piccole cellule squamocellulare avanzato o metastatico dopo fallimento di una linea di chemioterapia sistemica. L’approvazione è stata ottenuta sulla base dei solidi risultati dello studio registrativo di fase 3 Checkmate-017, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine, che ha mostrato la netta superiorità di Nivolumab rispetto al braccio di controllo rappresentato dal Docetaxel in termini di sopravvivenza globale (obbiettivo primario dello studio), con una riduzione del rischio di morte del 41%, una sopravvivenza ad un anno del 42%, e con un profilo di tollerabilità nettamente più favorevole. Nivolumab rappresenta oggi, dopo oltre un decennio, il nuovo standard terapeutico per i pazienti con tumore polmonare squamocellulare pretrattati. Un traguardo raggiunto per l’immunoterapia anche in questa indicazione che fa seguito a quella già ottenuta per il melanoma metastatico e che aggiunge una nuova importante arma contro il tumore polmonare non a piccole cellule.


 
 
  Chi desidera vedere l'arcobaleno deve imparare ad amare la pioggia.. Intervista al paziente Carlo Bianchelli della UOC I

https://www.youtube.com/watch?v=ujigi8ItjM4


 
 
  Tumore dell’ovaio: ogni anno colpite 4.900 italiane. ‘Grazie al test genetico BRCA migliorano terapie e prevenzione

Roma, 16 luglio 2015 – Le donne colpite da carcinoma dell’ovaio non mucinoso o borderline che devono affrontare un trattamento antiblastico, subito dopo la diagnosi, devono svolgere un test genetico per valutare la presenza di mutazioni del gene BRCA. L’esame deve essere prescritto solo ed esclusivamente da un oncologo, genetista o dal ginecologo con specifiche competenze. I risultati di questo test forniscono informazioni sia per la scelta terapeutica che per individuare un rischio nei familiari di sviluppare un altro tumore. Per un’adeguata esecuzione del test è necessaria per i laboratori una comprovata validazione ed un controllo di qualità esterno del test proposto. E’ ancora indispensabile definire percorsi aziendali in cui vengano indicate, in modo chiaro per le pazienti ed i loro familiari, le funzioni e le responsabilità dell’equipe oncologica, del laboratorio e dell’équipe di genetica clinica oncologica nelle varie fasi del percorso individuato. Questi percorsi devono sempre prevedere per il rischio familiare la disponibilità di un counselling genetico. Sono queste le principali raccomandazioni contenute in un documento sull’uso dei test genetico BRCA nella cura del carcinoma ovarico stilato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) insieme alla Società Italiana di Genetica Umana (SIGU), Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare Clinica (SIBIOC) e la Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia diagnostica (SIAPEC-IAP). “Quello dell’ovaio rappresenta il 3% di tutti i tumori femminili e lo scorso anno ha colpito 4.900 italiane - afferma il prof. Carmine Pinto presidente nazionale AIOM -. Otto diagnosi su 10 arrivano quando il cancro è ormai in fase avanzata e, in questi casi, la sopravvivenza a 5 anni delle pazienti è solo del 35%. I test genetici rappresentano un’arma in più a nostra disposizione per sconfiggere la malattia. Attraverso un semplice prelievo di sangue è possibile sapere se una donna è


 
 
  Melanoma:funziona la nuova terapia di immunoncologia che combina due anticorpi. Risposte positive nel 70,8% dei pazienti

La nuova terapia per combattere il melanoma, che combina due nuovi anticorpi, funziona, aumentando significativamente le risposte cliniche osservate nei pazienti trattati. Il rassicurante risultato è stato presentato in anteprima mondiale al meeting ASCO – American Society for Clinical Oncology a Chicago, davanti ad oltre 10 mila delegati e, in contemporanea, è stato pubblicato su New England Journal of Medicine, la più importante rivista scientifica medica al mondo. Lo studio è frutto anche del grande contributo dell'Italia, con l'Immunoterapia Oncologica dell'AOU Senese, diretta dal dottor Michele Maio che, insieme ad altri due centri, lo IOV di Padova e l'IEO di Milano, ha portato avanti la sperimentazione presentata a Chicago. Sulla scorta dei risultati già molto buoni ottenuti nelle sperimentazioni eseguite con ciascuno dei due anticorpi monoclonali che attivano il sistema immunitario a essere fortemente reattivo contro il tumore, l'ipilimumab e il nivolumab, i ricercatori hanno messo a punto uno studio che ha combinato, insieme, i due farmaci. Entrambi infatti hanno il pregio di attivare il sistema immunitario, agendo in momenti diversi della risposta immunitaria, contro molecole differenti, il CTLA4 per l'ipilimumab e il PD1 per il nivolumab. “I risultati – spiega Maio – sono stati positivi e la combinazione dei due anticorpi permette di aumentare ancora di più la risposta del sistema immunitario. Ciò ci fa ben sperare per continuare ad aumentare la sopravvivenza a lungo termine per i pazienti colpiti da melanoma in fase avanzata per i quali, sino a pochi anni fa, non c'era alcuna terapia”. In questo studio di fase III, effettuato per valutare l’efficacia definitiva della combinazione dei due anticorpi, 314 pazienti, sui 945 trattati complessivamente, hanno ricevuto la combinazione dei due farmaci; quest’ultima ha dimostrato di essere efficace e sicura. “La sperimentazione presso il nostro Centro di Siena ha coinvolto 15 pazienti provenienti da tutta Italia - prosegue l’oncologa Anna Maria Di Giacomo - I risultati complessivi individuano una risposta positiva al trattamento del 70,8 %.” In particolare, sia la regressioni complete di malattia che quelle parziali ottenute con la combinazione terapeutica sono state superiori rispetto a quelle osservate utilizzando le due molecole da sole: si tratta dell'11,5% di risposte complete e del 46,2% di risposte parziali. I pazienti che hanno mantenuto stabile la malattia rappresentano invece il 13,1% del totale. “I risultati premiano anche il grande investimento fatto nella ricerca – aggiunge Maio – e il contributo di tutta l'équipe immunoncologica senese. Inoltre è stato importante anche il supporto dell'ospedale di Siena e della Regione Toscana che è stata la prima in Italia ad attivare, proprio a Siena, un reparto interamente dedicato all'immunoncologia, una lungimiranza che oggi porta risultati importanti e promettenti a tutti i pazienti italiani, un altro passo avanti fondamentale nella lotta contro il cancro”.


 
 
  Study published in JCO reports talimogene laherparepvec improves durable responses in patients with advanced melanoma

http://www.sitcancer.org/about-sitc/newsroom/press-releases/tvec-improves-durable-responses-in-melanoma-study-finds …


 
 
  New Clinical Trial Shows Promise for Life-Extending Mesothelioma Drug

asbestos.com/news/2015/04/13/immunotherapy-clinical-trial-shows-promise/ …


 
 
  Mesotelioma, Fda riconosce lo status di farmaco orfano a tremelimumab

pharmastar.it/index.html?cat=4&id=18099#.VWManTGba1E.twitter …


 
 
  Tumore del polmone: parere favorevole del CHMP per nivolumab

• Nivolumab è il primo inibitore del checkpoint immunitario PD-1 a ricevere un parere favorevole dal CHMP nel tumore del polmone avanzato non a piccole cellule • Il parere del CHMP si basa sull’aumento di sopravvivenza globale raggiunto nello studio CheckMate -017 • È la seconda valutazione positiva del CHMP per nivolumab, dopo quella ottenuta lo scorso aprile nel melanoma avanzato (22 Maggio 2015) - Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell'Agenzia Europea per i farmaci (EMA) ha espresso parere favorevole raccomandando l'approvazione di nivolumab, inibitore del checkpoint immunitario PD-1, nel tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) squamoso localmente avanzato o metastatico precedentemente trattato con la chemioterapia in pazienti adulti. La raccomandazione passa ora al vaglio della Commissione Europea, che approva i farmaci nell'ambito dell'Unione Europea (EU). "Siamo all’avanguardia e in linea con la nostra mission che mira a trasformare il modo di trattare il cancro" ha affermato Michael Giordano, senior vice president, Head of Development, Oncology, Bristol-Myers Squibb. “Il mese scorso abbiamo avuto l’ok del CHMP per nivolumab nel melanoma avanzato. L'annuncio di oggi segna un ulteriore passo nel raggiungimento del nostro obiettivo di cambiare lo standard di cura del tumore al polmone". Opinione positiva basata sugli studi CheckMate -017 e CheckMate -063 La valutazione favorevole del CHMP si basa sui dati di due studi, CheckMate -017 e CheckMate -063, che hanno dimostrato l'efficacia e la sicurezza di nivolumab in pazienti con NSCLC squamoso avanzato o metastatico in progressione dopo un precedente trattamento chemioterapico. Lo studio di fase III CheckMate -017, randomizzato, in aperto ha incluso pazienti in progressione durante o dopo un precedente regime chemioterapico con platino. I risultati di un'analisi ad interim prespecificata di CheckMate -017 hanno dimostrato un significativo aumento della sopravvivenza globale (OS) con nivolumab, rispetto a docetaxel, con una riduzione del 41% del rischio di morte, indipendentemente dallo stato di espressione di PD-L1. Il tasso di sopravvivenza stimato ad un anno era quasi raddoppiato con nivolumab (42%), rispetto a docetaxel (24%). La OS mediana era 9,2 mesi nel braccio con nivolumab e 6 mesi nel braccio con docetaxel. Un secondo studio di fase II, CheckMate -063, internazionale, multicentrico, in singolo braccio, ha incluso pazienti con NSCLC squamoso metastatico in progressione dopo una terapia con platino e almeno un ulteriore regime di trattamento sistemico. In CheckMate -063, il tasso di risposta obiettiva confermata, l'endpoint primario dello studio, era pari al 14,5%, con un tasso di sopravvivenza stimato ad un anno del 40,8% e una OS mediana di 8,2 mesi. Nivolumab Bristol-Myers Squibb ha un vasto programma di sviluppo clinico per valutare nivolumab in diversi tipi di tumore in più di 50 studi - in monoterapia o in combinazione con altre terapie – che coinvolge più di 8.000 pazienti in tutto il mondo. Nivolumab è stato il primo inibitore di checkpoint immunitario PD-1 al mondo a ottenere l’approvazione; infatti, il 4 luglio 2014 Ono Pharmaceutical Co. ha annunciato di aver ricevuto il via libera per la produzione e commercializzazione del farmaco in Giappone per il trattamento dei pazienti con melanoma non operabile. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato per la prima volta nivolumab per il trattamento dei pazienti con melanoma non operabile o metastatico in progressione dopo terapia con ipilimumab e, in caso di mutazione di BRAF V600, anche con un inibitore di BRAF. Nivolumab ha ottenuto la sua seconda approvazione dalla FDA, il 4 marzo 2015, per il trattamento dei pazienti con NSCLC squamoso metastatico in progressione durante o dopo chemioterapia a base di platino. Inoltre, nivolumab è stato anche studiato in pazienti con NSCLC non squamoso. Il 17 aprile 2015, uno studio di fase III (CheckMate -057), randomizzato, in aperto, che ha valutato nivolumab vs docetaxel in pazienti pretrattati con NSCLC non squamoso avanzato è stato interrotto anticipatamente in seguito a una valutazione condotta dal Comitato indipendente di Monitoraggio dei Dati (DMC) che ha concluso che lo studio aveva raggiunto l’endpoint, dimostrando un aumento della OS nei pazienti che ricevevano nivolumab rispetto a quelli trattati con docetaxel. L'Azienda condividerà questi dati con le autorità sanitarie. Tumore del polmone Il tumore del polmone è la principale causa di morte per cancro al mondo e secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità è responsabile di più di 1,5 milioni di decessi ogni anno. Il NSCLC è uno dei tipi più frequenti di questa malattia con l’85% circa dei casi. La sopravvivenza varia a seconda dello stadio e del tipo di tumore al momento della diagnosi. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni per questo tipo di tumore in stadio I è compresa tra il 47% e il 50%, mentre per lo stadio IV sempre a 5 anni scende al 2%. Immuno-oncologia in Bristol-Myers Squibb Chirurgia, radioterapia, chemioterapia o terapie target hanno rappresentato negli ultimi decenni i pilastri del trattamento per il cancro senza che la sopravvivenza a lungo termine e la qualità di vita siano migliorate in molti pazienti con malattia in stadio avanzato. Per colmare un significativo bisogno clinico insoddisfatto di salute Bristol-Myers Squibb sta guidando il progresso in un campo innovativo della ricerca e del trattamento del cancro noto come immuno-oncologia, che comprende terapie che interagiscono direttamente con il sistema immunitario per combattere il cancro. L'azienda sta esplorando una vasta gamma di molecole e approcci immuno-oncologici in pazienti con diversi tipi di cancro, compresa la ricerca di potenziali combinazioni di terapie immuno-oncologiche che nel trattamento del cancro hanno come bersaglio vie cellulari diverse e complementari. Siamo dedicati a migliorare la scienza dell’immuno-oncologia con l’obiettivo di modificare le aspettative di sopravvivenza e il modo in cui i pazienti convivono con il tumore. Bristol-Myers Squibb Bristol-Myers Squibb è un'azienda farmaceutica globale, la cui mission è scoprire, sviluppare e rendere disponibili farmaci innovativi che aiutino i pazienti a combattere gravi malattie. Per maggiori informazioni, visitate il sito: www.bms.com e www.bms.it.


 
 
  CANCRO: NUOVO TEST LO PREDICE CON 13 ANNI DI ANTICIPO

Londra, 11 maggio 2015 - Un gruppo di ricercatori americani ha concepito un nuovo test in grado di predire con 13 anni di anticipo e con una precisione del 100% se una persona svilupperà un cancro. E' quanto sono riusciti ad ottenere ricercatori della universita' di Harvard e della Northwestern, scoprendo che piccoli ma significativi cambiamenti avvengono in tutti gli esseri umani che si ammaleranno di cancro, molti anni prima dell'insorgenza della malattia. La chiave e' in un'anomalia, un invecchiamento precoce ed estremamente rapido, della regione terminale dei cromosomi, il telomero, che protegge il Dna da mutazioni. In quanti, dopo 10/13 anni avranno un tumore, i telomeri sono molto usurati: in sintesi sembrano appartenere a persone di almeno 15 anni piu' vecchie. I telomeri si accorciano - normalmente - ad ogni ciclo replicativo delle cellule e questo processo e' legato all'invecchiamento cellulare. I telomeri, nelle persone che in seguito si ammalano di cancro, sono molto piu' corti (piu' vecchi) e continuano ad accorciarsi sempre piu' rapidamente. Tale processo si ferma pero' 4 anni prima che il tumore si sviluppi. I ricercatori hanno quindi trovato un legame tra questo anomalo e precoce accorciamento dei telomeri e le persone che si ammalano di cancro. Un esame dello stato di salute (la lunghezza) dei telomeri puo' quindi aiutare a predire la genesi di una forma tumorale. Nello studio i ricercatori hanno ripetutamente misurato, per un periodo di 13 anni, i telomeri di 792 persone. Di quelle 135, che alla fine si sono ammalate di diversi tipi di cancro, incluso quello alla prostata, alla pelle, al polmone e di leucemia, si e' assistito al comportamento anomalo dei telomeri. Inizialmente questi sono invecchiati molto piu' rapidamente del normale, si accorciavano precocemente e rapidamente ma poi tutto si fermava 3/4 anni prima della diagnosi della malattia.


 
 
  APPELLO AIOM: “ANCORA TROPPO RITARDI E DISPARITA’ NEL’INTRODUZIONE DEI FARMACI INNOVATIVI

Roma, 8 maggio 2015 - In alcune Regioni i pazienti accedono ai nuovi farmaci oncologici anche dopo 600 giorni dall’approvazione da parte dell’AIFA, con notevoli differenze tra Regione e Regione. Il dato emerge dal Convegno nazionale sull’etica in oncologia, promosso dall’AIOM e dalla Fondazione AIOM, che si è svolto la scorsa settimana a Ragusa. “È necessario garantire a tutti pazienti le cure migliori in tempi rapidi, eliminando le differenze ancora presenti fra le Regioni ha spiegato Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM - Per questo è necessario aprire il più ampio dibattito su appropriatezza prescrittiva, sostenibilità e diritto alle cure e, quindi, sul ruolo dei prontuari terapeutici regionali e sul rapporto valore/costo dei farmaci. Oggi si stanno affacciando nuove armi efficaci contro alcuni tipi di neoplasia e non possiamo privare i malati di queste opportunità terapeutiche, pur sapendo che anche noi dobbiamo fare la nostra parte, puntando sulla implementazione delle linee guida, razionalizzazione delle spese e organizzazione in rete. Da un lato - continua Pinto - il numero di morti per tumore all’interno degli ospedali italiani continua a scendere del 10% ogni anno. Dall’altro aumentano i pazienti terminali assistiti a casa, sono stati 52mila nel 2014, almeno il 30% in più rispetto agli anni precedenti. Ma le cure simultanee, che implicano l’integrazione tra terapie oncologiche e cure palliative dal momento della presa in carico del paziente con malattia metastatica, non sono ancora completamente realizzate nel nostro Paese. Richiedono infatti una più forte sinergia tra ospedale e territorio. I sintomi fisici correlati al cancro, insieme ai disagi psicologici, sociali e spirituali che subentrano nella evoluzione della malattia, condizionano in modo preponderante la qualità della vita del malato e del suo nucleo familiare”.


 
 
  Lorenzin,nuovi farmaci immunoterapici speranza contro tumori

(V. Aifa,avvio immediato uso compassionevole.. delle 20.14) (ANSA) - ROMA, 21 APR - "I nuovi farmaci immuno-terapici aprono la strada ad una vera e propria rivoluzione nelle terapie oncologiche, offrendo, per la prima volta, speranza di lunga sopravvivenza a malati per i quali fino ad oggi non esistevano concrete opzioni terapeutiche". Cosi' il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha commentato l'annuncio da parte di Aifa, congiuntamente con l'azienda produttrice, dell'apertura di un programma di uso compassionevole che garantisce l'accesso immediato al nuovo farmaco immuno-oncologico nivoluman. Farmaco che ha dimostrato significativi vantaggi nei dati di sopravvivenza per la terapia del tumore al polmone squamoso metastatico. "Riuscire a dare accesso a tutti i malati italiani a terapie fino a poco tempo fa insperate e' una priorita' del Ministero - ha proseguito Lorenzin - cosi' come e' importante garantire che questo accesso avvenga in tempi brevi, perche' anche poche settimane di ritardo possono fare la differenza tra la vita e la morte per molte persone". "Per questa ragione - ha concluso il Ministro - ho personalmente sollecitato le aziende produttrici che hanno dato la loro disponibilita' ad attivare programmi di uso compassionevole che consentano a tutti i pazienti un accesso immediato ai nuovi farmaci. Nello stesso tempo manterro' alta l'attenzione affinche' tutte le istituzioni coinvolte possano mettere in campo le azioni positive necessarie affinche', immediatamente dopo la registrazione EMA, il percorso autorizzativo italiano si completi rapidamente e in linea con i tempi dei piu' avanzati paesi europei".(ANSA).


 
 
  Tumore del polmone: Nivolumab migliora la sopravvivenza

Roma, 20 aprile 2015 - Bristol-Myers Squibb ha annunciato che lo studio di fase III, in aperto, randomizzato per valutare nivolumab rispetto a docetaxel in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico, precedentemente trattati, è stato interrotto in anticipo, infatti sulla base della valutazione del Comitato indipendente di monitoraggio dei dati (Data Monitoring Committee) ha raggiunto l’endpoint dimostrando una sopravvivenza globale superiore nei pazienti trattati con nivolumab rispetto a quelli nel braccio di controllo. L’azienda condividerà presto i dati con le autorità sanitarie. “I risultati dello studio CheckMate -057 con nivolumab dimostrano per la seconda volta un vantaggio in termini di sopravvivenza nel tumore del polmone” ha detto Michael Giordano, senior vice president, Head of Development, Oncology, Bristol-Myers Squibb. “Il nostro programma di sviluppo clinico di nivolumab mira ad offrire al maggior numero di pazienti la possibilità di una sopravvivenza a lungo termine, in diverse linee di terapia e in diversi stadi di malattia”. Gli sperimentatori che hanno preso parte al CheckMate -057 sono stati informati della decisione di interrompere la fase di confronto dello studio. Bristol-Myers Squibb si è inoltre attivata per permettere che i pazienti eleggibili siano informati della possibilità di proseguire o iniziare il trattamento con nivolumab nell’estensione in aperto dello studio, in linea con l’impegno dell’azienda a consentire ai pazienti l’accesso a nivolumab e offrire la possibilità di una sopravvivenza a lungo termine. L’azienda completerà la valutazione dei dati dello studio CheckMate -057 e lavorerà insieme agli sperimentatori per la presentazione e pubblicazione dei risultati.


 
 
  Tumore del polmone: Nivolumab migliora la sopravvivenza

Roma, 20 aprile 2015 - Bristol-Myers Squibb ha annunciato che lo studio di fase III, in aperto, randomizzato per valutare nivolumab rispetto a docetaxel in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico, precedentemente trattati, è stato interrotto in anticipo, infatti sulla base della valutazione del Comitato indipendente di monitoraggio dei dati (Data Monitoring Committee) ha raggiunto l’endpoint dimostrando una sopravvivenza globale superiore nei pazienti trattati con nivolumab rispetto a quelli nel braccio di controllo. L’azienda condividerà presto i dati con le autorità sanitarie. “I risultati dello studio CheckMate -057 con nivolumab dimostrano per la seconda volta un vantaggio in termini di sopravvivenza nel tumore del polmone” ha detto Michael Giordano, senior vice president, Head of Development, Oncology, Bristol-Myers Squibb. “Il nostro programma di sviluppo clinico di nivolumab mira ad offrire al maggior numero di pazienti la possibilità di una sopravvivenza a lungo termine, in diverse linee di terapia e in diversi stadi di malattia”. Gli sperimentatori che hanno preso parte al CheckMate -057 sono stati informati della decisione di interrompere la fase di confronto dello studio. Bristol-Myers Squibb si è inoltre attivata per permettere che i pazienti eleggibili siano informati della possibilità di proseguire o iniziare il trattamento con nivolumab nell’estensione in aperto dello studio, in linea con l’impegno dell’azienda a consentire ai pazienti l’accesso a nivolumab e offrire la possibilità di una sopravvivenza a lungo termine. L’azienda completerà la valutazione dei dati dello studio CheckMate -057 e lavorerà insieme agli sperimentatori per la presentazione e pubblicazione dei risultati.


 
 
  IMMUNONCOLOGIA: NASCE A SIENA IL PRIMO PORTALE WEB ITALIANO

http://www.saluteh24.com/il_weblog_di_antonio/2015/04/immunoncologia-nasce-a-siena-il-primo-portale-web-italiano.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+IlWeblogDiAntonio+%28Il+Weblog+di+Antonio+Caperna%29


 
 
  Tumore polmonare non squamoso: migliore sopravvivenza con anti-PD1 rispetto alla chemioterapia

I risultati dello studio registrativo Checkmate 057 hanno dimostrato la superiorità in sopravvivenza dell’anti-PD-1 Nivolumab rispetto alla chemioterapia nei pazienti affetti da tumore polmonare non squamocellulare che hanno fallito una o due linee di terapia medica. Questi risultati, molto attesi, potranno sperabilmente portare alla celere approvazione di Nivolumab anche in questo istotipo tumorale. Un altro successo del trattamento di immunoterapia con il blocco di PD-1 che si aggiunge a quelli recentemente ottenuti nel melanoma metastatico e nel tumore squamocellulare polmonare.


 
 
  Carcinoma renale pretattato: risposte cliniche durature con terapia anti - PD 1

http://jco.ascopubs.org/content/early/2015/03/30/JCO.2014.58.1041.abstract


 
 
  Melanoma: Ridotto rischio di recidiva con terapia anti - CTLA4 adiuvante

ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25840693


 
 
  Quando Fido fa la diagnosi di cancro

Le capacità olfattive dei cani, si sa, sono di gran lunga migliori di quelle umane. E non stupisce quindi che nel tempo si siano sviluppati studi clinici che in qualche modo hanno dimostrato l'abilità del miglior amico dell'uomo, opportunamente addestrato, a identificare molecole odorose correlate con il cancro. L'ultima delle ricerche in questo senso arriva dall'Università dell'Arkansas: un pastore tedesco è riuscito a individuare la presenza di un carcinoma tiroideo direttamente attraverso campioni di urina da pazienti con noduli sospetti. I controlli clinici hanno dimostrato che era presente una neoplasia in poco meno della metà dei casi e un nodulo benigno negli altri. Il controllo "incrociato" del fiuto canino ha confermato al diagnosi istologica nell'88 per cento dei casi. D'altro canto che il naso dei cani possa davvero fare "miracoli" diagnostici era già stato dimostrato in altre forme tumorali. Una ricerca condotta in Francia, che ha preso in esame il tumore prostatico, ha dimostrato come un cane è arrivato a riconoscere la presenza delle cellule neoplastiche nel 98 per cento dei casi semplicemente annusando l'urina grazie alle sue capacità olfattive e soprattutto grazie ad una "memoria" degli odori che supera di gran lunga quella umana. Insomma, per il futuro, forse speciali misuratori olfattivi più abili e precisi rispetto al naso dei cani potrebbero consentirci davvero di ottenere diagnosi precoci di diverse forme tumorali. Fonti Italia Oggi del 2 aprile, pagina 16


 
 
  STUDIO ITALIANO: RIDUCENDO IL COLESTEROLO SI BLOCCA CRESCITA CANCRO

Bari, 9 aprile 2015 – La proliferazione delle cellule tumorali si blocca con la riduzione dei livelli di colesterolo: lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università Aldo Moro di Bari che hanno accertato la correlazione colesterolo-tumori e realizzato uno studio che "potrebbe porre le basi per l'elaborazione di nuove terapie anti cancro che prevedono l'utilizzo, in combinazione, dei farmaci chemioterapici già ampiamente in uso con farmaci 'agonisti' del suddetto sensore del colesterolo Lxr". "Le cellule tumorali - si evidenzia nella nota dell'Università di Bari - sono caratterizzate da una velocità di riproduzione molto più elevata rispetto alle cellule sane, sostenuta dalla presenza e dalla disponibilità del colesterolo stesso nell'organismo". Il gruppo di lavoro ha somministrato alle cellule tumorali una molecola chiamata Lxr, che ha la capacità di indurre l'eliminazione o la sintesi del colesterolo, successivamente ha anche introdotto una molecola "agonista", capace di stimolare l'attività del suddetto regolatore Lxr nelle cellule tumorali. La moltiplicazione delle cellule tumorali ha subito un arresto in seguito proprio alla mancanza del colesterolo. L'attivazione di tale molecola sembra, inoltre, essere capace di modulare l'ambiente in cui le cellule tumorali vivono, riducendone la capacità di produrre metastasi in tumori come il cancro del colon, della mammella, della prostata e del cervello. La ricerca - secondo l'Università di Bari - rappresenta un traguardo importante per l'intera comunità scientifica internazionale, per questo è stata pubblicata una perspective intitolata "Uncoupling Nuclear Receptor Lxr and cholesterol metabolism in cancer" sul numero di aprile della rivista scientifica Cell Metabolism.


 
 
  Chi ha paura della scienza

Chi ha paura della scienza


 
 
  TUMORI, CON I NANOFARMACI MIGLIORA LA SOPRAVVIVENZA

Bari, 27 marzo 2015 – Oltrepassa le barriere fisiologiche per portare con forza il farmaco al centro della cellula malata e bloccare la crescita del tumore. Si chiama chemioterapia “intelligente” e utilizza particelle di dimensioni nanometriche, 100 volte più piccole di un globulo rosso. In questo modo è possibile superare la spessa barriera che circonda il cancro e somministrare il farmaco in dosi maggiori rispetto alla formulazione tradizionale (+33%), quindi aumentandone l’efficacia con meno effetti collaterali. La sopravvivenza è migliorata in maniera significativa in due fra i tumori più frequenti come quelli del seno e del polmone, che nel 2014 in Italia hanno fatto registrare 48.000 e 40.000 nuovi casi. E, per la prima volta in 20 anni, sono emersi risultati positivi anche nel pancreas, storicamente molto difficile da trattare. Le nanotecnologie sono al centro del convegno nazionale sulle “Nuove frontiere nel trattamento dei tumori”, realizzato con il patrocinio dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), che si apre oggi a Bari. “Un nanometro equivale a un miliardesimo di metro. Le nanotecnologie stanno cambiando radicalmente la lotta alle neoplasie – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -, perché aprono nuovi orizzonti nella personalizzazione del trattamento. Per la prima volta, infatti si può parlare di chemioterapia target. Una particella di circa 100 nanometri infatti è in grado entrare nella cellula, che ha un diametro compreso fra i 10.000 ai 20.000 nanometri, e di interagire con il DNA e con le proteine. La nuova terapia, nab-paclitaxel, consiste nell’impiego dell’albumina, una proteina umana naturalmente presente nell’organismo in dimensioni nanometriche, in cui viene racchiuso un farmaco chemioterapico (paclitaxel) che viene così trasportato direttamente nella sede del tumore”. È già stata approvata nel nostro Paese nel tumore del seno e, lo scorso febbraio, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ne ha stabilito la rimborsabilità per il trattamento del cancro del pancreas. “La chemioterapia – sottolinea la dott.ssa Stefania Gori, segretario nazionale AIOM – costituisce un’arma fondamentale nella neoplasia del seno. Oggi, grazie ai progressi compiuti negli ultimi anni, l’87% delle pazienti guarisce. Però, quando la malattia è in fase metastatica, le opzioni si riducono. Ecco perché è fondamentale disporre di un nuovo trattamento che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza del 20% nella patologia avanzata”. Nel 2014 in Italia si sono registrati 12.700 nuovi casi di tumore del pancreas. Con il 7% dei decessi, rientra tra le prime 5 cause di morte per cancro soltanto nel sesso femminile, ma nelle età centrali della vita (50-69 anni) occupa il quarto posto tra gli uomini (7%) e le donne (7%). “È un nemico insidioso perché in fase precoce non mostra sintomi specifici e solamente il 15-20% dei casi è individuato in stadio iniziale - afferma il dott. Michele Reni, dell’Oncologia Medica IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano -. La chirurgia offre l’unica possibilità realistica per curare questa neoplasia. Ma, al momento della diagnosi, circa l’80% dei pazienti si trova in uno stadio in cui non è possibile garantire una radicale resezione chirurgica, perché la malattia è già metastatica o localmente avanzata. In questi casi l’aspettativa di vita media è compresa fra 3 e 6 mesi. Con nab-paclitaxel la sopravvivenza dei pazienti è aumentata del 27%. Si tratta di un risultato davvero straordinario”.


 
 
  Melanoma: più efficace terapia con anti-PD1 vs chemioterapia a progressione dopo anti-CTLA4

http://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045%2815%2970076-8/abstract …


 
 
  Promettenti risultati con anticorpi anti-PD1 nel tumore polmonare squamocellulare avanzato

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25704439


 
 
 

Melanoma metastatico: migliore risposta clinica e sopravvivenza con il blocco di PD1 rispetto ad anti-CTLA4


 
 
  Così le nanoparticelle guidano gli antitumorali

All'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova è stata messa a punto una nuova strategia d'approccio a tumori molto aggressivi, come ad esempio quelli cerebrali. Grazie a nanoparticelle di ossido di ferro, in grado di accumulare calore, si aiuta l'azione dei farmaci chemioterapici, che quindi possono essere somministrati a dosaggi più bassi con la certezza che comunque questi esplichino l'effetto voluto a livello delle cellule neoplastiche.


 
 
  Farmaci oncologici: fino a +100% di costo per i pazienti americani

Washington, 20 marzo 2015 - Il costo sempre maggiore dei farmaci oncologici sta influenzando la cura dei malati negli Stati Uniti. E' quanto sostiene un articolo, pubblicato on line, sulla rivista Mayo Clinic Proceedings. "Gli americani con un cancro pagano dal 50 al 100% in più per lo stesso medicinale rispetto ai pazienti di altri Paesi - afferma Vincent Rajkumar uno degli autori -. Come oncologi abbiamo l'obbligo morale di sostenere un prezzo accessibile alle terapie per i nostri pazienti". Rajkumar e il collega Hagop Kan-tarjian sostengono che il prezzo medio dei farmaci anti-cancro per un anno di terapia è aumentato da 5.000 a 10.000 dollari prima del 2000 a più di 100.000 dollari nel 2012. Nel corso dello stesso periodo il reddito medio delle famiglie negli Stati Uniti è diminuito di circa l'8%. "Le persone non si rendono conto è che i medicinali oncologici per la maggior parte non sono soggetti alla libera economia di mercato - afferma Rajkumar -. Il fatto che ci siano cinque prodotti approvati per il trattamento di un tumore incurabile non significa che ci sia concorrenza. In genere, lo standard di cura è che ogni farmaco è usato in sequenza o in combinazione, e quindi ogni nuovo prodotto è come se avesse un monopolio, con un'esclusiva concessa da una protezione brevettuale di molti anni".


 
 
  Carcinoma polmonare: FDA approva Nivolumab

Roma, 13 marzo 2015 - Bristol-Myers Squibb ha annunciato che l’ente regolatorio americano FDA (Food and Drug Administration) ha approvato nivolumab per il trattamento dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) squamoso metastatico in progressione durante o dopo chemioterapia a base di platino. Nivolumab è la prima e unica terapia anti-PD-1 (programmed death receptor-1) che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza globale (OS) in questa categoria di pazienti. In un'analisi ad interim pre-programmata in uno studio di fase III nivolumab ha dimostrato, rispetto a docetaxel, una sopravvivenza globale superiore con una riduzione del 41% del rischio di morte (hazard ratio: 0,59; IC 95%: 0,44 - 0,79; p = 0,00025) ed un aumento significativo della percentuale di pazienti vivi ad un anno. Bristol-Myers Squibb è orgogliosa di poter rendere disponibile nivolumab, la prima terapia immuno-oncologica per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule squamoso metastatico e già precedentemente trattati”, ha affermato Lamberto Andreotti, chief executive officer, Bristol-Myers Squibb. “Il cancro del polmone è uno dei tumori più frequenti negli Stati Uniti, con elevata mortalità, e vi è un significativo bisogno di nuovi trattamenti in grado di migliorare la sopravvivenza. Siamo riconoscenti ai numerosi pazienti e clinici che ci hanno affiancato nello sviluppo di questo nuovo trattamento che ha la potenzialità di rispondere alle esigenze mediche di questi pazienti”. Questa approvazione è la seconda in soli tre mesi per nivolumab negli Stati Uniti e si basa sui risultati degli studi CheckMate -017 e CheckMate -063. Nivolumab è associato a eventi avversi immuno-mediati come polmonite, colite, epatite, nefrite e insufficienza renale, ipotiroidismo e ipertiroidismo, e altre reazioni avverse, oltre a tossicità embrio-fetale. Vedi la sezione "Importanti informazioni di sicurezza".


 
 
  Cancro al seno: pubblicato su The Lancet nuovo studio tutto italiano

Roma, 12 marzo 2015 - La prestigiosa rivista The Lancet ha pubblicato uno studio clinico del Gruppo Italiano Mammella (GIM). La ricerca è stata svolta in 81 centri oncologici della Penisola (tra il 2004-2006) da Lucia Del Mastro, Sabino De Placido, Paolo Bruzzi, Michele De Laurentiis, Corrado Boni, Giovanna Cavazzini, Antonio Durando, Anna Turletti, Cecilia Nisticò, Enrichetta Valle, Ornella Garrone, Fabio Puglisi, Filippo Montemurro, Sandro Barni, Andrea Ardizzoni, Teresa Gamucci, Giuseppe Colantuoni, Mario Giuliano, Adriano Gravina, Paola Papaldo, Claudia Bighin, Giancarlo Bisagni, Valeria Forestieri e Francesco Cognetti. Lo studio, che voleva esaminare il ruolo dell’aggiunta di fluorouracile alla chemioterapia nel migliorare la prognosi del tumore iniziale alla mammella operabile diffuso ai linfonodi (linfonodo-positivo), ha ridotto il rischio di recidiva e morte in queste pazienti. I ricercatori hanno arruolato 2.091 donne con tumore alla mammella linfonodo-positivo in stadio iniziale, trattate con un regime di chemioterapia intensa (‘dose-dense’), costituito da epirubicina, ciclofosfamide e paclitaxel ogni due settimane, rispetto al trattamento standard somministrato ogni tre settimane, con aggiunta o meno di fluorouracile e le hanno suddivise in quattro gruppi a seconda del trattamento. Dopo 5 anni, hanno osservato che il trattamento intenso migliorava la sopravvivenza libera da malattia (81% vs 76%, per intenso vs standard) e quella globale (94% vs 89%, per intenso vs standard), mentre l’aggiunta di fluorouracile alla chemioterapia non offriva alcun beneficio, ma ne aumentava la tossicità. I risultati dello studio sono un ulteriore esempio del grande contributo italiano, attraverso il gruppo cooperativo GIM, sulla pratica clinica quotidiana a livello mondiale.


 
 
  La medicina personalizzata è il futuro, parola di Nobel

prima rivoluzione, legata alla scoperta della penicillina, e la seconda, caratterizzata dall'avvento delle statine, ora si annuncia un nuovo grande passo avanti. Secondo Ciechanover stiamo entrando nell'epoca della medicina delle 4 P (personalizzata, preventiva predittiva e partecipativa), grazie all'incremento esponenziale delle conoscenze sul Dna. In futuro, quindi, sempre più si potrà arrivare ad ottimizzare l'efficacia e la tollerabilità di una determinata terapia grazie alla conoscenza del patrimonio genetico del soggetto cui questa viene proposta. Ma non basta: la grande rivoluzione passerà anche attraverso la possibilità di poter individuare non solo le persone a rischio di sviluppare un determinato quadro patologico ma anche poterle trattare con i farmaci più corretti in base ai meccanismi alterati che si sono creati all'interno dell'organismo. Ovviamente, questa grande rivoluzione che secondo il Premio Nobel è destinata ad invadere la pratica medica nei prossimi anni, deve prevedere lo sviluppo di test genetici predittivi realmente affidabili, per cui occorre ancora attendere prima di pensare ad applicazioni pratiche di questo approccio strategico, che non è peraltro scevro da problematiche etiche e legali. Repubblica Salute de La Repubblica del 17 marzo, pagina 38


 
 
  AIOM: “MONITORIAMO L’EFFICACIA DEI FARMACI ANTICANCRO”

Milano, 11 marzo 2015 – “Il problema del costo eccessivo dei farmaci anti-cancro è una questione importante, ma va affrontato a 360 gradi, a partire dall’appropriatezza e dalla valutazione nell’ambito delle strategie di controllo della specifica patologia neoplastica. Va inquadrato in una prospettiva più ampia, che comprenda la completa realizzazione delle reti oncologiche regionali, l’immediata disponibilità delle terapie innovative in tutto il territorio, il miglioramento dei percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali, la valutazione post-registrativa del farmaco con il monitoraggio dell’efficacia clinica/tossicità e la semplificazione delle procedure amministrative. Inoltre, la disponibilità dei dati dei registri dei farmaci oncologici potrebbe permettere di rivedere il ‘costo’ di un farmaco sulla base della reale pratica clinica del nostro Paese, superando la complessa procedura dei rimborsi”. Il prof. Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), interviene nel dibattito sulla revisione del prezzo dei farmaci anti-cancro ad alto costo. “In oncologia – spiega il prof. Pinto - i passi in avanti possono sembrare irrilevanti, in realtà la somma dei progressi nel corso degli anni ha permesso nel tempo di raggiungere risultati importanti. La storia naturale di alcuni tumori è radicalmente cambiata. Non solo oggi più del 60% delle persone colpite guarisce, ma anche la sopravvivenza nella fase avanzata è migliorata in modo significativo grazie a trattamenti sempre più efficaci. Nel cancro del colon-retto in 15 anni è passata dai 6-9 mesi agli attuali 30-32 mesi ed in quello del seno l’effetto combinato di screening e terapia adiuvante ha contribuito a ridurre la mortalità del 30%”. “Nel 2013 in tutto il mondo sono stati spesi per i farmaci oncologici 91 miliardi di dollari – continua il prof. Pinto -. La media annua è cresciuta al ritmo del 5,4% nell’ultimo quinquennio rispetto a un +14,2% l’anno durante il periodo 2003-2008. Inoltre in Europa i prezzi sono del 20-40% più bassi rispetto agli Stati Uniti grazie all’effetto dei meccanismi di sconto. Sappiamo che l’Oncologia rappresenta un capitolo di spesa rilevante per i sistemi sanitari di tutto il mondo, ma il problema non può essere ridotto solo al costo delle terapie, del ‘farmaco’, altrimenti diventerebbe una questione di ‘retroguardia’. Nel nostro Paese vi sono criticità organizzative che devono essere affrontate quanto prima. È necessario uniformare e razionalizzare i processi di assistenza, implementando i percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali e le reti oncologiche regionali in una strategia multidisciplinare. Sono strumenti indispensabili per garantire la migliore cura a tutti i cittadini e ottimizzare l’utilizzo delle risorse. Le reti oncologiche regionali, finora rimaste sulla carta, permettono di integrare tutte le professionalità, gli strumenti e le competenze coinvolte nella gestione del problema cancro e di condurre il paziente attraverso le diverse fasi di malattia senza soluzione di continuità, con elevati standard qualitativi. La ricaduta in termini di efficacia ed efficienza è immediata. Ogni ospedale dovrebbe essere in grado di garantire uno standard assistenziale adeguato nell’ambito delle reti oncologiche, che considerano insieme volumi di attività, professionalità e tecnologie. Se non garantiamo un’assistenza omogenea su tutto il territorio, i pazienti sono costretti a migrare, a cercare soluzioni altrove. E questo rappresenta una sconfitta per tutto il sistema”. “La parola chiave – conclude il prof. Pinto - è appropriatezza, che sintetizza rigore metodologico nella valutazione degli interventi terapeutici, siano essi condotti con nuovi o vecchi farmaci, adeguatezza professionale e strutturale nell’erogazione della prestazione. Ciò si traduce in un corretto utilizzo delle risorse disponibili con contenimento anche della spesa sanitaria ed un’equa distribuzione dei benefici. Ma appropriatezza significa anche diritto del cittadino alla migliore cura disponibile, in qualunque struttura oncologica del Paese venga curato: la prestazione deve corrispondere alle reali necessità del paziente e rispettare le esigenze di sostenibilità del sistema. Gli oncologi italiani non si sono mai sottratti all’impegno di garantire le cure più adeguate e la compatibilità con le risorse del Sistema Sanitario Nazionale. AIOM non farà mancare il suo intervento per la valutazione dell’efficacia clinica dei nuovi farmaci in collaborazione con le Istituzioni nazionali e regionali”.


 
 
  AIFA: Pronti ad approfondimenti sui farmaci anti-cancro

Roma, 10 marzo 2015 – Il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), Luca Pani, accoglie l'appello lanciato nei giorni scorsi dal Collegio dei primari oncologi (Cipomo) sull'esigenza di rivalutare la sostenibilità e l'efficacia dei medicinali ad alto costo impiegati nel trattamento delle patologie tumorali. “L’AIFA e il Ministero della Salute - afferma Pani - hanno già espresso la loro disponibilità ad analizzare e ad approfondire le problematiche evidenziate dal Cipomo. La sostenibilità del sistema, legata a doppio filo alla vera innovazione farmaceutica e all'arrivo di molecole sempre più complesse e dagli alti costi, è uno dei temi che stanno più a cuore all'Agenzia. La continua rivalu-tazione dei profili rischio-beneficio e beneficio-prezzo dei medicinali è uno degli strumenti fon-damentali - conclude Pani - per garantire un'adeguata allocazione delle risorse in presenza di be-nefici clinici ottimali, come indicato dalla comuni-tà scientifica e dalla Scienza regolatoria più avanzata. La misurazione e la valorizzazione dell’innovatività sono, tanto più in questo momento storico, la vera sfida del futuro che l’AIFA ha già accolto con la pubblicazione degli algoritmi e di altri strumenti già apprezzati nel panorama internazionale, come i Registri di monitoraggio dei farmaci e i meccanismi di rimborso condizionato”.


 
 
  IMMUNOTERAPIA ONCOLOGICA: NUOVA ARMA CONTRO IL CANCRO

http://www.panorama.it/scienza/salute/immunoterapia-oncologica-nuova-arma-contro-cancro/


 
 
  Titolo La strategia per reagire al tumore

Se per strada non ci fossero i semafori a regolare il traffico evitare gli incidenti sarebbe impossibile. Qualcosa di simile accade anche nel corpo umano che si difende dalle infezioni e dai tumori. Lungo i percorsi delle cellule esistono veri e propri 'posti di blocco' che danno il via alle reazioni dell'organismo, che portano all'attivazione dei 'gendarmi' che hanno il compito di eliminare le cellule malate. Posti di blocco Questi si chiamano linfociti T. Purtroppo in caso di tumore, le cellule malate 'spengono' i sistemi di controllo del posto di blocco, inattivano i linfociti Te quindi danno via libera al cancro. Questo è uno dei meccanismi che oggi la scienza tenta di sfruttare per far sì che il corpo impari a reagire contro il cancro con l'immunoterapia: grazie all'azione di farmaci attivi su un posto di blocco che si chiama Pd-1 (ad esempio nivolumab o pembrolizumab, in fase di ricerca), si tenta di 'liberare' i linfociti T e quindi di attaccare dall'interno le cellule tumorali. La rivoluzione è iniziata con l'impiego di medicinali come ipilimumab nel melanoma, tumore maligno della pelle, ma avanza a grande velocità. Oggi oltre alle classiche armi anti-cancro, come la chirurgia, la chemio e la radioterapia, si punta quindi molto sulle cure che aiutano il corpo a reagire. La prima regola di questo approccio, quindi, è non avere fretta. Occorre tempo perché il sistema immunitario risponda e si riattivi al meglio l'esercito dei gendarmi che possono contrattaccare il cancro. L'Italia è ai vertici della ricerca in questo settore, tanto che oggi il 'fai da te' dell'organismo nei confronti del cancro viene studiato anche per il trattamento di un tumore maligno del cervello, il glioblastoma. La prima ricerca al mondo verrà condotta a Siena, dall'equipe di Michele Maio, direttore dell'Immunoterapia Oncologica dell'Aou senese. Queste indagini cllniche, insieme agli studi di base per identificare nuovi 'semafori' da attivare o disattivare, aprono la strada ad un futuro che si annuncia promettente, nella lotta al nemico tumore. Oltre a chinirgia, chemio e radioterapia si punta sulle cure che aiutano il corpo a contrattaccare il cancro LE NATURALI II sistema immunitano lotta contro tutti i tipi di malattie che possono colpire l'organismo, incluso il cancro, identificando e distruggendo le cellule tumorali nello stesso modo m cui colpirebbe un'infezione. Se individua un nemico attiva un processo di produzione di cellule e quindi la malattia. LE SENTINELLA Le cellule che il sistema immunitano produce per scovare e distruggere i microorganismi che causano la malattia sono chiamate cellule T. si tratta di particolari globuli bianchi che naturalmente attaccano le cellule infettate da virus o quelle tumorali per eliminarle. madì «L'immunoterapia - spiega Carmine Pinto, presidente dell'Associazione italiana oncologia medica - è un forma di bioterapia, scienza che comprende tutti quei trattamenti che inducono modificazioni nel nostro organismo per favorire una forte reazione contro il tumore, senza distruggere direttamente le cellule malate. C'è però una differenza sostanziale rispetto alle cure con la chemioterapia. Le risposte m questo caso possono manifestarsi anche alcuni mesi dopo l'inizio della somministrazione del farmaco immuno-oncologico, ma m genere durano più a lungo. Una progressione della malattia non implica la rinuncia al trattamento come accade con la chemioterapia». UNAAD HOC L'immunoterapia è una naturale barriera difensiva dell'organismo e opera con lo scopo di difenderci da tutto ciò che è estraneo e quindi m teoria nocivo. Per questo anche in caso di tumore questo approccio mira ad aiutare il sistema immunitano e renderlo più forte nel combattere il tumore. L'oncologo Carmine Pinto IL DEL Prima dell'avvento dell'immunoterapia la soprawivenza per questo tumore, in presenza di metastasi a distanza, non superava i pochi mesi. Attualmente questo approccio permette ad alcuni malati che avevano scoperto il tumore molto avanzato di soprawivere anche dieci anni dopo. Testata Nazione (La) Data articolo 28/02/2015


 
 
  New results demonstrate a durable survival benefit with ipilimumab in advanced melanoma.

Patients With Advanced Melanoma Who Received Ipilimumab Plus Dacarbazine in a Phase III Trial Michele Maio⇑, Jean-Jacques Grob, Steinar Aamdal, Igor Bondarenko, Caroline Robert, Luc Thomas, Claus Garbe, Vanna Chiarion-Sileni, Alessandro Testori, Tai-Tsang Chen, Marina Tschaika and Jedd D. Wolchok + Author Affiliations Michele Maio, University Hospital of Siena, Siena; Vanna Chiarion-Sileni, Veneto Oncology Institute-Istituto Di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, Padova; Alessandro Testori, Istituto Europeo di Oncologia, Milan, Italy; Jean-Jacques Grob, Aix-Marseille University, Assistance Publique-Hôpitaux de Marseille, Hôpital Timone, Marseille; Luc Thomas, Lyon 1 University, Centre Hospitalier Lyon Sud, Pierre Bénite; Caroline Robert, Institute Gustave Roussy, Villejuif, France; Steinar Aamdal, Oslo University Hospital and Radium Hospital, Oslo, Norway; Igor Bondarenko, Dnepropetrovsk State Medical Academy, Dnepropetrovsk, Ukraine; Claus Garbe, University Medical Center, Tübingen, Germany; Tai-Tsang Chen and Marina Tschaika, Bristol-Myers Squibb, Wallingford, CT; and Jedd D. Wolchok, Memorial Sloan Kettering Cancer Center, New York, NY. Corresponding author: Michele Maio, MD, PhD, Medical Oncology and Immunotherapy, University Hospital of Siena, Strada delle Scotte 14, Siena, Italy 53100; e-mail: mmaiocro@gmail.com. Presented at the European Cancer Congress, Amsterdam, the Netherlands, September 27-October 1, 2013. Abstract Purpose There is evidence from nonrandomized studies that a proportion of ipilimumab-treated patients with advanced melanoma experience long-term survival. To demonstrate a long-term survival benefit with ipilimumab, we evaluated the 5-year survival rates of patients treated in a randomized, controlled phase III trial. Patients and Methods A milestone survival analysis was conducted to capture the 5-year survival rate of treatment-naive patients with advanced melanoma who received ipilimumab in a phase III trial. Patients were randomly assigned 1:1 to receive ipilimumab at 10 mg/kg plus dacarbazine (n = 250) or placebo plus dacarbazine (n = 252) at weeks 1, 4, 7, and 10 followed by dacarbazine alone every 3 weeks through week 22. Eligible patients could receive maintenance ipilimumab or placebo every 12 weeks beginning at week 24. A safety analysis was conducted on patients who survived at least 5 years and continued to receive ipilimumab as maintenance therapy. Results The 5-year survival rate was 18.2% (95% CI, 13.6% to 23.4%) for patients treated with ipilimumab plus dacarbazine versus 8.8% (95% CI, 5.7% to 12.8%) for patients treated with placebo plus dacarbazine (P = .002). A plateau in the survival curve began at approximately 3 years. In patients who survived at least 5 years and continued to receive ipilimumab, grade 3 or 4 immune-related adverse events were observed exclusively in the skin. Conclusion The additional survival benefit of ipilimumab plus dacarbazine is maintained with twice as many patients alive at 5 years compared with those who initially received placebo plus dacarbazine. These results demonstrate a durable survival benefit with ipilimumab in advanced melano


 
 
  27 febbraio 2015 Nuove strategie di approccio al cancro

Andare direttamente sui geni alterati con farmaci mirati per contrastare l'avanzata dei tumori, indipendentemente dal tipo di lesione che si è sviluppata. Si sa infatti che esistono alterazioni genetiche in grado di rendersi visibili nelle cellule di diversi tipi di cancro, e quindi agendo su queste, a prescindere dalla malattia di base, si potrebbe sperare di avere un effetto diverso su varie forme di tumore. Si chiamano "Basket Study" le nuove strategie di ricerca per i nuovi farmaci contro i tumori e nascono sulla scorta delle informazioni sul sequenziamento genico che vengono dalle cellule del paziente. In pratica i medici possono a questo punto cercare nei tumori le mutazioni che provocano il cancro e poi inserire i nuovi malati non solo sulla scorta dei vantaggi clinici ma anche .sulla base della costituzione genetica delle lesioni. In pratica, i basket study consentono di ottenere diversi risultati: oltre ad essere condotti su malati con forme tumorali diverse, ma legate dalle stesse alterazioni genetiche, permettono di rendere più rapidi i trial clinici perché necessitano di un numero inferiore di pazienti e soprattutto non hanno bisogno del classico gruppo di controllo con terapia standard. La stessa Fda ha dato il via libera a questa nuova strategia, che potrebbe permettere di far arrivare prima in commercio nuovi trattamenti mirati sulla scorta del Dna alterato delle cellule tumorali, indipendentemente dal tipo di neoplasia. Per cui un farmaco per il melanoma, con positività del gene Braf potrebbe essere studiato rapidamente anche in altri malati con tumori in altri organi, ma con la stessa mutazione genetica. SUCCESSIVA


 
 
  Così l’organismo sostiene il tumore

L'applicazione delle moderne tecnologie informatiche consente oggi di portare avanti ricerche di profilo scientifico elevatissimo che consentono di svelare segreti davvero interessanti delle cellule. Su questa linea va segnalato lo studio condotto all'Istituto di Candiolo in collaborazione con l'Università di Torino, che si è dedicato a valutare una cellula tumorale in tre dimensioni arrivando a scoprire come il tessuto stromale del paziente, pur essendo sano, diventi fondamentale per la crescita e lo sviluppo delle unità neoplastiche. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Genetics e dimostra come proprio le cellule tumorali riescano a sfruttare, con un meccanismo quasi saprofitico, quanto il tessuto sano circostante offre loro. In pratica la cellule stromali sarebbero vere e proprie "spalle" per la crescita oncologica, visto che proprio essere trasmetterebbero alle unità neoplastiche i segnali che stimolano la proliferazione e la sopravvivenza. peraltro, in questo meccanismo di rapporti "ravvicinati", dalle cellule tumorali partirebbero segnali che stimolerebbero lo stroma, soprattutto in funzione neoangiogenetica, visto che il tumore ha bisogno di sangue ed ossigeno per accrescersi, e al fine di produrre nuovo tessuto connettivo in grado di reggere l'architettura della neoplasia che si sta formando. La ricerca è stata condotta su cellule di carcinoma colorettale ed è stata coordinata da Enzo Medico. Fonti La Stampa del 24 febbraio, pagina 46


 
 
  TUMORI: NEL 2013 SCREENING PER OLTRE 5 MILIONI DI PERSONE

Roma, 20 febbraio 2015- Nel 2013 oltre 5 milioni e 200mila persone si sono sottoposte ad uno dei tre screening contro i tumori garantiti dal Servizio sanitario Nazionale (mammella, colon-retto e cervicale). E’ quanto afferma il rapporto dell'Osservatorio Nazionale Screening pubblicato dal sito del Ministero della Salute, secondo cui le cifre sono in crescita. Nel corso del 2013 gli inviti effettuati per i tre programmi superano gli 11 milioni, suddivisi in 3.693.165 per lo screening cervicale, 4.402.036 per lo screening colon-rettale e 3.042.301 per lo screening mammografico. Più di 5 milioni e duecentomila persone (5.258.585) hanno eseguito il test proposto a seguito dell'invito (1.940.996 per lo screening colon-rettale, 1.784.177 per lo screening mammografico e 1.533.412 per lo screening cervicale). “La valutazione annuale - si legge nel rapporto - conferma anche per il 2013 una tenuta sostanziale per lo screening mammografico e per il cervicale e un'avanzata significativa per il colon-rettale,, che riguarda anche il Sud”. Tuttavia si conferma anche il permanere di una marcata differenza di copertura fra il Centro-Nord e il Sud. In particolare per lo screening mammografico le percentuali di partecipazione del nord supera ormai il 90%, mentre al sud si ferma sotto il 40. Stesso andamento per quello colon-rettale, mentre per quello cervicale le differenze si assottigliano


 
 
 

Riprendere il lavoro dopo il cancro, la posizione delle donne Dopo un tumore mammario e i trattamenti necessari per affrontarlo, per la donna si propone una sfida. Riprendere le proprie attività sapendo che qualcosa è cambiato nel profondo. A dirlo è la metà delle donne che lavorano, secondo un'indagine di Europa Donna Italia in collaborazione con Euromedia Research. I problemi maggiori per le donne dopo le cure? Difficile accesso alle informazioni sui diritti, norme frammentate, difficoltà di conciliare tempi di lavoro e cura. «Per uniformare le tutele e codificare un sistema di regole per i malati di tumore - spiega l'avvocato Gabriele Fava, che ha curato la parte normativade dell'indagine di Europa Donna Italia - servirebbe un Testo unico del malato oncologico. E poiché manca nella Ue una legislazione specifica per tutelare i malati di cancro, servirebbe anche un intervento normativo europeo che facesse da "ombrello" alla legislazione dei singoli Paesi».. Fonti • Il Sole 24 Ore del 16 febbraio, pagina 9


 
 
  Ricerca: creati anticorpi sintetici per attaccare cancro e virus HIV

Roma, 12 febbraio 2015 - Un team di ricercatori della Yale University (USA) hanno creato i primi anticorpi sintetici che possono attaccare le cellule responsabili della malattia e aiutare a indirizzare la risposta immunitaria del corpo. Lo studio, pubblicato sul Journal of the American Chemical Society, ha permesso di realizzare molecole in grado di “imitare” gli anticorpi naturali che si legano alle cellule malate e ai batteri nel sangue, incoraggiando i globuli bianchi a ucciderli. Gli scienziati hanno riferito che questi anticorpi sintetici, che possono essere conservati a temperatura ambiente e assunti sotto forma di pillola, potrebbero fornire nuovi trattamenti contro malattie come il cancro o persino aiutare le persone con l'HIV. Al momento i ricercatori hanno messo a punto una molecola sintetica che attacca il cancro alla prostata. Per il momento e' stata testata in laboratorio, ma i ricercatori sperano di poter iniziare a condurre presto sperimentazioni su animali e poisu esseri umani.


 
 
  TUMORI, IMMUNO-ONCOLOGIA ARMA EFFICACE PER L’80% DEI PAZIENTI. L’AIOM: “SI È APERTA UNA NUOVA ERA CHE MODIFICA LA

Roma, 13 febbraio 2015 – Si è aperta una nuova era nel trattamento dei tumori che sta modificando le aspettative di sopravvivenza. Grazie all’ immunotarget-terapia, la cura che utilizza il sistema immunitario per combattere le cellule tumorali. Il melanoma ha rappresentato il modello per la sua applicazione, ora questo approccio rivoluzionario si sta estendendo con successo a molti tipi di tumore, come quelli del polmone e del rene. E i pazienti conoscono l’importanza della nuova arma. Infatti oltre il 90% dei pazienti con melanoma in trattamento dà una definizione appropriata di farmaco immuno-oncologico. L’80% ritiene che queste terapie siano efficaci e più tollerate rispetto agli altri trattamenti anti-cancro. E il 98% è consapevole che possano presentare effetti collaterali, ma diversi dalla chemioterapia. Sono i risultati principali del primo sondaggio sull’immuno-oncologia mai realizzato in Italia, promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) lo scorso gennaio, che ha coinvolto sia i pazienti che i clinici. “Grazie al suo meccanismo d’azione, questo approccio terapeutico innovativo riesce a limitare e fermare la malattia per un lungo periodo – spiega il prof. Carmine Pinto, Presidente Nazionale AIOM e direttore dell’Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma -. Il 70% degli oncologi medici utilizza l’immunotarget-terapia nella pratica clinica della cura del melanoma, oltre che in studi clinici. È unanime il parere degli esperti sulle potenzialità terapeutiche che ne possono derivare: per la totalità dei camici bianchi grazie allo sviluppo di questi farmaci nei prossimi cinque anni si otterrà un miglioramento della pratica clinica. Siamo di fronte ad un’importantissima novità dell’oncologia del terzo millennio, a un approccio rivoluzionario nel trattare il cancro, che si affianca a quelli tradizionali rappresentati dalla chirurgia, dalla radioterapia e dalla chemioterapia”. “È molto soddisfacente – sottolinea il prof. Pinto – che la modalità di comunicazione tra oncologi e pazienti abbia raggiunto il risultato di una adeguata e consapevole informazione da parte dei nostri malati”. I risultati del sondaggio sono presentati oggi a Roma in un incontro con i giornalisti nel corso del secondo dei 4 convegni sull’“Immunotarget-terapia dei tumori” organizzati dall’AIOM. Ipilimumab, sviluppato da Bristol-Myers Squibb, è stato il primo farmaco immuno-oncologico approvato. “La combinazione delle nuove terapie e la loro somministrazione in sequenza – sottolinea il prof. Michele Maio, Direttore UOC Immunoterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese - rappresentano la svolta nella lotta contro questo tipo di tumore della pelle e numerose altre neoplasie. Oggi si stanno affacciando altre armi, come nivolumab. I dati più recenti evidenziano come la combinazione di due anticorpi monoclonali immunomodulanti, ipilimumab e nivolumab, sia in grado di garantire risposte in termini relativamente brevi. I risultati degli studi in corso su nivolumab nel melanoma e in altre neoplasie, come quella del polmone non a piccole cellule, del rene e nel linfoma di Hodgkin, offrono ulteriori evidenze cliniche del potenziale dell’immuno-oncologia come approccio innovativo nel trattamento dei tumori”. Il melanoma ha rappresentato il candidato ideale per verificare l’efficacia di questa nuova arma. Sono 11.000 le nuove diagnosi stimate nel 2014 in Italia e 1.700 i casi di malattia metastatica. A settembre 2014 ipilimumab ha ricevuto l’ok dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per il trattamento in prima linea dei pazienti colpiti da melanoma metastatico, dopo il parere positivo dell’agenzia regolatoria europea (EMA) a ottobre 2013. Il farmaco ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine nel melanoma in fase avanzata: nel 20% dei pazienti rende la malattia cronica. “Un risultato mai raggiunto finora – afferma il prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli -. L’immuno-oncologia è una modalità di trattamento in rapida evoluzione, focalizzata su farmaci che agiscono direttamente sul sistema immunitario per combattere il cancro. Dalla sua iniziale approvazione nel 2011, ipilimumab ha rappresentato il primo significativo progresso negli ultimi trent’anni nel trattamento del melanoma metastatico, mostrando il potenziale di una sopravvivenza a lungo termine in alcuni pazienti”. “Vogliamo colmare significativi bisogni clinici insoddisfatti di salute nei pazienti con cancro – continua il dott. Renzo Canetta, Vice President, Global R&D Oncology Policy Bristol-Myers Squibb, Stati Uniti -. Per questo abbiamo il più vasto programma di sviluppo clinico per valutare i nostri farmaci immuno-oncologici in differenti tipi di tumore. Bristol-Myers Squibb guida il progresso dell’immuno-oncologia, con l’obiettivo di modificare le aspettative di sopravvivenza e il modo in cui i pazienti affrontano e convivono con il cancro”. Uno dei meccanismi che il tumore può utilizzare per sfuggire al controllo del sistema immunitario è rappresentato dalla via di checkpoint immunitario chiamata PD-1. Nivolumab colpisce proprio PD-1 (programmed death 1), un importante checkpoint immunitario, un ‘posto di blocco’, che si attiva in diverse fasi della risposta immunitaria per regolare la risposta dei linfociti T (potenti globuli bianchi capaci di eliminare o neutralizzare le cellule infette o anormali). “Quando le cellule tumorali sfruttano questa via di checkpoint – spiega il prof. Pinto -, spengono la risposta immunitaria inattivando i linfociti T e permettendo così la continua crescita della malattia. Questi farmaci sono in grado di superare i meccanismi di difesa del tumore e di attivare il sistema immunitario, ‘rieducandolo’ a tenere sotto controllo la neoplasia. Nuovi studi stanno evidenziando risultati positivi in diversi tipi di tumori, come quelli del polmone e del rene che, in fase avanzata, fanno registrare percentuali di sopravvivenza molto basse, inferiori al 20%. E l’Italia svolge da sempre un ruolo di primo piano nelle sperimentazioni in questo campo. Recentemente il nostro Paese ha offerto un contributo significativo a numerosi studi registrativi internazionali, non solo arruolando i pazienti, ma anche aiutando a disegnare i trial clinici”. In uno studio presentato al recente Simposio Multidisciplinare di Oncologia Toracica il 41% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato trattati con nivolumab era vivo ad un anno e la sopravvivenza mediana è stata di 8,2 mesi. Positivi i risultati di nivolumab anche nel linfoma di Hodgkin, presentati lo scorso dicembre a San Francisco al Congresso dell’American Society for Hematology, con un tasso di risposta globale dell’87% e stabilizzazione della malattia nel 13% dei pazienti. Nel 2014 in Italia si sono registrati 365.500 nuovi casi di tumore (circa 1000 al giorno) e i dati ISTAT indicano per il 2011 (ultimo anno al momento disponibile) in 175.363 i decessi attribuibili alla malattia. “L’immuno-oncologia – conclude il prof. Pinto - rappresenta una forma di bioterapia: quest’ultima comprende tutti quei trattamenti che inducono modificazioni nel nostro organismo per favorire una forte reazione contro il tumore, senza distruggere direttamente le cellule malate. Le risposte cliniche possono manifestarsi anche alcuni mesi dopo l’inizio della somministrazione del farmaco immuno-oncologico, ma in genere durano più a lungo. Una progressione della malattia non implica in questi casi la necessaria rinuncia al trattamento come accade invece per i farmaci chemioterapici. Siamo quindi di fronte a un nuovo modo di valutare la terapia nei pazienti trattati. Nella chemioterapia tradizionale invece le risposte cliniche compaiono rapidamente, entro poche settimane, e l’eventuale sviluppo di una nuova lesione tumorale viene considerato come progressione della malattia che determina l’interruzione del trattamento in corso”.


 
 
  Al via a Siena primo studio sull’uso dell’immunoterapia per la cura del glioblastoma

Siena, 11 febbraio 2015 - Inizia a Siena nell'azienda ospedaliera universitaria il primo studio al mondo per l'utilizzo dell'immunoterapia nella cura del glioblastoma, una forma grave di tumore al cervello, difficilmente aggredibile per via chirurgica, con un' incidenza di due casi ogni centomila persone. "Abbiamo trattato i primi quattro pazienti a gennaio e ne inseriremo altri nei prossimi mesi" spiega il responsabile dello studio, Michele Maio, direttore dell'equipe di immunoterapia oncologica dell'azienda senese l'unico reparto interamente dedicato all'onco-immunologia nella sanita' pubblica italiana. "Si tratta- aggiunge- di una sperimentazione di fase due, che prevede la somministrazione di una nuova molecola che agisce sul sistema immunitario, per renderlo fortemente reattivo contro il tumore". I pazienti che possono essere inseriti nella sperimentazione sono quelli che hanno gia' effettuato, senza successo, il trattamento standard previsto per questa malattia e cioe' una combinazione tra radioterapia e chemioterapia. Il nuovo anticorpo e' diretto contro una molecola chiamata PD1, ed e' stato ideato partendo dagli ottimi risultati ottenuti nell'utilizzo dell'immunoterapia in altre forme di tumori, tra cui melanoma e cancro al polmone.


 
 
  AIOM: “La vendita dei farmaci in fascia C fuori dalle farmacie può incrementare difficoltà per i pazienti

Roma, 09 febbraio 2015 - "I farmacisti italiani rappresentano da anni un reale punto di riferimento per tutti i cittadini e i pazienti di questo Paese. Sono presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale e offrono un presidio realmente importante. Per questo riteniamo critica e non adeguata per la realtà italiana la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C in altre strutture". Questa la posizione del presidente nazionale dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica, prof. Carmine Pinto, in relazione all'ipotesi di aprire la vendita anche agli ipermercati di questi prodotti. "Il farmaco, anche quello in fascia C, svolge un ruolo spesso essenziale, che non va banalizzato e va gestito da farmacisti - spiega il presidente - proprio per evitare una possibile assunzione non controllata e talora con informazioni non sufficienti su un farmaco. Non dobbiamo dimenticare poi che i maggiori consumatori sono le persone anziane, oltre 12 milioni di persone nel nostro Paese. Sono i pazienti più fragili che molto spesso devono assumere più farmaci insieme perché colpiti da più patologie croniche, talora anche in concomitanza con terapie orali oncologiche. E molti sono anche pazienti che sono riusciti a sconfiggere il cancro. Proprio per questo il farmaco in fascia C va distribuito in strutture con personale sanitario. Anche per noi come AIOM, infatti, il farmacista rappresenta un alleato importante che dovrebbe essere ulteriormente valorizzato proprio quando, grazie ai progressi della ricerca, stiamo rendendo croniche molte patologie oncologiche". Liberalizzazioni: Pani, non servono più punti vendita dei farmaci Roma, 10 febbraio 2015 – “Non abbiamo bisogno di più punti vendita per le medicine ma di luoghi che li vendano meglio”. E’ quanta ha scritto ieri su twitter Luca Pani, direttore generale dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), sull'ipotesi di liberalizzazione dei farmaci di fascia C fuori dalle farmacie. Pani allega anche un video, visibile al link http://youtu.be/yscuVg9cjWA, in cui su vede “un supermercato in Florida: 100 metri di scaffali di farmaci OTC e molti di quelli che da noi sono in Fascia C. Le reazioni avverse ai medicinali (ADR) gravi in pazienti ospedalizzati - commenta Pani - sono responsabili in USA oltre di 100.000 morti/anno, cioè al quarto posto come causa di morte in davanti a malattie respiratorie, AIDS, diabete e incidenti d'auto. E' stato inoltre stimato un costo di circa 135 miliardi di dollari/anno associati alle ADR, superando così le stime per il costo annuale per gli USA legato patologie quali diabete e malattie cardiovascolari. Tutto ciò é noto da almeno 25 anni.".


 
 
  AIOM: “LA PREVENZIONE È LA VERA ARMA VINCENTE CONTRO IL CANCRO ECCO IL DECALOGO PER SCONFIGGERE LA MALATTIA”

Roma, 3 febbraio 2015 – Ogni anno a più di 12 milioni di persone viene diagnosticato un tumore e 7,6 di queste muoiono. Se non si prenderanno iniziative concrete si arriverà a 26 milioni di nuovi casi – sostiene l’UICC (Unione Internazionale Contro il Cancro) – e a 17 milioni di morti entro il 2030, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. In Italia i decessi per cancro sono in netto calo. In circa vent’anni (1996-2014) sono diminuiti del 18% fra gli uomini e del 10% fra le donne. Il numero di nuovi casi è sostanzialmente stabile: sono stati stimati 365.500 nel 2014 (erano 366mila nel 2013, 364mila nel 2012 e 360mila nel 2011): 196.100 (54%) negli uomini e 169.400 (46%) nelle donne. Il merito è da ricondurre anche alle campagne di prevenzione tuttavia il fattore di rischio più importante, il fumo di sigaretta, risulta ancora troppo diffuso. Un terzo degli italiani under 35 è tabagista. La prevenzione rimane lo strumento più efficace per combattere i tumori, vivere bene e più a lungo. Per questi motivi, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) aderisce alla Giornata Mondiale contro il Cancro promossa dall’UICC, un’organizzazione non governativa che rappresenta associazioni impegnate nella lotta alla malattia in oltre 100 Paesi. Il tema al centro dell’edizione 2015, sostenuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è “Combattere il tumore con la Prevenzione”. L’AIOM promuove il progetto “10!!! Diamoci un dieci per sconfiggere il cancro”, una strategia che vuole coinvolgere oncologi, pazienti, istituzioni, associazioni e media. “La nostra società scientifica si impegna da anni in progetti di sensibilizzazione, indirizzati a tutti i cittadini, in particolare ai più giovani - spiega il prof. Carmine Pinto, Presidente AIOM -. Vogliamo essere un punto di riferimento nazionale per l’opinione pubblica e per le istituzioni sul problema dei tumori, non solo dal punto di vista della ricerca pura, di base e prettamente clinica ma su tutti i temi che portano un beneficio immediato o il più rapidamente possibile alle persone colpite e a tutti i cittadini in termini di prevenzione primaria”. La prevenzione è un insieme di 10 semplici regole quotidiane: 1. Non fumare. Se fumi, smetti di fumare. Se non riesci a smettere, non fumare in presenza di non-fumatori. 2. Riduci il grasso corporeo (cercando di mantenere un BMI compreso tra 21-23). 3. Fai attività fisica (almeno mezz’ora al giorno di attività fisica moderata, es. camminata veloce). 4. Limita i cibi ipercalorici ed evita le bevande zuccherate. 5. Riduci il consumo di carni rosse (massimo 500 g a settimana) e ed evita gli insaccati. 6. Limita il consumo di alcool (massimo due bicchieri di vino o di birra al dì). 7. Mangia almeno cinque porzioni al dì di frutta e verdura. 8. Evita l’eccessiva esposizione al sole. 9. Rivolgiti tempestivamente al medico in caso di sospetto (ad esempio se noti un nodulo nel seno, una ulcerazione cutanea che non si rimargina, un neo che cambia forma o colore, la presenza di sangue nelle feci, perdita di peso). 10. Partecipa ai programmi di screening (donne sopra i 25 anni: carcinoma della cervice; donne e uomini sopra i 50 anni: carcinoma del colon; donne sopra i 50 anni: carcinoma della mammella)”. “Ogni anno - aggiunge il prof. Pinto - la nostra Associazione è coinvolta in 10 diverse attività di prevenzione e ricerca”. In particolare: 1. Diamo i numeri dei pazienti che in Italia si ammalano di tumore e che guariscono, grazie alla collaborazione con AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori); 2. Aggiorniamo le Linee Guida per la cura dei tumori, perché i pazienti in tutto il Paese possano ricevere i trattamenti più appropriati ed efficaci; 3. Collaboriamo con gli anatomo-patologi (SIAPEC-IAP) definendo Raccomandazioni e Controlli di qualità per i test di biologia molecolari, necessari per la prescrizione di farmaci biologici “intelligenti”; 4. Garantiamo la continuità di cura (“simultaneous care”) e le cure palliative in tutte le fasi della malattia; 5. Collaboriamo con le associazioni dei pazienti perché bisogni, informazioni, assistenza siano non solo di tipo clinico ma anche di tipo psico-sociale; 6. Sviluppiamo l’umanizzazione in oncologia, perché gli aspetti comunicativi e di assistenza della “persona” siano parte integrante dell’attività quotidiana delle oncologie (Progetto HUCARE 2015); 7. Sosteniamo la ricerca favorendo con borse di studio i progetti di giovani ricercatori (30 borse erogate nel 2014); 8. Collaboriamo con gli organismi istituzionali la definizione dei requisiti e del progetto di sviluppo delle reti oncologiche regionali; 9. Diffondiamo la cultura del rispetto dell’ambiente, della prevenzione e di adesione a corretti stili di vita (abolizione del fumo di tabacco, dieta, …) con progetti educazionali rivolti ai giovani in età scolare; 10. Sosteniamo attivamente i progetti di solidarietà per la prevenzione e la cura dei tumori per le popolazioni del terzo mondo.”


 
 
  TUMORI: SCOPERTA NUOVA TECNICA PER RADIOGUIDARE GLI INTERVENTI

Roma, 30 gennaio 2015 - E' un'innovativa tecnica di chirurgia oncologica radioguidata, che utilizza al posto della radiazione gamma, cioe' i fotoni oggi comunemente impiegati, la radiazione beta, cioe' gli elettroni. A realizzarla e' stato un gruppo di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dell'Universita' Sapienza di Roma, dell Centro Fermi, dell'Istituto Italiano di Tecnologia, dell'Istituto Neurologico Carlo Besta e dell'Istituto Europeo di Oncologia. La tecnica e' stata descritta sul Journal of Nuclear Medicine. I primi risultati della ricerca riguardano la sensibilita' della tecnica su particolari tipi di tumore, quali meningiomi e gliomi di alto grado: la valutazione e' statisticamente positiva per questi casi clinici. Ora i ricercatori sono in attesa delle ultime approvazioni per cominciare dei test preclinici su campioni prelevati durante operazioni chirurgiche di meningiomi.La chirurgia radioguidata e' una tecnica che mira all'identificazione di residui tumorali per permettere una completa resezione in sede operatoria. Si inietta una sostanza radioattiva (un radiofarmaco) che si lega preferenzialmente alle cellule tumorali. Si attende che il farmaco sia metabolizzato e poi, durante l'operazione per l'asporto del tumore, si usa un dispositivo (sonda) in grado di rivelare la radiazione per verificare tessuti su cui si ha il dubbio se siano tumorali o meno. Alla fine della resezione, sempre durante l'operazione, si puo usare la stessa sonda per verificare se siano rimasti residui.


 
 
  Meno sedute, meno rischi

Anche per quanto riguarda la radioterapia, talvolta, meno sedute potrebbe essere meglio. E' il caso, per esempio, dei tumori della mammella in stadio precoce, che molti studi recenti, e in particolar modo quattro, mostrano essere tenuti sotto controllo da uno schema di radioterapia breve, nel quale le sedute siano concentrate in 3-5 settimane (se necessario aumentando l'intensità di ogni seduta) al posto delle tradizionali 5-7. Eppure pochi radioterapisti, a oggi, propongono questo tipo di terapia, anche quando ve ne siano le indicazioni. Lo dimostra uno studio pubblicato su JAMA, nel quale i ricercatori dell'Abramson Cancer Center dell'Università della Pennsylvania hanno valutato, attingendo ai piani commerciali privati di alcune delle più grandi assicurazioni operanti negli Stati Uniti, le terapie cui erano state sottoposte circa 15.000 donne (in una coorte complessiva di oltre 9 milioni di donne) cui era stato diagnosticato un carcinoma mammario in stadio precoce, erano state operate e successivamente avviate alla radioterapia. Il tasso di radioterapie brevi è salito dall'11% del 2008 al 34,5% del 2013 e, anche se il progresso è visibile, solo un terzo circa delle donne, che teoricamente sarebbero dovute essere sottoposte a cicli più brevi, ha ricevuto invece una terapia appropriata. Secondo gli autori, tra gli stessi medici non è ancora radicata l'idea che una radioterapia più lunga possa aumentare i possibili effetti collaterali ed il rientro precoce alla normali tà sia, per la paziente, un fattore molto importante. Fonte: Bekelman JE et al. Uptake and Costs of Hypofractionated vs Conventional Whole Breast Irradiation After Breast Conserving Surgery in the United States, 2008-2013 JAMA. 2014;312(23):2542-2550. doi:10.1001/jama.2014.16616


 
 
  L'immunoterapia nel tumore alla vescica

Continua la serie di dati che confermano l'efficacia dell'approccio immunoterapico nella cura dei tumori. Approccio che, secondo molti, sta affiancando (e sempre di più lo farà) quello radioterapico, chemioterapico e chirurgico. Nature ha infatti pubblicato i risultati ottenuti con MPDL3280A, un farmaco sperimentale anti PD-L, da ligando di PD-1, proteina che interviene nei meccanismi di difesa con un'azione frenante, allo scopo di evitare il rischio di malattie autoimmunitarie e che è già oggetto di attacco da parte delle altre terapie tumorali immunologiche, attraverso il blocco del suo ligando naturale; come questo caso, su 68 malati terminali di tumore alla vescica, già sottoposti a diverse linee di chemioterapia e con un'aspettativa di vita non superiore ai 6-8 mesi. Come riferito dagli autori, il trattamento con il farmaco ha indotto una risposta in circa 1 paziente su 2 e, 2 di essi, a fine terapia, non mostravano più alcun segno di cancro. Non solo: 1 su 10 ha avuto una risposta, anche se la sua massa non esprimeva PD-L1. I dati, ottenuti da un team internazionale di oncologi, vanno ad affiancare quelli pubblicati sul melanoma (unico tumore per il quale esistono già farmaci in commercio), sui tumori del rene, del polmone, della mammella, sul mesotelioma e su altre neoplasie e, rendono l'azione di sblocco della risposta immune uno degli approcci più promettenti degli ultimi anni, come ormai riconosciuto da tutti gli osservatori. L'approvazione di questo farmaco potrebbe arrivare con procedura accelerata già alla fine del 2015, se le fasi III al momento in corso daranno i risultati sperati. Fonte: Powles T et al. MPDL3280A (anti PD-L-1) treatment leads to clinical activity in metastatic bladder cancer Doi:10.1038/nature13904


 
 
  Ancora insoddisfacente il trattamento del dolore

Un malato su tre, ancora oggi, non riceve un adeguato trattamento per il dolore da cancro. Questo il dato, sconfortante, che emerge da una metanalisi coordinata da Maria Teresa Greco, dell'Università di Milano, e pubblicata sul Journal of Clinical Oncology. Nonostante la tendenza sia in netto miglioramento rispetto a qu alche anno fa, resta ancora molto lavoro da fare. Per trarre le loro conclusioni, i ricercatori milanesi hanno selezionato 20 studi pubblicati tra il 2008 e il 2013, paragonando quanto emerso con i dati di 26 studi condotti prima del 2007, analizzati in un precedente lavoro svolto da loro stessi. Così, se nella revisione del 2007 la percentuale di pazienti sottotrattati era stata del 43,3%, oggi è risultata essere del 31,8%, con un miglioramento del 25% rispetto ai parametri del Pain Management Index (PMI); nel periodo compreso tra il 2001 al 2007 lo stesso numero era stato pari al 41,5%, a differenza di quello precedente (dal 1996 al 2000), dove era risultato del 46,6%. Dopo aver introdotto le debite correzioni, si evince che il miglioramento tendenziale è di circa un punto percentuale all'anno e, i maggiori fattori di rischio per una gestione insoddisfacente del dolore sono il fatto di essere curati in un centro non ad elevata specializzazione e le condizioni socio-economiche. Qualcosa insomma si muove e la situazione è in miglioramento, ma molti, troppi pazienti restano ancora oggi senza un'adeguata terapia del dolore. Fonte: Greco MT et al. Quality of Cancer Pain Management: An Update of a Systematic Review of Undertreatment of Patients With Cancer. Published online before print November 17, 2014, doi: 10.1200/JCO.2014.56.0383 JCO December 20, 2014 vol. 32 no. 36 4149-4154


 
 
  Tumori: oncologi, media e istituzioni insieme contro amianto

Bari, 29 gennaio 2015 - Un patto tra oncologi, media e istituzione per la bonifica dei siti contaminati dall'amianto, il killer silenzioso che miete circa 3.000 vittime ogni anno nel nostro Paese, 1.500 per mesotelioma. E' quanto emerso dalla III Consensus Conference italiana per il controllo del mesotelioma maligno della pleura, che si apre oggi a Bari. L'Italia e' al vertice della task force europea per la sorveglianza attiva dell'amianto. Ma serve piu' impegno per la bonifica dei siti contaminati. Ogni 12 mesi vengono smaltite 380mila tonnellate di rifiuti di questo minerale. Troppo poche, visto che, a questi ritmi, serviranno ancora 85 anni per completare la dismissione degli oltre 32 milioni di tonnellate di asbesto presenti nella Penisola. Da qui l'idea di un patto tra le istituzioni, i clinici e i media. "E' il cancro 'marker' dell'esposizione all'amianto", hanno spiegato i presidenti del convegno, Giorgio Scagliotti, direttore del Dipartimento di Oncologia dell'Universita' di Torino, e Carmine Pinto, presidente nazionale dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e direttore dell'Unita' Operativa di Oncologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. In Italia devono ancora essere bonificati 35.521 siti (1.957 i siti bonificati e 571 quelli parzialmente bonificati, dati Ministero dell'Ambiente aggiornati al 26 novembre 2014). Una delle aree piu' a rischio e' rappresentata proprio da Bari, sede fino al 1985 dello stabilimento "Fibronit", fabbrica di manufatti a base di materiali altamente cancerogeni, collocata fra tre popolosi quartieri del capoluogo pugliese. Si calcola che circa 360 persone, tra residenti e lavoratori, siano morte a causa delle fibre di amianto diffuse nell'ambiente in quella zona. Oltre a Bari, va ricordato il caso "Ilva" a Taranto. Nella Regione, in quindici anni (1993-2008), si sono registrate 814 diagnosi di mesotelioma. L'area piu' a rischio in Italia e' quella di Casale Monferrato, dove la fabbrica Eternit ha provocato piu' di 1.700 vittime. .


 
 
  Riparazione con staminali di fistola post-chirurgica in paziente con mesotelioma pleurico

Il New England Journal of Medicine ha pubblicato i risultati del primo caso mai realizzato di riparazione del tessuto bronchiale con cellule staminali in un giovane di 42 anni sottoposto all’asportazione del polmone destro per mesotelioma pleurico. Intervista a: Francesco Petrella, Istituto Europeo di Oncologia, Milano.


 
 
  Tumore ai polmoni nelle donne: nel 2015 ucciderà più di quello al seno

ROMA. Tra le donne il cancro ai polmoni quest'anno comincerà ad uccidere di più di quello al seno: infatti, si stima che nel 2015 i tassi di mortalità del primo supereranno quelli del secondo per la prima volta in Europa; trend atteso e dovuto ai comportamenti femminili rispetto al fumo che ancora resta la più importante causa di morte per tumore in Europa. Sono alcune proiezioni per il 2015 dello studio italo-svizzero sui decessi nei 28 paesi dell'Ue, pubblicato su Annals of Oncology e diretto da Carlo La Vecchia dell'Università di Milano. Per quanto il numero totale di morti nelle donne rimarrà poco più alto per tumore della mammella rispetto al polmone (90.800 contro 87.500), il tasso di mortalità femminile per cancro del polmone è cresciuto del 9% dal 2009, arrivando a 14,24 decessi per 100.000 donne, quello per il cancro al seno è invece diminuito del 10,2% dal 2009 a 14,22 decessi per 100 mila donne. Si conferma, secondo i dati della ricerca, il trend in diminuzione della mortalità per tutti i tumori, eccetto il cancro ai polmoni tra le donne e quello al pancreas per entrambi i sessi. Quanto al numero complessivo di decessi nel 2015, si stima ve ne saranno in tutto 1.359.100 nei 28 stati Ue (766.200 maschi e 592.900 femmine), corrispondenti a tassi di 138,4 decessi per 100.000 uomini e 83,9 per 100.000 donne e a una riduzione rispettivamente del 7,5% e 6% dei decessi dal 2009, nonchè a una rispettiva riduzione del 26% e 21% dall'anno del picco di mortalità, il 1988. Attesi oltre 325.000 morti in meno nel 2015 rispetto al 1988. L'aumento del tasso di mortalità per cancro al polmone della donna era atteso e dipende dal fatto che lei ha iniziato a fumare più tardi dell'uomo: l'effetto di questo comportamento a rischio si vede soprattutto in Gran Bretagna (mortalità di 21 donne ogni 100.000) dove la donna iniziava a fumare già durante la seconda guerra mondiale. Ma il problema non tarderà a manifestarsi negli altri paesi Ue dove il '68 ha segnato l'avvio di questo comportamento dannoso anche tra le altre donne europee. 26 Gennaio 2015


 
 
  Il caffé protegge dal melanoma?

Uno studio epidemiologico condotto al National Cancer Institute ha trovato una correlazione positiva tra assunzione di caffé e rischio di sviluppare melanoma. Secondo la ricerca, l'assunzione di almeno quattro tazzine al giorno consentirebbe di ridurre il pericolo che si sviluppi la temuta patologia tumorale cutanea. E' un'informazione in più, con tutti i limiti delle osservazione epidemiologiche, anche perché non si spiega il potenziale meccanismo protettivo. Fonti • L'Eco di Bergamo del 25 gennaio, pagina 48


 
 
  FUMO: ALCUNE E-CIG RILASCIANO SOSTANZA CANCEROGENA PIU' DELLE “BIONDE” NORMALI

Londra, 23 gennaio 2015 - Alcune sigarette elettroniche potrebbero rilasciare piu' formaldeide, una sostanza chimica che provoca il cancro, rispetto alle "bionde" tradizionali. E’ quanto emerso da uno studio della Portland State University, pubblicato sul New England Journal of Medicine. I risultati, tuttavia, non provano che le e-cig sono migliori o peggiori delle sigarette tradizionali. Il fumo di tabacco, come hanno precisato i ricercatori, contiene decine di cose che possono provocare il cancro. Inoltre, la ricerca si e' limitata ad effettuare test in provetta utilizzando una sola marca di e-cig. Nonostante questo, la ricerca evidenzia quanto ancora poco si sa circa la sicurezza delle sigarette elettroniche. "E' una potenziale bandiera rossa", ha detto Stephen Hecht, chimico della University of Minnesota ed esperto indipendente interpellato per commentare lo studio. "In alcune condizioni, le e-cig - ha continuato - possono generare piu' formaldeide di quanto si vorrebbe. Ma non credo che sappiamo ancora abbastanza sull'argomento. C'e' una grande varieta' di queste sigarette e di modi di utilizzo". La formaldeide si trova in molte cose, come in alcuni materiali da costruzione, nei disinfettanti, ecc. Uno studio precedente ha trovato che le e-cig generano meno formaldeide rispetto alle sigarette normali, ma questa ricerca ha esaminato solo il vapore generato dalle sigarette elettroniche. Il nuovo studio, invece, ha anche esaminato le particelle liquide che si trovano nel vapore. I sistemi presenti in alcune e-cig consentono agli utenti di alzare il voltaggio del dispositivo per aumentare il calore e la quantita' di liquido, che contiene nicotina e aromi, nel vapore. I ricercatori hanno testato una e-cig di un solo marchio che ha due regolazioni di tensione.


 
 
  Coffee May Protect Against Melanoma.

ABC World News (1/20, story 15, 0:20, Muir, 5.84M) reported that the National Cancer Institute is “saying four or more cups a day reduces the risk of malignant melanoma by 20 percent.” TIME (1/21, Park, 23.35M) reports that in a study published in the Journal of the National Cancer Institute, researchers at the NCI “looked at food and cancer information from more than 447,000 people enrolled in a National Institutes of Health-AARP study who answered a 124-item food questionnaire and allowed the scientists access to their medical records.” On its website, CBS News (1/21, 8.2M) reports, “The researchers found that frequent coffee drinkers – those who consumed four cups or more per day – had a 20 percent lower risk for developing malignant melanoma than those who drank less coffee.” The investigators “also observed the protective benefits of coffee increased the more a person drank.” Fox News (1/21, Kwan, 8.25M) reports that the investigators “found a statistically significant effect only for caffeinated coffee, but not decaffeinated,” which could “be due to chance, or a number of explanations, study author Erikka Loftfield, M.P.H., of the division of cancer epidemiology and genetics at the National Cancer Institute, told FoxNews.com in an email.” She added, “Since the majority of coffee drinkers in our study primarily drank caffeinated coffee, we had better statistical power to detect an association for caffeinated than for decaffeinated coffee drinking.” HealthDay (1/21, Thompson, 5K) reports, “Even with these findings, Loftfield said people should not rely on coffee to protect them from melanoma.” She said, “The main message really is that sun and [ultraviolet] radiation exposure are the major risk factors for melanoma.” Loftfield added, “It is important to study other factors to better understand the cause of this disease, but we must keep these major risk factors in mind.” The Daily Mail (UK) (1/21, 4.78M) and the Guardian (UK) (1/21, 2.74M) also cover the story from ASCO Newsletter


 
 
  Tanning Salons Now Banned In Most Of Australia.

Medscape (1/21, Mulcahy, 201K) reports, “Tanning salons are now banned in most of Australia, a country with the highest incidence of melanoma in the world.” According to Medscape, “The ban on ‘commercial solariums’ took effect on January 1 in the Australian Capital Territory, New South Wales, Queensland, South Australia, Tasmania, and Victoria, according to news reports.” Meanwhile, “the only state not on that list, Western Australia, will enact a ban at the end of” this year.


 
 
  Hatch Vows To Dismantle ACA “Piece By Piece.”

he Washington Times (1/21, Howell, 644K) reports that Sen. Orrin Hatch (R-UT), chairman of the Senate Finance Committee, “vowed Tuesday to chip away at Obamacare ‘piece by piece,’ and said the GOP may still use the complex ‘reconciliation’ budget process to knock out a sizable chunk.” Hatch told the US Chamber of Commerce that lawmakers are considering using reconciliation either for healthcare reform or tax reform. The senator also said the Finance Committee will take up bills to repeal the ACA’s more unpopular provisions, such as the medical device tax and the employer mandate. “No one in this room should be surprised to learn that I oppose the Affordable Care Act and think that it should be repealed,” Hatch said, adding, “But I’m also realistic. With President Obama in the White House, we’ll never get a full-repeal enacted into law.” The Hill (1/21, Ferris, 224K) reports that Hatch promised the ACA would be a top priority in 2015 because it is “hanging over every discussion we have” about the economy. Pointing to King v. Burwell, the Supreme Court challenge to the ACA’s subsidies, Hatch said it was “important that Republicans begin to unite” on a replacement for the health law and said he would move forward on his own alternative, called the Patient CARE Act. Bloomberg (1/21, Rubin, 2.94M) reports that the Finance Committee’s “first bill will be a House-passed measure that exempts some veterans from Obamacare’s employer mandate.” Hatch told Bloomberg TV that he also wants to work on major changes to entitlement programs such as Social Security and Medicare. Kaiser Health News (1/21, 2K) reports that Hatch said he expects Republican and Democratic lawmakers to work together on several pieces of health legislation, including an extension of funding for the Children’s Health Insurance Program. Hatch called CHIP “a marvelous program” and said, “I’m optimistic that we can work on a bipartisan, bicameral basis to extend CHIP in a responsible way.” Modern Healthcare (1/21, Demko, Subscription Publication, 246K) also covers Hatch’s remarks. from ASCO Newsletter


 
 
  World Leaders Face Call to Action Against Cancer During World Economic Forum

World leaders will face a call to action against the rising human and economic toll of cancer at this year's World Economic Forum (WEF) in Switzerland, Jan. 21-24. Two forum sessions will discuss how world leaders and the oncology community can turn the tide on cancer. The sessions follow action by the global cancer community during the World Oncology Forum (WOF), in October 2014, where ASCO was represented by its Chief Medical Officer Richard Schilsky, MD, FACP, FASCO. Keep reading to learn more about Dr. Schilsky's work with WOF and the forum's work with WEF.


 
 
  ASCO Calls Transformation Of Treatment For CLL The “Cancer Advance Of The Year.”

An Oncology Times (1/21) blog reports that “For the first time,” ASCO “has named a ‘cancer advance of the year’—in this case the remarkable improvement in the treatment of chronic lymphocytic leukemia (CLL), which is the most common form of adult leukemia.” This “announcement...was made in the society’s most recent ‘Clinical Cancer Advances’ report, which” was published online ahead of print in the Journal of Clinical Oncology. In a “written message introducing the new report, ASCO President Peter Paul Yu, MD, said” that “until the past year, many older patients were without treatment options, because existing therapies caused severe, even life-threatening, adverse effects for those who were frail or had other major health problems.” OncLive (1/21, 1K) reports that Dr. Yu said, “This has truly been a banner year for CLL and for clinical cancer research as a whole. Advances in cancer prevention and care, especially those in precision medicine, are offering stunning new possibilities for patients.” from ASCO Newsletter


 
 
  RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE: L’80% DEI MEDICI TEME UNA CAUSA LEGALE

Roma, 21 gennaio 2015 - Otto medici su dieci (il 78,9%) sono preoccupati di incorrere in una controversia legale. E il 72% vorrebbe che nella propria polizza fosse inserita anche la tutela legale completa. Infatti due medici su dieci hanno dovuto sostenere una controversia con un paziente. Il risultato? Il 90% dei camici bianchi si sono assicurati ancor prima che arrivasse l’obbligo di legge per i professionisti del settore privato. Sono questi alcuni numeri contenuti nel Sondaggio sulle assicurazioni per il mondo medico sanitario realizzato dall’Osservatorio internazionale della sanità (Ois) in collaborazione con l’Omceo di Roma e presentato ieri mattina al Ministero della Salute. Il sondaggio on line ha coinvolto oltre 1.000 camici bianchi con l’obiettivo non solo di fotografare la situazione, ma anche di raccogliere i loro desiderata sulla materia. Anche perché l’argomento è particolarmente caldo e i medici da tempo denunciano il clima da “caccia alle streghe” che contribuisce ad aumentare il ricorso alla medicina difensiva. Per questo i camici bianchi chiedono che si accelerino i tempi per arrivare a una legge sulla responsabilità professionale derivante dall’atto medico. Un intervento legislativo organico e risolutivo che non dovrebbe tardare ad arrivare come hanno evidenziato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo. “L’allarmante incremento del numero dei contenziosi in ambito sanitario registrato negli ultimi anni – ha affermato la Lorenzin - impone oggi una risposta seria sia ai cittadini sia ai professionisti. Il professionista sanitario coinvolto nei contenziosi, infatti, è spesso costretto ad affrontare conseguenze in sede civile, penale e contabile e disciplinare, con esiti drammatici anche laddove poi il giudizio si risolva favorevolmente”. “Il fenomeno della responsabilità professionale è complicato e molto avvertito dai professionisti – ha spiegato Vito De Filippo, sottosegretario al ministero della Salute – c’è un’esigenza che riguarda la medicina difensiva, ormai un costo elevato per il Ssn. Siamo alla conclusione dell’iter legislativo per una normativa unica sul tema della responsabilità professionale, la tutela assicurativa e la malpractice. Serve una normativa organica, per dare un orientamento su tutti gli aspetti di questa problematica”.


 
 
  REGIONI: "TICKET AGLI OVER 65 PER RECUPERARE 3 MILIARDI"

Roma, 20 gennaio 2015 - Sono circa 13 milioni gli over-65 in Italia, divenuti bersaglio della proposta delle Regioni che prevede di eliminare l'attuale esenzione dal pagamento dei ticket sanitari al compimento dei 65 anni e prevederla solo per anziani con pensioni sociali, patologie gravi, per chi è disoccupato o per le famiglie numerose. Una proposta dettata dall'urgenza di recuperare maggiori risorse finanziarie nell’ottica di una maggiore equità, a fronte di una spesa per ticket da parte dei cittadini che nel 2013 è stata pari a circa 3 miliardi di euro. Secondo i dati dell'ultima Relazione sullo Stato sanitario del Paese 2012-2013 dell’Istat, infatti, sarebbero poco più di 12 milioni i residenti di età superiore a 65 anni, di cui circa 3,5 milioni con più di 80 anni. Oggi rappresentano circa il 21,2% della popolazione, ma tale percentuale è in crescita. Il risparmio che deriverebbe dalla misura ipotizzata dalle Regioni sarebbe, dunque, consistente. I ticket, complessivamente, continuano ad essere una importante voce di spesa per gli italiani: tra quelli sui farmaci, su diagnostica, specialistica e Pronto Soccorso, nel 2013 si sono sborsati più di 2,9 miliardi di euro. Una cifra superiore del 25% rispetto ai 2,2 miliardi spesi nel 2010. Una crescita di spesa per i cittadini che si ricava dall'analisi dei numeri contenuti nei rapporti di coordinamento della finanza pubblica della Corte dei conti degli anni 2012, 2013, e 2014.


 
 
  OCSE: SANITÀ ITALIA PROMOSSA A METÀ, FORTI LE DIFFERENZE TRA REGIONI

Roma, 19 gennaio 2015 - Secondo l’Ocse gli indicatori di salute della popolazione sono "tra i migliori" del bacino di competenza, e il Paese "ha migliorato notevolmente la qualità dell'assistenza negli ultimi decenni, ma deve affrontare le permanenti, forti disparità che permangono tra le regioni". E’ quanto emerge dal nuovo rapporto dell'Ocse, che fra le altre cose suggerisce di "sviluppare le responsabilità delle autorità nazionali" e lancia un monito: i continui tagli alla spesa non devono intaccare la qualità dell'assistenza. “Oltre a lavorare per ridurre le forti disparità tra le regioni - prosegue l'Organizzazione - è necessario porre maggiore attenzione rispetto alla qualità della sanità a livello nazionale. Negli ultimi anni il settore sanitario ha subito forti pressioni di contenimento della spesa nel contesto delle manovre di bilancio. Mentre l'Italia fornisce un'assistenza sanitaria di qualità e a un costo relativamente basso, la lenta crescita della spesa prima della crisi e il taglio della spesa durante la crisi (-0,4% sia nel 2010 che nel 2011) hanno messo a dura prova le risorse". "L'Italia - conclude l'Ocse - deve assicurare che continui sforzi per contenere la spesa sanitaria non intacchino la qualità dell'assistenza sanitaria come principio fondamentale di governance. L'allocazione delle risorse regionali deve avere un focus sulla qualità, ed essere collegata ad incentivi per il miglioramento della qualità. A livello regionale, devono essere concordati piani di miglioramento della qualità con obiettivi specifici".


 
 
  CANCRO: IL 40% DEGLI ITALIANI INIZIA A FUMARE PRIMA DEI 17 ANNI

Roma, 16 gennaio 2015 – “L’emulazione è una delle principali motivazioni di chi inizia a fumare. Per questo vanno sostenute e non oltraggiate le iniziative che mirano a controllare le scene di fumo nei film. Non si tratta di censurare una forma d’arte. Il 40% degli italiani inizia a fumare tra i 15 e i 17 anni e l’età di approccio alla prima sigaretta si sta pericolosamente abbassando. Serve una regolamentazione in un ambito così affascinante e coinvolgente come il cinema, in grado di creare veri e propri miti capaci di influenzare il pubblico con le loro azioni”. La prof.ssa Silvia Novello, presidente di WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe), risponde alla lettera dei registi italiani che hanno criticato la proposta del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, di vietare il fumo nelle fiction e nei film d’autore. “Le bionde – spiega la prof.ssa Novello - rappresentano la causa principale del tumore del polmone, che nel 2014 nel nostro Paese ha fatto registrare 40.000 nuove diagnosi. La Scienza ci dice che i numeri dei fumatori di oggi si riflettono nei pazienti affetti da cancro al polmone fra 20 anni. La Scienza ci dice che il numero di donne colpite da questa malattia 15 anni fa era così basso che quel tumore veniva considerato una patologia maschile. Oggi è la seconda causa di morte oncologica anche fra le donne. La Scienza ci dice che, se riuscissimo ad eliminare il vizio del fumo dagli 11 milioni di italiani, il tumore polmonare diventerebbe una malattia rara”. “È sicuramente un’utopia pensare di eliminare tutte le scene di fumo dalla cinematografia – continua la prof.ssa Novello -. Il compito della comunità scientifica è quello di educare i cittadini per metterli al riparo da fattori di rischio noti e riconosciuti come dannosi per la loro salute”. “Ma davvero non pensate di avere anche voi un ruolo educativo? – chiede la prof.ssa Novello ai registi firmatari della lettera - E veramente pensate che quella scena di Sigourney Weaver che esce dalla capsula di Avatar sarebbe stata meno incisiva o avrebbe bucato meno lo schermo se non avesse chiesto la sua ‘maledetta sigaretta’?”


 
 
  TUMORI RARI, SONO 70MILA OGNI ANNO I CASI IN ITALIA

Cremona, 15 gennaio 2015– Ogni anno vengono diagnosticati in Italia oltre 70mila tumori rari, circa il 20% del totale delle neoplasie (365.500 nel 2014). Sono spesso difficili da individuare e da trattare. Alcuni infatti sono asintomatici oppure i sintomi vengono attribuiti a tumori più frequenti. Per questo il paziente può arrivare tardi alla diagnosi, quando si è già sottoposto a diverse visite ed esami clinici. Con ricadute negative sulle possibilità di sopravvivenza. Per migliorare le conoscenze su queste patologie, è nata IART, “Italian Association Rare Tumors”, la prima associazione in Italia che ha come interesse tutti i tumori rari solidi dell’adulto, presieduta dal prof. Fernando Cirillo, chirurgo oncologo agli Istituti Ospitalieri di Cremona. L’obiettivo fondamentale di IART è la formazione dei medici. “Fare cultura in questo settore di nicchia – spiega il prof. Cirillo – significa colmare un preoccupante vuoto di risorse e di contenuti, vista l’offerta ancora scarsa delle nostre Università che, anche dopo le più recenti riforme, hanno per molti versi accantonato la didattica dedicata a questi tumori. Gli aggiornamenti devono quindi passare attraverso canali diversi. Vogliamo creare un’offerta formativa, didattica ed educazionale strutturata, organizzata e continua. La nostra associazione riconosce il valore della Scuola e abbiamo scelto la didattica come forma di aiuto indiretto al paziente. Una sfida non semplice, ma possibile”. La formazione e l’aggiornamento teorico-pratico promossi dall’associazione saranno indirizzati soprattutto a medici, specialisti di settore, personale sanitario e studenti universitari. Tra i tumori rari più noti vi sono i sarcomi, i tumori stromali gastrointestinali e quelli neuroendocrini. “Mancano i riferimenti per capire cosa siano queste malattie e sapere a chi rivolgersi: anzi, ci sono – continua il prof Cirillo -. Ma non è così semplice trovarli. Internet non sempre aiuta, troppo spesso la navigazione conduce a siti non certificati. Il medico di famiglia talvolta non è preparato su questi temi. Oppure il paziente ricorre al ‘fai da te’, che però implica il prezzo salato di lunghi tempi di attesa e di uno spreco di risorse. Quante volte abbiamo accolto nei nostri ambulatori pazienti spaventati, confusi e stanchi di cercare una soluzione, ma ancora pieni di speranza? La nostra associazione è costituita da un gruppo di esperti uniti dalla convinzione comune che la formazione nelle patologie di nicchia, come nel caso dei tumori rari, sia fondamentale per fornire informazioni essenziali per la loro gestione. La dimensione culturale non va sottovalutata: è necessario far crescere l’abitudine a individuare queste patologie per poterle curare precocemente”. In base al tipo di tumore, i trattamenti vanno dalla chemioterapia e radioterapia alla chirurgia fino alle terapie target con farmaci biologici. L’impatto sociale di queste malattie è notevole, spesso a causa del costo delle cure, delle possibili prestazioni improprie e della migrazione sanitaria. Inoltre solo alcune terapie sono garantite dal Sistema Sanitario Nazionale. Non tutti i trattamenti infatti prevedono farmaci rimborsabili e vi sono disparità territoriali fra le diverse Regioni. “Ho voluto lanciare questa sfida - conclude il prof. Cirillo - dopo anni di lavoro in questo settore, convinto che sia possibile soddisfare i bisogni del paziente solo dopo aver acquisito quegli strumenti che chiamiamo con una parola expertise, esperienza che implica lavoro, sacrificio e passione”.


 
 
  TROVATO UN KILLER DEI TUMORI

Oncoimmunologia. Trovato un killer dei tumori Un anno fa, l'immunoterapia dei tumori svettava in cima alla classifica di "Science" sui settori più caldi dell'anno. E le continue scoperte del settore suggeriscono che nei prossimi anni, con ogni probabilità, il suo ruolo diventerà ancora più centrale. Tra le ricerche più importanti c'è quella pubblicata nei giorni scorsi su "Nature Communications" e firmata da un team internazionale, che ha visto coinvolti in Italia l'Università Magna Graecia di Catanzaro con il gruppo diEnnioCarbone,l'UniversitàdiSalernocon il gruppo di Maurizio Bifulco, l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l'Università di Genova e lo leos-Cnr di Napoli. E a riconoscere l'importanza della scoperta è il numero uno dell'oncoimmunologia in Italia, Michele Maio, direttore del reparto di immunoterapia dei tumori dell'Ospedale Santa Maria delle Scotte di Siena: «Questi dati sono importanti, perché mostrano che nei linfonodi delle persone con melanoma metastatico c'è una concentrazione particolarmente alta di un tipo di linfociti chiamati Natural Killer, molto attivi in modo specifico contro le cellule tumorali, e che chi ne ha di più ha anche una prognosi più favorevole». Gli autori ipotizzano che le cellule Nk possano essere isolate dal tumore rimosso, coltivate, e somministrate di nuovo al malato, per distruggere le cellule maligne che potrebbero aver colonizzato altri organi. A. Cod. L'ESPRESSO 9, Gennaio 2015


 
 
  Bristol-Myers Squibb says late-stage study of Opdivo in lung cancer hits main goal

Bristol-Myers Squibb announced that a Phase III trial of the anti-PD1 immune checkpoint inhibitor Opdivo (nivolumab) versus docetaxel in previously treated patients with advanced, squamous cell non-small-cell lung cancer (NSCLC) was stopped early after meeting its endpoint. The company indicated that the CheckMate-017 trial's independent Data Monitoring Committee concluded that Opdivo demonstrated superior overall survival compared to docetaxel. Bristol-Myers Squibb noted that results "for the first time indicate a survival advantage with an anti-PD1 immune checkpoint inhibitor in lung cancer." The study randomised 272 patients with advanced or metastatic squamous cell NSCLC to receive either Opdivo or docetaxel. The trial's main goal is overall survival, while secondary endpoints include objective response rate and progression-free survival. Bristol-Myers Squibb said that it will share the data with health authorities. January 12th, 2015 By: Matthew Dennis from http://www.firstwordpharma.com/


 
 
  Lorenzin: “Niente sigarette in spiaggia, parco, stadio e nelle auto con bambini”

Roma, 13 gennaio 2015 - Mai più automobili che si trasformano in “camere a gas” per i bambini a causa delle sigarette fumate dai genitori al volante. Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, torna alla carica su uno dei suoi cavalli di battaglia, ovvero la prevenzione contro il tabagismo, e annuncia di avere allo studio un decreto per introdurre lo stop alle `bionde´ in auto in presenza di minori. L’obiettivo è, naturalmente, prevenire i danni, anche considerando la sempre più giovane età, 11-12 anni, in cui i ragazzi si avvicinano alle sigarette: dopo il divieto di fumo nelle scuole e luoghi adiacenti (fermo restando il divieto di vendita in Italia di tabacco ai minori di 18 anni), Lorenzin pensa dunque alle auto, “essendo ormai acclarati - afferma il Ministro - i danni da fumo passivo soprattutto tra i giovanissimi”. E non solo: la Lorenzin annuncia anche una “ulteriore opera di sensibilizzazione contro la pubblicità occulta e cercando di attivare collaborazioni su base volontaria volte ad evitare la diffusione di immagini vincenti, soprattutto tra i giovanissimi, legate al consumo di tabacco e all’abuso di alcol”.


 
 
  TROVATO UN KILLER DEI TUMORI - Oncoimmunologia - L' Espresso

TROVATO UN KILLER DEI TUMORI - Oncoimmunologia - L' Espresso


 
 
  OncoImmunologia

TROVATO UN KILLER DEI TUMORI


 
 
  Fumo: vizio in aumento tra donne, nonostante i divieti

Roma, 9 gennaio 2014 - Il 10 gennaio del 2005 entrava in vigore la legge Sirchia contro il fumo. Da dieci anni è quindi proibito il consumo di prodotti a base di tabacco in tutti i luoghi chiusi pubblici. “Il provvedimento ha limitato i danni del fumo passivo, oltre che, in parte, quelli del fumo attivo per alcune persone che, anche grazie a questa legge sono riusciti a smettere di fumare. Il fumo passivo è molto pericoloso per la salute - sottolinea la professoressa Silvia Novello presidente di “WALCE” (Women Against Lung Cancer in Europe) -. Al pari di quello attivo, possiede infatti oltre 4.000 sostanze chimiche sotto forma di particelle e di gas. Per questo i non fumatori che lo inalano sono spesso colpiti dalle stesse malattie dei tabagisti come irritazione a occhi e naso, mal di testa, secchezza della gola, vertigini, nausea, tosse e problemi respiratori”. In merito ai dati relativi ai fumatori, secondo quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), per la prima volta dal 2009 si osserva un aumento delle tabagiste, che passano dal 15,3% del 2013 al 18,9% del 2014. “Fumare conquista sempre di più il gentil sesso - afferma la Novello -, a partire da un’età molto precoce e per lo più in anticipo rispetto ai coetanei maschi. Per la voglia di sentirsi più grandi, per il senso di potere che conferisce la sigaretta in bocca o per il piacere indotto dalla nicotina, nel nostro Paese calano gli uomini con il pacchetto in tasca e aumentano le sigarette nelle borsette delle donne”.


 
 
  FUMO: SIGARETTE CHIUSE A MANO DANNOSE PER LA SALUTE COME LE ALTRE

Londra, 7 gennaio 2014 - Le sigarette rollate a mano sono pericolose come le "bionde" tradizionali. E' quanto ha evidenziato una nuova campagna inglese della Public Health England (PHE), nella quale sono mostrati i danni causati al corpo dagli ingredienti "tossici" presenti nelle sigarette, che vengono paragonati ad un lento e costante declino, in un processo descritto come "simile al marcire". Nel video diffuso, infatti, si vede un padre di famiglia intento a rollare una sigaretta fatta a mano mentre i figli giocano. Ma, invece del tabacco, l'uomo si trova a rollare carne umana in decomposizione. Esattamente l'effetto che il fumo causa agli organi del nostro corpo. Il messaggio è chiaro: "Ogni sigaretta vi fa marcire, sia al vostro interno che fuori". Anche in Italia, come rilevato da un'indagine Doxa-Iss, rispetto alla tipologia di prodotti del tabacco acquistati si è osservato quest'anno il raddoppio della percentuale di fumatori che scelgono le sigarette fatte a mano (18% contro il 9,6% del 2013). Questo dato è confermato anche dall'aumento delle vendite di trinciati (circa 400% rispetto al 2005). Il consumo di sigarette fatte a mano è significativamente più diffuso tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 20 anni (34,3%).


 
 
  SCIENCE: “DUE TUMORI SU TRE PROVOCATI DA ‘PURA SFORTUNA’”

Roma, 5 gennaio 2015 - Due terzi dei tumori sono dovuti a mutazioni legate al puro caso piuttosto che a stili di vita sbagliati come il fumo. Solo un terzo e' invece correlato a fattori ambientali o predisposizioni ereditarie. Sono questi alcuni dei dati contenuti in una ricerca recentemente pubblicata su Science. Il 66% dei tumori è provocato da pura sfortuna e sembrano apparentemente incomprensibili perché si verificano in assenza di comportamenti a rischio. Ma, sempre secondo lo studio, gli stili di vita sbagliati continuano ad aumentare il rischio di ammalarsi. Il fumo, da solo, resta il responsabile del 20% dei casi di cancro in tutto il mondo. Lo stesso vale per l'eccessiva esposizione al sole, bere troppo alcol o essere sovrappeso. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato 31 differenti tumori. Tramite l'utilizzo di alcuni modelli matematici, solo 9 neoplasie sono risultate essere collegati agli stili di vita o a difetti genetici. I restanti 22 erano “principalmente collegati alla sfortuna”, hanno spiegato gli autori. In particolare, gli studiosi hanno contato le mutazioni casuali che possono avvenire durante una divisione cellulare. Dai risultati è emerso che il rischio di sviluppare un tumore e' tanto più alto quanto maggiore è il numero delle divisioni cellulari. Alla luce di questi dati, che in pratica spiegano l'impossibilita' nel prevenire alcuni tumori, i ricercatori invitano a concentrarsi sulla ricerca che ha come obiettivo quello di migliorare le diagnosi.


 
 
  AIFA: CON NUOVI TAGLI ANCORA PIÙ DIFFICILE L'ACCESSO AI FARMACI INNOVATIVI

Roma, 2 gennaio 2015 - “Dobbiamo avere il coraggio di affermare, con chiarezza, che la quota del FSN dedicata certamente ai farmaci di uso ospedaliero, e molto probabilmente a quelli di uso territoriale, non sarà più adeguata se si vuole garantire l’accesso dei pazienti a prodotti con un vero potenziale di innovazione terapeutica”. E’ quanto ha affermato Luca Pani, Direttore Generale dell’AIFA, in un lungo editoriale pubblicato sul sito dell’Agenzia. “Nel prossimo futuro arriveranno altre molecole e verrà chiesta la registrazione per alcuni antitumorali (carcinoma mammario, polmone, colon-retto e melanoma) - ricorda Pani -. L’impatto economico stimato per il SSN va da parecchie decine a diverse centinaia di milioni di euro per i prossimi due-tre anni. Il nostro fondo per l’innovazione non basterà e dovrà essere riadattato per evitare di destabilizzare l’intero sistema farmaceutico industriale italiano”. “Sarebbe riduttivo pensare che poche misure possano essere capaci di portarci indenni attraverso un futuro popolato di incognite - ha sottolineato Pani -. La chiave di volta potrebbe stare in un cambiamento a livello Europeo, che invita gli Stati membri a rendere quanto più possibile omogenee le proprie procedure di definizione del prezzo e rimborso dei farmaci e che sperimenta, tramite l’EMA nuove modalità di autorizzazione all’immissione in commercio”.


 
 
  LORENZIN: PRONTO IL DECRETO DI REVISIONE E AGGIORNAMENTO DEI LEA

Roma, 23 dicembre 2014 - Dopo nove mesi di lavoro è pronto il decreto per la revisione e l'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (LEA). E’ quanto ha annunciato il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dicendosi soddisfatta per una revisione attesa da 14 anni. Nei nuovi LEA saranno previsti i trattamenti per l'eterologa, le indagini per la celiachia e le cure per l'endometriosi. Tra le patologie “entranti” anche il melanoma cutaneo familiare e le neoplasie endocrine multiple, oltre ai trattamenti di adroterapia oncologica. Il varo e' previsto entro metà gennaio. “Nei nuovi Livelli essenziali di assistenza - ha spiegato il ministro Lorenzin -, entrano anche alcune malattie rare e patologie croniche. E' ora attesa la Relazione tecnica allegata al provvedimento. L'approvazione del decreto è quindi prevista entro metà gennaio, dopo un lavoro di revisione che ha visto impegnati il Ministero della Salute, le Regioni e l’AGENAS”. Riferendosi invece alla revisione dei ticket, il Ministro ha rilevato, a margine di una conferenza stampa, come sia necessario ancora tempo ed un'ulteriore riflessione.


 
 
  TUMORI: NUOVA STRATEGIA PUNTA SU 'OROLOGIO BIOLOGICO' DELLE CELLULE

Washington, 22 dicembre 2014 - Battere il tumore puntando i telomeri con una piccola molecola, chiamata "6-thiodG", che sfrutta a proprio vantaggio l'"orologio biologico" delle cellule tumorali per ridurre la crescita del cancro. E' l'idea che i biologi cellulari dell'UT Southwestern Medical Center hanno testato con successo nei topi e hanno descritto sulla rivista Cancer Discovery. La molecola 6-thiodG prenderebbe di mira quel meccanismo unico che si pensa sia il responsabile della lunghezza della vita delle cellule. Questo "orologio biologico" e' definito da strutture del Dna conosciute come telomeri, che ricoprono le estremita' dei cromosomi della cellula per proteggerla da eventuali danni e che si accorciano ogni volta che la cellula si divide. Una volta che i telomeri si sono accorciati a una lunghezza critica, la cellula non puo' piu' dividersi e muore con un processo chiamato apoptosi. Le cellule tumorali sono protette da questa morte grazie a una proteina complessa di Rna, chiamata telomerasi, che ora e' diventato un bersaglio nella ricerca della terapia contro il cancro. I farmaci fino ad ora utilizzati richiedono somministrazioni lunghe e molto tossiche. Ora pero' i ricercatori hanno capito che la molecola 6-thiodG disturba la telomerasi, agendo come un segnale d'"allarme" che la cellula riconosce come "danno". In questo modo, la cellula non si divide piu' e muore. "Dal momento che la telomerasi e' espressa in quasi tutti i tumori umani - ha detto Jerry W. Shay, scienziato che ha coordinato lo studio - questo lavoro rappresenta un approccio potenzialmente innovativo per colpire le cellule tumorali che esprimono la telomerasi con minimi effetti collaterali sulle cellule normali".


 
 
  FARMACI: NEL 2013 OLTRE 40MILA SEGNALAZIONI DI REAZIONI AVVERSE

Roma, 19 dicembre 2014 - Nel 2013 la Rete nazionale di farmacovigilanza ha registrato 40.957 segnalazioni di reazioni avverse di cui il 31% definite gravi perché causa di ricovero. Il tasso di segnalazioni si attesta a 690 casi per milione di abitanti ed è superiore a quello di altri Paesi Europei con una forte tradizione nella farmacovigilanza. Inoltre risulta più alto del valore definito dall'OMS come "gold standard" per un efficiente sistema di sicurezza che è di 300 segnalazioni per milione di abitanti. E' questa la fotografia scattata dalla Relazione sullo stato sanitario del Paese 2012-2013 presentata a Roma. "L'aumento delle segnalazioni è stato principalmente riferito a farmaci diversi dai vaccini (+47%) mentre per questi ultimi - si legge nel rapporto - la situazione è rimasta stazionaria, con un lieve aumento dello 0,3%. Il 54% delle segnalazioni avverse nel 2013 è stato trasmesso da Lombardia, Toscana e Campania. Nel 2013 i medici ospedalieri hanno rappresentato la fonte principali di segnalazioni (52%), farmacisti (16%), medici specialisti (9%) e dai medici di medicina generale (7%). Gli antimicrobici (24%) e antineoplastici (18%) e quelli del sistema nervoso centrale (14%) sono stati tra i farmaci più segnalati".


 
 
  ALLARME OBESITÀ IN EUROPA: È TRIPLICATA DAL 1980

Roma, 18 dicembre 2014 - In Europa la prevalenza di obesità è triplicata dagli anni Ottanta e continua a crescere, in particolare tra i bambini, secondo quanto è emerso dal secondo Congresso Nazionale di Endocrinologia oncologica di Napoli. L'obesità è responsabile del 2-8% dei costi sanitari e del 10-13% dei decessi. In Italia, dai dati del sistema di sorveglianza Passi 2010-2013, emerge che due adulti su cinque sono in eccesso ponderale, in particolare il 31% è in sovrappeso e l'11% obeso. L'eccesso di peso e' piu' frequente negli uomini ed ha una distribuzione maggiore nelle regioni meridionali, in particolare Campania e Basilicata. Con l'aumentare dell'incidenza dell'obesita', si e' registrato parallelamente un incremento anche dei nuovi casi di tumore. In particolare si stima che in Italia vi siano nel corso dell'anno 366.000 nuove diagnosi di tumore (esclusi i carcinomi della cute), circa 200.000 (55 per cento) fra gli uomini e circa 166.000 (45 per cento) fra le donne, e solo nel 2013 si sono registrati circa 173.000 decessi. Tra gli uomini i tumori piu' frequenti sono quello del polmone e della prostata, mentre tra le donne piu' frequenti sono quello al seno e al colon retto. Molti studi hanno dimostrato una significativa associazione tra obesita' e cancro, in relazione ad una incrementata incidenza di malattie tumorali negli obesi. Questa associazione, secondo gli esperti, e' da ricercarsi nelle alterazioni metaboliche dei soggetti obesi che possono favorire sia trasformazione delle cellule in senso neoplastico che la progressione dei tumori.


 
 
  FARMACI INNOVATIVI: AL VIA FONDO DA 1 MILIARDO PER IL BIENNIO 2015/16

Roma, 17 dicembre 2014 - Alla fine della scorsa settimana il Governo ha depositato in Commissione Bilancio del Senato diversi emendamenti al ddl Stabilità. Uno dei provvedimenti istituisce il Fondo per i Farmaci Innovativi prevedendo uno stanziamento di 1 miliardo per il biennio 2015/2016. Di queste risorse la gran parte (900 milioni) saranno tratte dai fondi a destinazione vincolata già stanziati per la realizzazione degli obiettivi del Piano sanitario nazionale. Gli altri 100 milioni saranno invece finanziati dallo Stato. In previsione di possibili sforamenti della spesa a seguito dell'introduzione di farmaci innovativi, sono state anche modificate le regole vigenti del pay back a carico delle aziende farmaceutiche, prevedendo un concorso diretto delle aziende produttrici dei farmaci innovativi che dovessero provocare uno sforamento della spesa. Positivo il commento del Presidente delle Regioni Sergio Chiamparino anche se restano ancora in sospeso la soluzione del contenzioso con il Governo per la determinazione del Fondo sanitario 2015


 
 
  TUMORI: 1.500 DONNE OGNI ANNO VOGLIONO DIVENTARE MADRI

Roma, 16 dicembre 2014 - La possibilità di diventare madri dopo il cancro è un diritto ancora negato in Italia. Ogni anno circa 1.500 donne colpite da tumore chiedono ai medici di preservare la fertilità ma i farmaci anti-sterilità sono a totale carico delle pazienti, perché non rientrano tra quelli prescrivibili per questo specifico scopo, nonostante numerosi studi scientifici abbiano dimostrato la loro sicurezza ed efficacia. È necessario un intervento normativo urgente, come evidenziato dalle associazioni dei pazienti (FAVO - Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, ANDOS - Associazione Nazionale Donne Operate al Seno, AIMaC – Associazione Italiana Malati di Cancro, Salute Donna). L’appello è contenuto nel documento inviato al Ministero della Salute e alla Conferenza Stato-Regioni e presentato al Convegno “Prevenire la sterilità e conservare la fertilità nelle donne malate di cancro”, che si svolge oggi al Senato (Palazzo Giustiniani). “Ogni anno – spiega l’avv. Elisabetta Iannelli, segretario FAVO - 5.000 donne nel nostro Paese devono confrontarsi con un tumore quando ancora potrebbero diventare madri. Per le giovani donne colpite da tumore è fondamentale poter conservare la fertilità per poter aver una chance di maternità dopo le cure oncologiche, che in molti casi mettono a rischio la capacità riproduttiva. Quali sono le risposte del Sistema Sanitario Nazionale? Purtroppo ancora insufficienti. Il costo dei farmaci è a completo carico delle pazienti, i percorsi clinico assistenziali non sono stati ancora definiti, manca del tutto un osservatorio nazionale che si occupi del problema”. Il cancro del seno e i linfomi sono le neoplasie più frequenti nelle donne giovani. Rappresentano il 60% di tutti i tumori nelle under 40 e vengono trattati nella maggior parte dei casi con chemioterapia potenzialmente tossica per la funzione ovarica. “Dai dati della letteratura si evince che tra le 3000 giovani donne italiane a rischio di infertilità a causa della malattia, circa la metà è interessata a preservare la propria fertilità – sottolineano la prof.ssa Lucia Del Mastro, membro del Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), e il dott. Fedro Peccatori, direttore dell’Unità di Fertilità e Procreazione dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) -. Le tecniche consolidate per prevenire l’infertilità da chemioterapia sono la raccolta di ovociti prima dei trattamenti chemioterapici e la loro crioconservazione e l’utilizzo di farmaci (analoghi LHRH) che proteggono le ovaie durante i trattamenti. Queste tecniche possono entrambe essere applicate alla stessa paziente e hanno un tasso di successo relativamente elevato, con possibilità di gravidanza dopo la guarigione tra il 30 e il 50% a seconda dell’età della donna, dei trattamenti chemioterapici ricevuti e del numero di ovociti crioconservati. Studi eseguiti su centinaia di donne dimostrano che le pazienti trattate con analoghi LHRH durante la chemioterapia hanno un rischio ridotto della metà di rimanere sterili dopo il trattamento, rispetto alle pazienti che hanno ricevuto la sola chemioterapia. D’altra parte il congelamento di almeno 10 ovociti offre il 30% di probabilità di diventare madri”. Il costo complessivo per il trattamento farmacologico con LHRH delle donne che ne hanno effettivamente bisogno può essere stimato in 77.000 euro/anno per il Servizio sanitario nazionale. Se poi tutte le pazienti candidate alla preservazione della fertilità si sottoponessero alla crioconservazione degli ovociti, la spesa totale complessiva ammonterebbe a circa 1.500.000 euro. “Però – afferma la dott.ssa Giulia Scaravelli, Responsabile del Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita (Istituto Superiore di Sanità) - ancora troppe donne non vengono informate, è determinante la formazione degli operatori e la sorveglianza del fenomeno”.


 
 
  FNOMCEO: “SERVE UNA RIFORMA DELLA FORMAZIONE MEDICA”

Roma, 15 dicembre 2014 - "Abbiamo un progetto complessivo per riformare nel profondo tutto il processo" della formazione medica "e lo presenteremo, nelle prossime settimane, agli stakeholder del sistema". Lo ha detto il presidente nazionale della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Amedeo Bianco, in occasione della seconda giornata del Consiglio nazionale Fnomceo di fine anno. Al centro del programma di rinnovamento, tra l'altro, la programmazione basata su fabbisogni documentati e la selezione per l'accesso alla formazione pre e post laurea, per la quale andranno definite tempistiche certe, discipline note e un setting di iniziative preparatorie a ai test e di valutazioni attitudinali, secondo standard internazionali. "Il documento approvato dal Consiglio – ha aggiunto a margine dell'evento Bianco – individua una piattaforma responsabile, che si propone di innovare un sistema formativo in grandissima crisi. Non esprime dogmi ma evidenze. Ed è rispetto a queste evidenze che chiediamo di confrontarsi, per migliorarle, a tutti coloro che hanno a cuore la qualità della professione medica. L'unica cosa che non possiamo fare - ha concluso - è stare fermi".


 
 
  Ssn: in Italia informatizzato solo 16% Percorsi assistenziali

Roma, 12 dicembre 2014 – L'informatizzazione dei Percorsi Diagnostico Terapeutici e Assistenziali (Pdta) inizia a consolidarsi al Centro-Nord dell'Italia. Ma molte sono ancora le lacune: le soluzioni informatiche vengono applicate ancora solo al 16 per cento dei Pdta nonostante, secondo il 68 per cento delle aziende, gli strumenti Ict (Information and communication technology) possono migliorare i processi di cura. E' la fotografia scattata da una ricerca condotta da Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali, insieme alla School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca ha coinvolto in totale 43 aziende - 26 Asl, 14 aziende ospedaliere, 2 Irccs e un'Azienda regionale per l'emergenza sanitaria - dislocate in 14 Regioni. Dai risultati e' emerso che i Pdta dichiarati attivi o di prossima attivazione dalle aziende campione sono 338 e di questi 293 risultano pienamente funzionanti, mentre altri 45 lo saranno entro l'anno. La loro diffusione e' maggiore al Nord: al primo posto c'e' la Lombardia (con 129 Pdta), seguita dall'Emilia Romagna (67), la Toscana (40) e il Lazio (26). Nel Sud sono complessivamente 44 i Percorsi diagnostico terapeutico assistenziali, rilevati pero' solo su 8 aziende campione. Secondo il ministero della Salute, i Pdta consentirebbero al Sistema sanitario nazionale di risparmiare almeno 8 miliardi di euro di prescrizioni improprie.


 
 
  ISTAT: IN QUATTRO ANNI PERSI NEL SSN 22.800 POSTI DI LAVORO

Roma, 11dicembre 2014 - Nel servizio sanitario nazionale calano le unità di personale e i redditi lordi. E’ quanto ha evidenziato l’ISTAT che nei giorni scorsi ha pubblicato i conti economici annuali delle amministrazioni pubbliche. Nel 2010 risultavano 695.100 dipendenti in Asl, ospedali, IRCCS e policlinici universitari che sono scesi a 672.900 nel 2013. Il calo è stato del 3,28%, pari a 22.800 posti di lavoro. Sul piano delle unità di personale la sanità perde poco meno della media degli altri comparti. Forte è la discesa delle retribuzioni per i lavoratori del SSN. La perdita secca procapite, nel confronto tra il 2010 e il 2013, è di circa 1.000 euro, quasi il doppio di quella del complesso della pubblica amministrazione. Da considerare, infine, che questi calcoli non tengono conto della perdita di valore d’acquisto legata all’andamento dell’inflazione che, se è pur vero che sia molto calata nell’ultimo periodo, ha comunque pesato per l’1,5% nel 2010, il 2,8% nel 2011, il 3% nel 2012 e l’1,2% nel 2013. Indici che comportano inevitabilmente un innalzamento della perdita reale del valore delle retribuzioni per i 672.900 operatori (rimasti) del SSN.


 
 
  CENSIS: 4 ITALIANI SU 10 CERCANO INFORMAZIONI DI SALUTE ONLINE

Roma, 9 dicembre 2014 – Il 47% degli italiani cerca on line informazioni su salute e benessere. Un fenomeno in crescita, che ha inevitabilmente contribuito a ridisegnare il rapporto che il paziente instaura con il medico. Non di rado le informazioni reperite online vengono infatti chiamate in causa al momento del confronto diretto con il medico e utilizzate per discutere e confrontarsi sui risultati, ma anche per contestare al medico l'esattezza della sua diagnosi. E' quanto emerge dal 48esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2014. L'esposizione a un numero molto elevato di contenuti determina però, come conseguenza, un'alterazione della percezione relativa al proprio livello di conoscenze su temi sanitari. Questa discrepanza tra conoscenze presunte e informazioni possedute è stata messa in luce da diverse ricerche che il Censis ha condotto tra il 2012 e il 2014, dalle quali è emerso che la conoscenza su temi sanitari “non risulta completamente adeguata”. Tra i pazienti affetti da fibrillazione atriale, ad esempio, solo il 58,8% ha correttamente definito l'ictus una malattia del cervello, con un dato che varia con il titolo di studio: dal 74,1% di chi ha più titoli di studio al 45,6% di chi ha titoli più bassi, rivelando un'incertezza particolarmente grave in quanto presente in una popolazione ad alto rischio.


 
 
  CONFERENZA REGIONI: NEL 2015 PREVISTI TAGLI ALLA SANITÀ PER 1,5 MILIARD

Roma, 5 dicembre 2014 - La scure dei tagli alla spesa pubblica si abbatterà anche sul comparto della sanità. Per il 2015 ci sarà un taglio che potrebbe arrivare a 1,5 miliardi di euro. La sforbiciata azzera quasi del tutto l'incremento del Fondo sanitario nazionale di 2 miliardi, che era stato delineato nel testo del Patto per la Salute firmato quest'estate. L’accordo fissava cifre precise: 109,9 miliardi per il 2014; 112 nel 2015 e 115,4 per il 2016. Sembra salvo, al momento, il Fondo per il 2014. “C’è un’ampia disponibilità da parte nostra - ha affermato il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino - a concordare una riduzione del Fondo sanitario nella misura di 1,5 miliardi. Non più 112 miliardi nel 2015. Altri tagli, dei 4 miliardi previsti nella legge di Stabilità a carico delle Regioni, dovrebbero invece toccare per 400 milioni il trasporto pubblico locale e 1,5 miliardi di riduzione su beni e servizi intermedi e farmaceutica. Non interverremo in alcun modo sulla riduzione dei LEA. In cambio di questo - ha concluso Chiamparino - il Governo ci ha dato la disponibilità ad aumentare di un 1 miliardo e 100 milioni l’anno gli investimenti in edilizia sanitaria, per un totale di 3 miliardi e 300 milioni fino al 2017”.


 
 
  ISTAT: NEL 2012 OLTRE 33.500 DECESSI PER TUMORE A TRACHEA, BRONCHI E POLMONI

Roma, 4 dicembre 2014 – I tumori maligni sono una tra le principali cause di morte nel nostro Paese. Con 33.538 decessi le neoplasie che colpiscono trachea, bronchi e polmoni sono la quarta causa decesso in assoluto e la seconda negli uomini. E’ quanto emerge dal report ISTAT Le principali cause di morte in Italia. “Nel 2012 - rileva l'Istituto di ricerca - vi sono stati nel nostro Paese 613.520 decessi con un tasso standardizzato di mortalità di 92,2 individui per diecimila residenti. La tendenza recente è caratterizzata da una riduzione dei tassi (-6% rispetto al 2007), ma da un aumento del numero dei decessi (+7%) per effetto dell'invecchiamento della popolazione. Quindici sono le cause principali di morte che spiegano il 65% del totale dei decessi avvenuti nel 2012. Nella graduatoria, dopo le malattie ischemiche del cuore (poco più del 12% del totale), seguono in seconda e terza posizione altre malattie del sistema circolatorio: rispettivamente quelle cerebrovascolari (61.255 morti, pari al 10% del totale) e le altre malattie del cuore (48.384 morti, pari all'8%). Quest'ultima categoria comprende malattie cardiache non di origine ischemica. I tumori maligni di trachea, bronchi e polmone rappresentano la causa di morte oncologica più frequente. A seguire, in quinta posizione, si posiziona un altro gruppo di cause appartenenti all'ampio settore dei disturbi circolatori, le malattie di origine ipertensiva che hanno provocato 31.247 decessi (5% del totale)”.


 
 
  TUMORI: STUDIO ITALIANO, SCOPRE LA PROTEINA “CHIAVE” DELLA PROLIFERAZIONE CELLULE MALATE

Roma, 3 dicembre 2014 - Uno studio italiano mette in luce il ruolo di una proteina chiave per la proliferazione delle cellule tumorali. Lo studio, pubblicato su 'Nature Cell Biology', pone l'attenzione sulla prudenza che va adottata nell'utilizzo di trattamenti chemioterapici che abbiano come "bersaglio" l'autofagia, visto il legame messo in evidenza dalla proteina Ambra1, tra quest’ultima e la duplicazione cellulare. In condizioni di stress o in mancanza di nutrienti, le cellule dei nostri tessuti si vedono costrette a ottimizzare l'uso delle proprie risorse energetiche per poter sopravvivere. Di conseguenza, le attività più dispendiose dal punto di vista energetico vengono sospese. Proprio la duplicazione cellulare è tra i primi processi a essere arrestati. Oltre a risparmiare energia, durante questo periodo la cellula cerca anche di recuperare nutrienti preziosi riciclando molte delle sue stesse componenti, attraverso un processo conosciuto come autofagia (una forma di autodigestione). In questo contesto, un'unica proteina, mTor, agisce da regolatore sia della proliferazione che dell'autofagia, benché questi suoi due ruoli siano stati sinora considerati indipendenti fra loro. Il gruppo ha scoperto che Ambra1 è regolata da mTor sia per modulare l’autofagia che per limitare la capacità della cellula di dividersi.


 
 
  NIENTE ESAMI PER 4 MALATI CRONICI ITALIANI SU 10

Roma, 2 dicembre 2014 - In Italia 4 malati cronici su 10 denunciano difficoltà di accedere ad esami diagnostici a causa del ticket. E' quanto emerge dal XIII Rapporto sulle politiche della cronicità presentato oggi a Roma dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (Cnamc) di Cittadinanzattiva. Dall'indagine risulta che non tutti gli esami necessari per il controllo della patologia sono coperti dall'esenzione (34,5%), mentre ve ne sono altri per cui esiste l'esenzione ma che ormai sono superati da esami più innovativi (12,9%). Il 36,7% delle associazioni segnala inoltre l'interruzione della terapia farmacologica, determinata per oltre il 70% dei casi da problemi di budget dell'ospedale o della Asl. In un caso su due si verifica un problema di aderenza alla terapia, generato dalla difficoltà di ricordare la posologia (60%) o dagli effetti avversi (44,4%). Altro motivo di rinuncia è la difficoltà di farsi prescrivere il farmaco su ricetta rossa 27,8% (lo specialista e il medico di famiglia si rimpallano la responsabilità).


 
 
  STUDIO: ALCUNE SIGARETTE ELETTRONICHE 10 VOLTE PIU' CANCEROGENE DI QUELLE TRADIZIONALI

Tokyo, 01 dicembre 2014 - Le sigarette elettroniche possono contenere fino a 10 volte il livello di sostanze cancerogene rispetto a quelle tradizionali. E' quanto hanno scoperto scienziati giapponesi, in una ricerca commissionata dal ministero della Salute di Tokyo. Nei liquidi utilizzati nelle sigarette elettroniche sono state trovate sostanze quali la folmaldeide e l'acetaldeide, hanno spiegato i ricercatori. La prima, utilizzata in materiali per l'edilizia e in sieri per imbalsamatori, e' presente in molti liquidi a livelli piu' alti rispetto al tabacco. "In una marca, il team di ricercatori ha scoperto piu' di 10 volte il livello di cancerogeni rispetto a una sigaretta normale", ha spiegato il responsabile della ricerca, Naoki Kunugita, sottolineando che "specialmente quando il vaporizzatore si surriscalda, vengono prodotte quantita' piu' alte di queste sostanze dannose". Anche in un'altra marca di liquidi i ricercatori hanno trovato livelli simili di formaldeide. Le sigarette elettroniche funzionano attraverso un vaporizzatore che permette di aspirare il liquido, senza produrre combustione. Il team dell'Istituto nazionale per la salute pubblica giapponese ha analizzato diverse ricariche, utilizzando una macchina che simula 15 inalazioni. La ricerca, ha spiegato Kunugita, dimostra che le sigarette elettroniche non sono innocue come molti pensano. Spesso, ha aggiunto, i giovani le usano prima di cominciare a fumare quelle tradizionali. Nell'agosto scorso, l'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) aveva chiesto ai governi di vietare la vendita di sigarette elettroniche ai minori, poiche' rappresentano una "seria minaccia" per i giovani e le donne incinte, con il rischio di "conseguenze per i feti”.


 
 
  EUROSTAT: AUMENTANO LE VITTIME DI CANCRO IN UE, +6,3% IN 9 ANNI

Bruxelles, 26 novembre – Nell’Unione Europea dal 2002 al 2011 la percentuale di decessi dovuti al cancro nell'UE è cresciuta del 6,3% per un totale di 1 milione e 281mila vittime. E’ quanto ha reso reso noto l’Eurostat. Nel complesso il cancro e' la causa di circa un quarto (26,3%) delle morti che avvengono ogni anno nei 28 paesi dell'Unione, con un tasso di mortalita' che e' piu' alto nella popolazione al di sotto dei 65 anni (37,1%), rispetto agli over 65 (23,8%). Tra gli uomini, la malattia miete piu' vittime che tra le donne. Nel 2011, 718.000 decessi sono stati di pazienti maschi rispetto alle 563.000 vittime femminili. Il tumore piu' diffuso e' quello ai polmoni (20,8%), seguito da colon (11,9%), seno (7,2%) e pancreas (6,1%). L'incidenza del cancro sui decessi annuali in Italia (28,3%) e' leggermente superiore alla media europea (26,3%). La maglia nera va all'Olanda, dove il cancro rappresenta il 31,9% delle cause di morte, con una percentuale che e' quasi doppia rispetto a quella del paese "piu' sano", la Bulgaria, che registra solo il 15,6% di decessi dovuti al cancro


 
 
  EMA: AL VIA NUOVO REGOLAMENTO SUL CONFLITTO DI INTERESSE

Londra, 24 novembre 2014 - L’Agenzia europea dei medicinali (EMA) ha annunciato la pubblicazione delle nuove regole aggiornate in materia di conflitti di interessi per gli esperti e i membri del comitato scientifico. Secondo l’EMA, la revisione punta a un approccio più efficace per limitare il coinvolgimento nel lavoro dell’Agenzia di esperti con possibili conflitti d'interessi, senza rinunciare però “alle migliori competenze disponibili”. “La nostra priorità è quella di assicurare che l'integrità delle nostre valutazioni scientifiche di medicinali non venga compromessa da interessi privati nel settore farmaceutico - ha spiegato Noel Wathion, chief policy adviser dell’EMA -. La nuova policy entrerà in vigore il 30 gennaio 2015. L'aggiornamento era stato approvato dal consiglio d’amministrazione dell’Agenzia nel marzo 2014, accogliendo i contributi raccolti durante il workshop organizzato a Londra nel settembre 2013 dal titolo Best expertise vs conflicts of interests: striking the right balance. Lo scopo era quello di conoscere le opinioni e le preoccupazioni del mondo accademico, delle organizzazioni di pazienti, dei rappresentanti dei comitati, delle organizzazioni non governative, dell’industria farmaceutica e dei media scientifici sulla attuale policy dell’Agenzia sul conflitto di interessi”.


 
 
  EAHP: L’86% DEI FARMACISTI OSPEDALIERI EUROPEI E’ A CORTO DI MEDICINALI

Roma, 20 novembre 2014 - Oltre l'86% dei farmacisti ospedalieri europei ha difficoltà nel reperire i medicinali. Per il 66% il problema è quotidiano o settimanale. Nel 51,8% dei casi invece le carenze riguardano i farmaci originator. La percentuale sale se consideriamo il contesto italiano. Nel nostro Paese la carenza di questi medicinali si attesta intorno al 60%. Sono questi alcuni dati del rapporto stilato dall'Associazione Europea dei Farmacisti Ospedalieri (EAHP) dopo aver intervistato oltre 600 farmacisti ospedalieri di 36 diversi paesi del Vecchi Continente. I farmaci maggiormente coinvolti dal fenomeno sono quelli contro le infezioni (56,7%), cancro (54,5%), emergenze (30,4%), patologie cardiovascolari (30,4%) e gli anestetici (26%). Le farmacie ospedaliere denunciano che la maggior parte delle loro carenze sono imputabili al canale dei grossisti (46,3%) e a quello delle aziende farmaceutiche produttrici di farmaci branded (39,8%). La durata di queste carenze può essere di lungo periodo e portare gravi ripercussioni per alcune terapie salvavita. Nella ricerca si sottolinea come, nel 63,3% dei casi, a domanda precisa, gli intervistati abbiano risposto che queste carenze possono durare diverse settimane, mentre per il 29,7% si possono protrarre addirittura per alcuni mesi. L'Italia si allinea pienamente a questi dati, facendo riscontrare una prevalente carenza di medicinali per un arco di diverse settimane nella maggior parte dei casi.


 
 
  LORENZIN: IN SANITÀ L'IMPIEGO DELLE RISORSE NON E' EFFICIENTE

Roma, 17 novembre 2014 - “Se qualcuno mi chiedesse se 112 miliardi di euro sono adeguati a sostenere la spesa sanitaria italiana, risponderei sì in questo momento. E non sono troppi, sono quello che abbiamo e dobbiamo preservarlo. Se pero' mi chiedessero se sono spesi bene, risponderei di no. L'impiego delle risorse non e' efficiente: la sanita' e' come un enorme acquedotto pieno di buchi". E’ quanto ha affermato, la scorsa settimana a margine di un convegno, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “Occorre chiudere le falle organizzative anche perché negli anni la logica dei tagli lineari e' stata una scusa utilizzata dalle Regioni per non riformare il processo. Ora, con il Patto per la Salute - ha ricordato il Ministro - siamo all'anno zero, non ci sono più alibi. Per combattere sprechi e inefficienze in sanità servono regole semplici, facilmente applicabili e controlli serrati. Spero che nella riforma del Titolo V della Costituzione si aumentino i poteri di controllo e ispezione del ministero della Salute che dovrebbe diventare un “ministero Cerbero”.


 
 
  AGENAS: OLTRE IL 10% SPESA SANITARIA “BRUCIATA” IN ESAMI E VISITE SUPERFLUE

Roma, 12 novembre 2014 – In Italia, oltre il 10% della spesa sanitaria, se ne va in esami e visite superflue. E' il fenomeno della medicina difensiva - la tendenza a prescrivere visite, esami e prestazioni inappropriate o in eccesso - praticata da 6 medici su 10, e che pesa sulle casse dello Stato per circa 10 miliardi. E’ quanto emerge da uno studio pilota elaborato dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) e presentato ieri a Roma nel corso del workshop 'Medicina difensiva - Sperimentazione di un modello per la valutazione della sua diffusione e del relativo impatto economico'. Lo studio è stato effettuato in 4 regioni (Lombardia, Marche, Sicilia, Umbria) su un campione di circa 1.500 medici ospedalieri. Questi i risultati nel dettaglio: il 58% degli intervistati ha dichiarato di praticare la medicina difensiva e per il 93% il fenomeno è destinato ad aumentare. E ancora: le prestazioni più frequenti per cui la si pratica sono nel 33% gli esami laboratorio, sempre per il 33% gli esami strumentali, per il 16% le visite specialistiche e per il 6% il comportamento è quello di non fornire cure potenzialmente efficaci ma ad alto rischio complicazioni. Per i camici bianchi, le cause principali del fenomeno sono per il 31% la legislazione sfavorevole per il medico, per il 28% il rischio di essere citati in giudizio e per il 14% lo sbilanciamento del rapporto medico-paziente con eccessive richieste, pressioni e aspettative da parte del paziente e dei familiari. Secondo gli intervistati le azioni potenzialmente efficaci per ridurre la medicina difensiva sono per il 49% attenersi alle evidenze scientifiche e per il 47% riformare le norme che disciplinano la responsabilità professionale.


 
 
  AIFA: SUI BIOSIMILARI TROPPE E INSPIEGABILI DIFFERENZE REGIONALI

Roma, 8 novembre 2014 - C'è un grande spazio per il risparmio nel settore farmaceutico che potrebbe essere sfruttato con un uso maggiore dei biosimilari, ma ancora in Italia ci sono troppe differenze regionali nell'adozione di queste terapie. E’ quanto ha affermato, a margine di un convegno, Luca Pani direttore generale dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). ''Nel 2013 i farmaci biologici hanno rappresentato l'1,2% dei consumi ma il 34% in termini di spesa - ha sottolineato Pani - noi ci auguriamo che i biosimilari abbiano la diffusione che meritano, ma constatiamo che al momento ci sono dei problemi, e non solo in Italia''. L'uso dei biosimilari in Italia, ha spiegato l'esperto, vede dei picchi in alcune Regioni mentre in altre sono ignorate. L'epoetina, ad esempio, in Toscana è per il 57% biosimilare mentre in Basilicata è solo il 2%. ''Queste differenze sono inspiegabili per noi - ha sottolineato Pani - non hanno nessuna giustificazione epidemiologica''. In futuro, ha sottolineato Marcella Marletta, dirigente del ministero della Salute, lo spazio per i farmaci biologici, e quindi per i biosimilari, aumenterà. ''La stima è che nei prossimi anni su 100 farmaci almeno 48 saranno biologici - ha spiegato - con una percentuale che passerà dal 30 al 70%. Ci sono ancora dei nodi da sciogliere all'interno delle mentalità, della formazione del cittadino, ma il futuro è possibile vederlo rosa".


 
 
  AGENZIA DEL FARMACO: “ENTRO TRE ANNI VACCINI CONTRO IL CANCRO”

Roma, 4 novembre 2014 – “I primi vaccini terapeutici contro il cancro potrebbero arrivare entro i prossimi tre anni e gli studi in questo settore sono già in fase avanzata”. E’ quanto ha annunciato ieri il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), Luca Pani in occasione del convegno sulle vaccinazioni in Europa promosso dal ministero della salute nell’ambito del semestre di presidenza dell’Unione Europea. “Oltre alle vaccinazioni classiche contro le malattie infettive, rispetto alle quali non va assolutamente abbassato il livello di attenzione - ha affermato Pani - ci sono oggi delle grandi evoluzioni: i vaccini per l’immunoterapia del cancro, che dovrebbero arrivare nei prossimi tre anni, ed i vaccini contro l’Alzheimer e contro le sostanze di abuso come la cocaina, che dovrebbero invece essere pronti in 5-10 anni”. “Sulla vaccinazione contro il cancro cambia il concetto stesso di vaccino - ha rilevato il presidente dell’AIFA Sergio Pecorelli -. Un conto è farlo contro il virus, quindi c’è prevenzione primaria come sull’HPV. Altra cosa sono i vaccini per i tumori, che sono terapeutici e fanno parte della medicina di precisione. Ossia sfruttano le conoscenze molecolari per riuscire a preparare gli anticorpi che si legano alle cellule cancerose e le portano a morte. In questo campo le cose sono molto più difficili, legate anche a quella che è la patogenesi del cancro”. “In questo caso - ha concluso Pecorelli - si parla di “tailored medicine, medicine sartoriali cucite a posta sul paziente. E i costi saranno molto più elevati, ma ci vorranno anni prima che si arrivi a questo”.


 
 
  TUMORI, SCOPERTI OLTRE 800 BIOMARCATORI LEGATI A MOLTE FORME DI CANCRO

Liverpool, 31 ottobre 2014 - Identificati oltre 800 marcatori nel sangue dei pazienti affetti da diversi tipi di cancro. In futuro questi potrebbero portare allo sviluppo di un unico esame ematologico per la diagnosi precoce di molte forme di tumore. È quanto emerso da uno studio dell'Early Cancer Detection Consortium (Regno Unito), presentato alla Cancer Conference di Liverpool. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato oltre 19mila articoli scientifici. “Test di screening basati solo su un esame del sangue - hanno spiegato i ricercatori - sarebbero un punto di svolta per la diagnosi precoce del cancro e potrebbe contribuire a renderlo una malattia curabile per molte persone”. Il passo successivo capire quali di questi biomarcatori funziona meglio per la diagnosi. Per questo saranno esaminati e classificati prima di essere ulteriormente sviluppati in studi clinici di laboratorio.


 
 
  CHIAMPARINO: PER LA LEGGE DI STABILITÀ LE REGIONI LAVORANO SU SANITÀ E COSTI STANDARD

Roma, 30 ottobre 2014 - “Abbiamo messo in fila le nostre proposte e le abbiamo anche un po' arricchite rispetto all'incontro con il presidente del Consiglio”. E’ quanto ha dichiarato, oggi a margine di un incontro, il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino. “Abbiamo buone ragioni per credere che nei prossimi giorni partirà un tavolo tecnico e mi auguro possa arrivare a farci condividere insieme al Governo delle proposte utili a rendere sostenibile la proposta per tutti. Puntiamo a rendere più stringente il patto per la salute, recuperare risorse vaganti per il campo dell'edilizia sanitaria, razionalizzare il fondo per il trasporto pubblico locale. Ognuna di queste si articola poi in una serie di proposte tecniche che richiedono un lavoro comune con il Ministero”. “Le proposte, almeno nelle linee generali sono quelle che avevamo già illustrato subito dopo l’incontro con il Presidente del Consiglio. Ognuno di questi temi poi si articola in una serie di proposte tecniche che richiedono un lavoro comune con il ministero dell'economia. Per dirvi di più bisognerà però – ha concluso il presidente - aspettare i frutti del lavoro di questo tavolo”.


 
 
  TUMORI: 366MILA NUOVE DIAGNOSI OGNI ANNO. ONCOLOGI A CONGRESSO A ROMA

Roma, 22 ottobre 2014 - Ogni anno in Italia circa 366mila persone sono colpite dal cancro, ma le possibilita' di guarigione sono in crescita. Sono decisivi i passi in avanti sul fronte delle terapie, anche se molto resta ancora da fare nel campo della prevenzione. Se ne discute a Roma dal 24 al 26 ottobre in occasione del XVI Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Come nei piu' importanti congressi internazionali, nelle conferenze stampa ufficiali, che si svolgeranno in sede congressuale, saranno trattati diversi temi: Nell'ambito dei lavori verranno presentati i risultati del primo sondaggio nazionale condotto da AIOM, SIMG e AIMaC su oltre 1.000 intervistati tra specialisti, medici di famiglia e pazienti. Focus anche sull'immuno-oncologia, la nuova branca nel trattamento dei tumori, che si aggiunge alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. Verra' inoltre presentato "Numeri del cancro in Italia 2014", il censimento ufficiale in grado di offrire una panoramica aggiornata sui numeri delle neoplasie relativi all'anno in corso. La pubblicazione, firmata dall'AIOM e dall'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), rappresenta un appuntamento annuale, indispensabile sia per gli addetti ai lavori che per i cittadini per conoscere l'impatto dei tumori con i dati epidemiologici relativi agli ultimi 12 mesi.


 
 
  DDL STABILITÀ: NEL 2015 112 MILIARDI PER IL FONDO SANITARIO NAZIONALE

Roma, 16 ottobre 2014 - Il fondo sanitario nazionale salirà a quota 112 miliardi per il 2015 e 115 nel 2016. E’ quanto previsto dall’articolo 39 del disegno di legge di stabilità presentato la scorsa settimana dal Governo. Sempre nell’articolo viene confermata anche la misura contenuta nel Patto per la Salute riguardante lo stop ai commissari presidenti di Regione. “La nomina a commissario ad acta - si legge nel documento - è incompatibile con l'affidamento o la prosecuzione di qualsiasi incarico istituzionale”. E’ stata inoltre fissata al 31 dicembre 2015 la revisione del prontuario AIFA. Entro quella data l'Agenzia dovrà provvedere “sulla base delle valutazioni della Commissione consultiva tecnico-scientifica e del Comitato prezzi e rimborso, a una revisione straordinaria del prontuario farmaceutico nazionale sulla base del criterio costo/beneficio e efficacia terapeutica, prevedendo anche dei prezzi di riferimento per categorie terapeutiche omogenee”. L’articolo 21 riguarda invece il pubblico impiego, e quindi anche i lavoratori del servizio sanitario nazionale. Di fatto viene prorogato al tutto il 2015 il blocco economico della contrattazione e il rinvio di un anno del pagamento dell'indennità di vacanza contrattuale.


 
 
  EMA: DAL 2015 PUBBLICATI I RESOCONTI CLINICI DEI PRODOTTI APPROVATI

Londra, 7 ottobre 2014 - L’European Medicines Agency (EMA) ha deciso di pubblicare i resoconti clinici che sono alla base del proprio processo decisionale sui farmaci. A seguito di ampie consultazioni svolte dall’Agenzia con pazienti, operatori sanitari, mondo accademico, industria e altri soggetti europei nel corso degli ultimi 18 mesi, il Consiglio di amministrazione ha adottato all' unanimità la nuova politica. La decisione dell’EMA entrerà in vigore il 1 gennaio 2015, e si applicherà alle relazioni cliniche contenute in tutte le domande di autorizzazione all'immissione in commercio centralizzate presentate dopo tale data. Le relazioni saranno rese pubbliche non appena verrà adottata una decisione sulla richiesta di via libera. “L’adozione di questa politica - afferma il direttore esecutivo EMA Guido Rasi - stabilisce un nuovo standard per la trasparenza nel settore della sanità pubblica e della ricerca e sviluppo farmaceutico. Questo livello senza precedenti di accesso ai resoconti clinici andrà a beneficio dei pazienti, degli operatori sanitari, del mondo accademico e dell' industria. La nuova politica dell’EMA servirà anche come utile strumento complementare in vista dell' attuazione del nuovo regolamento europeo sui trial clinici, che entrerà in vigore non prima del maggio 2016. Inoltre, la pubblicazione dei dossier aiuterà anche a evitare la duplicazione di studi clinici, a promuovere l'innovazione e a incoraggiare lo sviluppo di nuovi farmaci”.


 
 
  AGENAS: “IL PATTO PER LA SALUTE PUNTO DI SVOLTA PER IL SSN”

Roma, 2 ottobre 2014 - “L’Agenzia Nazionale per i Servizi Nazionali Regionali (Agenas) offre piena e totale disponibilità a coinvolgere, ascoltare e lavorare assieme alle associazioni di cittadini, alle categorie dei professionisti, agli operatori della sanità, agli esponenti delle società scientifiche, nelle attività che il Patto per la salute 2014-2016 assegna alle competenze dell' Agenzia, compresi gli interventi relativi all' abbattimento degli sprechi e dei fenomeni di corruzione in sanità”. E’ quanto ha dichiarato, a margine di un convegno pubblico, il direttore generale AGENAS, Francesco Bevere. “Il Patto - ha aggiunto Bevere - costituisce un punto di svolta per il servizio sanitario nazionale e contiene elementi di novità forti. Definisce per AGENAS funzioni specifiche di monitoraggio, controllo e di allerta, per segnalare disfunzioni e inefficienze nei sistemi sanitari regionali e nei rispettivi ospedali. L’articolo 28 del Patto affida inoltre all’AGENAS il compito di monitoraggio e verifica sull' attuazione di tutti i provvedimenti contenuti nel Patto e sulle eventuali misure di revisione della spesa sanitaria, con la partecipazione delle Regioni, a supporto della Cabina di Regia politica”.


 
 
  LORENZIN, 10 MLD RISPARMI IN 5 ANNI CON PATTO SALUTE

Roma, 30 settembre 2014 - "A fronte di una certezza di budget che permette di fare una riprogrammazione di spesa sanitaria per le Regioni nei prossimi anni, dando delle regole stringenti, in 5 anni recuperiamo 10 miliardi di euro che reinvestiamo nel sistema salute: innovazione e ricerca, infrastrutture e tecnologia e personale". A dirlo è il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in una video intervista che ha aperto la VII edizione del Festival della Salute, a Viareggio. "L'innovazione tecnologica - ha aggiunto il ministro - è lo strumento con cui possiamo raggiungere il nostro fine, efficienza, misurabilità della quantità dei soldi spesi, come sono spesi e la qualità della prestazione che viene data e l'efficacia della prestazione. Abbiamo approvato anche il Patto per la Salute digitale: grazie all'anagrafe nazionale degli assistiti, abbiamo un unico binario in cui correranno e corrono i dati di tutti e 60 milioni di cittadini italiani, i dati anagrafici e i dati sanitari, fascicolo elettronico, cartella elettronica, le farmacie di servizio messe in rete, ma anche i dati che noi vogliamo vengano caricati. Con i nuovi software possiamo sapere in tempo reale prestazioni e costi di ogni ospedale e struttura sanitaria". Secondo il ministro, in questo quadro "bisogna ripensare a un nuovo rapporto tra pubblico e privato, perché abbiamo bisogno di questa sinergia dove lo Stato non perde la propria leadership, che poi è al servizio del paziente in un sistema universalistico, e far entrare dentro anche nuove energie non è un peccato, non è un tabù, è la scommessa per rendere il nostro futuro attuale. Il progetto di ecosistema digitale che mi ha proposto l'Associazione Nova, grazie all'impegno di 8 imprese - ha concluso Lorenzin - è un primo passo importante in questa direzione e i nostri uffici stanno lavorando per implementare questo progetto".


 
 
  LORENZIN A MINISTRI UE: RAFFORZARE LA PREVENZIONE DEL CANCRO

Milano, 23 settembre 2014 – “La lotta ai tumori in Europa passa per prevenzione e corretti stili di vita. Molto e' stato fatto ma le politiche di prevenzione vanno rafforzate e integrate a livello continentale”. E’ quanto ha sottolineato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenendo al summit informale dei ministri della Salute europei in corso a Milano. Secondo il ministro italiano bisogna “agire per cercare di contenere l'impatto dei tumori con interventi di prevenzione primaria e secondaria. Un terzo dei casi di cancro potrebbe essere prevenuto eliminando o modificando fattori di rischio come fumo, obesita', sovrappeso, alcol, sale e inattivita' fisica. Serve un approccio trasversale. Gli stili di vita corretti, dunque, sono l'arma piu' efficace contro il cancro. “La nuova direttiva europea sul fumo - ha sottolineato il ministro - vanno nella direzione giusta ma i piani di prevenzione vanno rafforzati e integrati, inclusi i programmi di screening e vaccinazioni per alcuni tumori come quello al collo dell'utero”. L'Italia, ha ricordato infine la Lorenzin, "nell'ultima presidenza fece approvare un programma europeo sullo screening per tumori al seno, cervice e colon retto. Oggi sono considerate battaglie che si possono vincere con la prevenzione".


 
 
  TUMORI: 366MILA NUOVE DIAGNOSI OGNI ANNO. ONCOLOGI A CONGRESSO A ROMA

Roma, 22 novembre 2014 - Ogni anno in Italia circa 366mila persone sono colpite dal cancro, ma le possibilita' di guarigione sono in crescita. Sono decisivi i passi in avanti sul fronte delle terapie, anche se molto resta ancora da fare nel campo della prevenzione. Se ne discute a Roma dal 24 al 26 ottobre in occasione del XVI Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Come nei piu' importanti congressi internazionali, nelle conferenze stampa ufficiali, che si svolgeranno in sede congressuale, saranno trattati diversi temi: Nell'ambito dei lavori verranno presentati i risultati del primo sondaggio nazionale condotto da AIOM, SIMG e AIMaC su oltre 1.000 intervistati tra specialisti, medici di famiglia e pazienti. Focus anche sull'immuno-oncologia, la nuova branca nel trattamento dei tumori, che si aggiunge alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. Verra' inoltre presentato "Numeri del cancro in Italia 2014", il censimento ufficiale in grado di offrire una panoramica aggiornata sui numeri delle neoplasie relativi all'anno in corso. La pubblicazione, firmata dall'AIOM e dall'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), rappresenta un appuntamento annuale, indispensabile sia per gli addetti ai lavori che per i cittadini per conoscere l'impatto dei tumori con i dati epidemiologici relativi agli ultimi 12 mesi.


 
 
  CHIAMPARINO: PER LA LEGGE DI STABILITÀ LE REGIONI LAVORANO SU SANITÀ E COSTI STANDARD

Roma, 30 ottobre 2014 - “Abbiamo messo in fila le nostre proposte e le abbiamo anche un po' arricchite rispetto all'incontro con il presidente del Consiglio”. E’ quanto ha dichiarato, oggi a margine di un incontro, il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino. “Abbiamo buone ragioni per credere che nei prossimi giorni partirà un tavolo tecnico e mi auguro possa arrivare a farci condividere insieme al Governo delle proposte utili a rendere sostenibile la proposta per tutti. Puntiamo a rendere più stringente il patto per la salute, recuperare risorse vaganti per il campo dell'edilizia sanitaria, razionalizzare il fondo per il trasporto pubblico locale. Ognuna di queste si articola poi in una serie di proposte tecniche che richiedono un lavoro comune con il Ministero”. “Le proposte, almeno nelle linee generali sono quelle che avevamo già illustrato subito dopo l’incontro con il Presidente del Consiglio. Ognuno di questi temi poi si articola in una serie di proposte tecniche che richiedono un lavoro comune con il ministero dell'economia. Per dirvi di più bisognerà però – ha concluso il presidente - aspettare i frutti del lavoro di questo tavolo”.


 
 
  TUMORI, SCOPERTI OLTRE 800 BIOMARCATORI LEGATI A MOLTE FORME DI CANCRO

Liverpool, 31 ottobre 2014 - Identificati oltre 800 marcatori nel sangue dei pazienti affetti da diversi tipi di cancro. In futuro questi potrebbero portare allo sviluppo di un unico esame ematologico per la diagnosi precoce di molte forme di tumore. È quanto emerso da uno studio dell'Early Cancer Detection Consortium (Regno Unito), presentato alla Cancer Conference di Liverpool. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato oltre 19mila articoli scientifici. “Test di screening basati solo su un esame del sangue - hanno spiegato i ricercatori - sarebbero un punto di svolta per la diagnosi precoce del cancro e potrebbe contribuire a renderlo una malattia curabile per molte persone”. Il passo successivo capire quali di questi biomarcatori funziona meglio per la diagnosi. Per questo saranno esaminati e classificati prima di essere ulteriormente sviluppati in studi clinici di laboratorio.


 
 
  AGENZIA DEL FARMACO: “ENTRO TRE ANNI VACCINI CONTRO IL CANCRO”

Roma, 4 ottobre 2014 – “I primi vaccini terapeutici contro il cancro potrebbero arrivare entro i prossimi tre anni e gli studi in questo settore sono già in fase avanzata”. E’ quanto ha annunciato ieri il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), Luca Pani in occasione del convegno sulle vaccinazioni in Europa promosso dal ministero della salute nell’ambito del semestre di presidenza dell’Unione Europea. “Oltre alle vaccinazioni classiche contro le malattie infettive, rispetto alle quali non va assolutamente abbassato il livello di attenzione - ha affermato Pani - ci sono oggi delle grandi evoluzioni: i vaccini per l’immunoterapia del cancro, che dovrebbero arrivare nei prossimi tre anni, ed i vaccini contro l’Alzheimer e contro le sostanze di abuso come la cocaina, che dovrebbero invece essere pronti in 5-10 anni”. “Sulla vaccinazione contro il cancro cambia il concetto stesso di vaccino - ha rilevato il presidente dell’AIFA Sergio Pecorelli -. Un conto è farlo contro il virus, quindi c’è prevenzione primaria come sull’HPV. Altra cosa sono i vaccini per i tumori, che sono terapeutici e fanno parte della medicina di precisione. Ossia sfruttano le conoscenze molecolari per riuscire a preparare gli anticorpi che si legano alle cellule cancerose e le portano a morte. In questo campo le cose sono molto più difficili, legate anche a quella che è la patogenesi del cancro”. “In questo caso - ha concluso Pecorelli - si parla di “tailored medicine, medicine sartoriali cucite a posta sul paziente. E i costi saranno molto più elevati, ma ci vorranno anni prima che si arrivi a questo”.


 
 
  AIFA: SUI BIOSIMILARI TROPPE E INSPIEGABILI DIFFERENZE REGIONALI

Roma, 5 novembre 2014 - C'è un grande spazio per il risparmio nel settore farmaceutico che potrebbe essere sfruttato con un uso maggiore dei biosimilari, ma ancora in Italia ci sono troppe differenze regionali nell'adozione di queste terapie. E’ quanto ha affermato, a margine di un convegno, Luca Pani direttore generale dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). ''Nel 2013 i farmaci biologici hanno rappresentato l'1,2% dei consumi ma il 34% in termini di spesa - ha sottolineato Pani - noi ci auguriamo che i biosimilari abbiano la diffusione che meritano, ma constatiamo che al momento ci sono dei problemi, e non solo in Italia''. L'uso dei biosimilari in Italia, ha spiegato l'esperto, vede dei picchi in alcune Regioni mentre in altre sono ignorate. L'epoetina, ad esempio, in Toscana è per il 57% biosimilare mentre in Basilicata è solo il 2%. ''Queste differenze sono inspiegabili per noi - ha sottolineato Pani - non hanno nessuna giustificazione epidemiologica''. In futuro, ha sottolineato Marcella Marletta, dirigente del ministero della Salute, lo spazio per i farmaci biologici, e quindi per i biosimilari, aumenterà. ''La stima è che nei prossimi anni su 100 farmaci almeno 48 saranno biologici - ha spiegato - con una percentuale che passerà dal 30 al 70%. Ci sono ancora dei nodi da sciogliere all'interno delle mentalità, della formazione del cittadino, ma il futuro è possibile vederlo rosa".


 
 
  AGENAS: OLTRE IL 10% SPESA SANITARIA “BRUCIATA” IN ESAMI E VISITE SUPERFLUE

Roma, 12 novembre 2014 – In Italia, oltre il 10% della spesa sanitaria, se ne va in esami e visite superflue. E' il fenomeno della medicina difensiva - la tendenza a prescrivere visite, esami e prestazioni inappropriate o in eccesso - praticata da 6 medici su 10, e che pesa sulle casse dello Stato per circa 10 miliardi. E’ quanto emerge da uno studio pilota elaborato dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) e presentato ieri a Roma nel corso del workshop 'Medicina difensiva - Sperimentazione di un modello per la valutazione della sua diffusione e del relativo impatto economico'. Lo studio è stato effettuato in 4 regioni (Lombardia, Marche, Sicilia, Umbria) su un campione di circa 1.500 medici ospedalieri. Questi i risultati nel dettaglio: il 58% degli intervistati ha dichiarato di praticare la medicina difensiva e per il 93% il fenomeno è destinato ad aumentare. E ancora: le prestazioni più frequenti per cui la si pratica sono nel 33% gli esami laboratorio, sempre per il 33% gli esami strumentali, per il 16% le visite specialistiche e per il 6% il comportamento è quello di non fornire cure potenzialmente efficaci ma ad alto rischio complicazioni. Per i camici bianchi, le cause principali del fenomeno sono per il 31% la legislazione sfavorevole per il medico, per il 28% il rischio di essere citati in giudizio e per il 14% lo sbilanciamento del rapporto medico-paziente con eccessive richieste, pressioni e aspettative da parte del paziente e dei familiari. Secondo gli intervistati le azioni potenzialmente efficaci per ridurre la medicina difensiva sono per il 49% attenersi alle evidenze scientifiche e per il 47% riformare le norme che disciplinano la responsabilità professionale.


 
 
  AGENAS: OLTRE IL 10% SPESA SANITARIA “BRUCIATA” IN ESAMI E VISITE SUPERFLUE

Roma, 12 novembre 2014 – In Italia, oltre il 10% della spesa sanitaria, se ne va in esami e visite superflue. E' il fenomeno della medicina difensiva - la tendenza a prescrivere visite, esami e prestazioni inappropriate o in eccesso - praticata da 6 medici su 10, e che pesa sulle casse dello Stato per circa 10 miliardi. E’ quanto emerge da uno studio pilota elaborato dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) e presentato ieri a Roma nel corso del workshop 'Medicina difensiva - Sperimentazione di un modello per la valutazione della sua diffusione e del relativo impatto economico'. Lo studio è stato effettuato in 4 regioni (Lombardia, Marche, Sicilia, Umbria) su un campione di circa 1.500 medici ospedalieri. Questi i risultati nel dettaglio: il 58% degli intervistati ha dichiarato di praticare la medicina difensiva e per il 93% il fenomeno è destinato ad aumentare. E ancora: le prestazioni più frequenti per cui la si pratica sono nel 33% gli esami laboratorio, sempre per il 33% gli esami strumentali, per il 16% le visite specialistiche e per il 6% il comportamento è quello di non fornire cure potenzialmente efficaci ma ad alto rischio complicazioni. Per i camici bianchi, le cause principali del fenomeno sono per il 31% la legislazione sfavorevole per il medico, per il 28% il rischio di essere citati in giudizio e per il 14% lo sbilanciamento del rapporto medico-paziente con eccessive richieste, pressioni e aspettative da parte del paziente e dei familiari. Secondo gli intervistati le azioni potenzialmente efficaci per ridurre la medicina difensiva sono per il 49% attenersi alle evidenze scientifiche e per il 47% riformare le norme che disciplinano la responsabilità professionale.


 
 
  LORENZIN: TUTTE REGIONI CONTRIBUISCANO ALLA RIDUZIONE DELLE SPESE

Bruxelles, 15 settembre 2014 - "Tutte le regioni, comprese quelli che hanno i conti in regola - e ce l'hanno anche grazie ai meccanismi che ci sono stati in questi anni - devono fare la loro parte nell'andare ad aggredire i margini di recupero che ancora abbiamo nell'acquisto di beni e servizi." E’ quanto ha affermato il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, a margine di un convegno a Bruxelles. Il ministro ha aggiunto: "Quello che si puo' toccare oggi nel sistema salute sono le forniture, sono le centrali uniche di acquisto per gli appalti, sono soprattutto i processi di management , cioe' buoni manager, onesti e trasparenti". Riguardo ai tagli richiesti dal governo a ciascun ministro, il titolare della Salute ha detto: "Io ho fatto una valutazione su quello che mi e' stato richiesto, e cioe' sul budget del ministero della salute che e' di 1,2 miliardi. Ho dato il 3%, anzi qualcosa in piu'. Ho dato intorno ai 40 milioni," ha detto il ministro a margine di una conferenza a Bruxelles. Lorenzin ha pero' aggiunto che questi 40 milioni di possibili tagli "fanno parte della parte aggredibile, perche' dentro ci sono gli stipendi, ci sono i denari che diamo per rimborsare gli emotrasfusi," ha detto il ministro aggiungendo che "i 40 milioni sono spalmati tra i controlli dell'USMAF, tra la ricerca scientifica, e le ispezioni che sono di nostra competenza." .


 
 
  REGIONI: “NO A NUOVI TAGLI ALLA SANITÀ, IL GOVERNO RISPETTI I PATTI”

Roma, 12 settembre 2014 - “Con il Governo abbiamo siglato in agosto un patto d'onore sulla sanità: se si rompe viene meno il rapporto di fiducia e collaborazione”. E’ quanto ha affermato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, sulle ipotesi prospettate da alcuni organi di informazione di nuovi possibili tagli in sanità. “Il patto di agosto - ha spiegato il Presidente del Piemonte - prevedeva da parte nostra l'ottemperanza alle regole e alle indicazioni del patto per la salute in termini di riordino dei servizi sanitari entro la fine dell'anno. Da parte del Governo l'impegno ad un fondo di 109 miliardi con un aumento di 2,5 miliardi l'anno per il 2015 e per il 2016". E se il governo viene meno a questi impegni - ha proseguito Chiamparino - viene anche meno il patto con noi e si rompe il rapporto di fiducia. Quell'impegno è scritto nero su bianco. Noi vorremmo continuare il rapporto di collaborazione”. ”Nel settore sanitario - ha ricordato il Vice Presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Caldoro - con il Governo abbiamo ottenuto dei risultati straordinari, prima con il riparto del fondo tra le regioni, poi con l'approvazione del patto della salute. i patti si rispettano, soprattutto riguardo alle risorse previste per i prossimi 3 anni. Le regioni sono pronte a fare la loro parte, nella partita dell'efficientamento e risparmi” ha concluso Caldoro.


 
 
  LORENZIN: “NO A TAGLI AL FONDO SANITARIO. SE NECESSARI GLI AFFRONTEREMO”

Roma, 10 settembre 2014 - “Eventuali nuovi tagli al dicastero della salute non dovrebbero toccare il Fondo Sanitario Nazionale”. E’ quanto ha affermato, a margine di un incontro pubblico, il Ministro Beatrice Lorenzin. “Voglio essere ottimista sui tagli - ha spiegato Lorenzin - Spero che il Fondo non venga toccato perché siamo nel mezzo di una grande riforma. Nel Patto della Salute ad esempio abbiamo messo l'obbligatorietà delle centrali uniche di acquisto coordinate con il Consip e approvato il ‘patto della salute digitale’. Una volta messe a regime le iniziative dovrebbero darci diversi miliardi di euro da reinvestire ad esempio in nuove linee di ricerca, oltre per i farmaci innovativi come quelli per l'epatite C - ha osservato il ministro -. Il sistema sanitario nazionale è dentro una stagione di riforma che non è in un unico blocco ma che ha visto la realizzazione di alcuni aspetti, e spero ci permetterà un'operazione di programmazione che porterà dieci miliardi di euro da reinvestire. Se poi ci sarà una necessità reale dello Stato bisognerà affrontarla. Altra cosa sarà il contributo che il Ministero dovrà dare, ma è un contributo diverso”.


 
 
  VELLA: L’ISS STRUMENTO DI RISPARMIO, MA VA RISANATO

Roma, 8 settembre 2014 - “Vedo l’Istituto Superiore di Sanità come uno straordinario strumento di risparmio, al servizio del ministero, delle regioni e quindi del Paese. A bisogno però di un'importante riorganizzazione e razionalizzazione interna, a partire dal risanamento del ‘problema del precariato’”. E’ quanto ha affermato Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco dell’ ISS, durante un audizione alla Commissione Affari sociali della Camera. Secondo Vella, “occorre rinforzare il collegamento dell’Istituto con tutti coloro che fanno ricerca sulla salute, ad esempio gli Irccs, ma soprattutto con chi queste ricerche le applica come ospedali e medicina del territorio. Sarà poi importante - ha proseguito - una definizione precisa dei compiti, rispetto ad altri enti e agenzie che si occupano di sanità nel Paese, nel rispetto delle proprie peculiari caratteristiche”. Infine, secondo il direttore del dipartimento del farmaco, “andrebbe rafforzata l’indipendenza economica dell'Iss, che è indispensabile per svolgere quel ruolo ‘terzo’ di cui il nostro Paese ha tanto bisogno e non soltanto in ambito di sanità pubblica”. Tutto questo perché, ha tenuto a sottolineare Vella, “l’ISS è una struttura di ricerca multidisciplinare che non ha eguali, forse nel mondo. Secondo me non dovrebbe essere vigilato da questo o quel ministero ma dal Parlamento, che rappresenta i cittadini, coloro per i quali l’Istituto lavora”.


 
 
  SCOPERTA MOLECOLA CHE 'NUTRE' IL CANCRO

Milano, 5 settembre 2014 - Scoperta una molecola collegata ai vasi sanguigni che alimentano il tumore. Potrà forse diventare un nuovo bersaglio terapeutico per bloccare il cancro, togliendogli il nutrimento. È quanto emerso da uno studio dell'Istituto europeo di oncologia, apparso sull'anteprima on-line del Journal of Clinical Investigation. Lo studio riapre il capitolo dei farmaci antitumorali "anti-angiogenetici", vale a dire diretti a impedire la formazione di nuovi vasi sanguigni che alimentano la neoplasia. I ricercatori hanno scoperto che L1, una molecola del sistema nervoso espressa anche sulla superficie endoteliale dei vasi delle cellule tumorali, può essere un nuovo bersaglio per farmaci anticancro. "I nostri risultati dimostrano che non solo questa molecola è presente in modo abbondante e specifico nei vasi sanguigni tumorali, mentre è quasi assente in quelli normali - spiega il ricercatore Ugo Cavallaro -, ma anche che rappresenta un potenziale target terapeutico nel contesto di trattamenti diretti ai vasi stessi. L'inattivazione di L1 attraverso anticorpi o altri approcci, infatti, rallenta sensibilmente la crescita neoplastica, ne riduce la vascolarizzazione e induce la 'normalizzazione' dei vasi, rendendoli simili a quelli normali".


 
 
  LORENZIN: CON IL COMMISSARIAMENTO RIORGANIZZEREMO ISS

Roma, 19 giugno 2014 - “Il commissariamento dell’Istituto Superiore di Sanità è un atto dovuto. Una misura necessaria che va, tuttavia, presa come un fatto positivo che ci permetterà di riorganizzare l’Istituto”. E’ quanto ha affermato ieri il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine dell’audizione in Commissione Affari sociali della Camera per lo stato di avanzamento del Patto della Salute. “Tengo a precisare che noi abbiamo rispettato la norma - ha proseguito il Ministro -, in quanto l’Istituto aveva avuto una perdita di 26 milioni di euro per il 2011 e di 4 milioni e 348mila nel 2012. Non c’è alcuna responsabilità da parte del presidente in carica, che è stato nominato in un periodo successivo. Il commissariamento permetterà, all’interno della riforma degli enti e degli istituti di ricerca che stiamo predisponendo con il ministro Madia, di rafforzare le funzioni dell’Istituto. Per me - ha concluso la Lorenzin - deve diventare un grande ente di ricerca, con più mezzi, perché oggi l’ISS ha pochissima disponibilità anche per la manutenzione dei macchinari e dei laboratori, oltre che per sviluppare nuove linee di ricerca


 
 
  INDAGINE: PER IL 38,5% DEGLI ITALIANI LA SANITÀ È PEGGIORATA NEGLI ULTIMI DUE ANNI

Roma, 18 giugno 2014 - I cittadini italiani bocciano il servizio sanitario nazionale. Il 38,5% ritiene che nella sua regioni la sanità sia peggiorata negli ultimi due anni. Nel 2011 lo sosteneva “solo” il 28,5%. E’ quanto emerge da una recente ricerca Rbm Salute-Censis sul ruolo della sanità integrativa. Per il 56% la qualità della sanità è rimasta uguale e solo il 5,5% ritiene che invece sia migliorata. Sempre più scontenti, gli italiani sono pronti a partire: 1,2 milioni italiani si sono curati all’estero per un grave problema di salute. Nelle regioni con Piano di rientro i cittadini che ritengono peggiorata la sanità schizzano al 46,8%, rispetto al 29,3% delle altre. Crollano dal 57,3% del 2011 al 44,4% del 2014 gli italiani che giudicano positivamente la competenza delle Regioni sulla sanità. Nella visione dei cittadini esiste un nesso diretto tra la ristrutturazione della sanità imposta dai vincoli economici e l’abbattimento della qualità dei servizi. Infatti, nelle regioni alle prese con Piano di rientro è solo il 38,9% dei cittadini ad avere un giudizio positivo sul ruolo istituzionale e amministrativo delle Regioni, rispetto al 50,3% nelle altre.


 
 
  PATTO SALUTE: NUOVA AGENAS PER IL RACCORDO TRA REGIONI E MINISTERO

Roma, 17 giugno 2014 - L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) deve essere riformato “con lo scopo di avere un raccordo più stretto, forte e sinergico tra Regioni e il Ministero della Salute”. E’ questa una delle novità che saranno introdotte con il nuovo Patto per la Salute, che domani verrà presentato in commissione Affari Sociali della Camera. Oggi ne discutono il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e una delegazione di presidenti e assessori regionali, nella seconda giornata della no-stop che cercherà di chiudere i lavori entro la settimana. Oltre l’AGENAS sono al vaglio anche il potenziamento dell’Agenzia del Farmaco (AIFA) e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). “La nuova AGENAS - ha spiegato Luca Coletto Assessore alla Salute della Regione Veneto -proporrà soluzioni condivise e diventerà un punto di coordinamento concreto. Lo scopo è creare una gestione integrata finalizzata a migliorare il servizio e accelerare le decisioni”.


 
 
  LORENZIN: CORREGGERE IL SISTEMA ANCHE PRIMA DELLA RIFORMA TITOLO V

Roma, 13 giugno 2014 - “Dopo 14 anni penso che abbiamo la maturità e la capacità di correggere le cose che non vanno. Va benissimo la responsabilizzazione a livello regionale, ma ci vuole una visione complessiva delle politiche della salute e del farmaco che non va alle Regioni. Non si può aspettare l'implementazione delle riforme costituzionali che hanno i loro tempi. Il sistema non può aspettare, alcune cose vanno fatte ora senza attendere la riforma”. E’ quanto ha affermato, a margine di un convegno, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “La salute - ha assicurato il ministro - è un obiettivo primario di questo governo, dell'Italia e dell'Europa. A differenza di altri, io non ho una visione settoriale del comparto, ma ritengo che il sistema salute stia all'interno di una visione più ampia e globale della società, che comprende ricerca, lavoro, ambiente, innovazione, e appunto la salute dei cittadini. Dopo la riforma del Titolo V abbiamo avuto un aumento spropositato della spesa pubblica e anche quella sanitaria è andata fuori controllo. Metà Italia è stata commissariata e la politica è continuata a essere quella dei tagli con l’accetta”.


 
 
  STUDIO: ANCHE I NEI SULLA PELLE POSSONO INDICARE IL RISCHIO DI TUMORE DEL SENO

Roma, 11 giugno 2014 – I nei sulla pelle potrebbero segnalare un rischio di cancro al seno. E’ quanto emerge da due studi indipendenti che dimostrano l’associazione tra la presenza di tanti nei cutanei e il rischio di questo tumore nelle donne. Le ricerche sono state condotte da Jiali Han della Indiana University e da Marina Kvaskoff dell'INSERM in Francia e pubblicate sulla rivista PLOS Medicine. Il risultato non indica che i nei cutanei sono causa di cancro al seno, ma suggerisce che gli ormoni in gioco nello sviluppo del cancro alla mammella possano in qualche modo anche condizionare la presenza dei nei sulla pelle e quindi indica questi ultimi come possibile specchio per intuire facilmente se vi e' un rischio di sviluppare il cancro alla mammella. Gli studi si sono basati su dati raccolti nell'ambito del progetto 'Nurses' Health Study' in Usa, che ha coinvolto 74.523 donne il cui stato di salute e' stato monitorato per 24 anni, e nell'ambito dello studio 'E3N Teachers' Study Cohort' in Francia, che ha coinvolto 89.902 donne seguite per 18 anni. Alle donne e' stato chiesto di contare i nei presenti sul loro braccio sinistro e i ricercatori hanno stimato che una donna contanti nei cutanei più grandi di 3 millimetri di diametro hanno un rischio di sviluppare il cancro al seno fino al 13% più alto rispetto al rischio di una donna con pochi o nessun neo.


 
 
  CORTE CONTI: CALA ANCORA LA SPESA FARMACEUTICA CONVENZIONATA

Roma, 9 giugno 2014 - La spesa farmaceutica convenzionata è scesa anche nel 2013 raggiungendo gli 8,6 miliardi, con una diminuzione del 3,4% e, mentre la territoriale risulta di poco superiore al tetto previsto, l’11,41 contro l’11,35% quella ospedaliera “continua a presentare andamenti ben superiori al tetto previsto”. Sono questi alcuni dei dati emersi dal Rapporto 2014 sul coordinamento della finanza pubblica, presentato la scorsa settimana a Roma dalla Corte dei Conti. Sulla territoriale, si apprende dal documento, sono 8 le regioni che hanno superato il limite tutte quelle in Piano di rientro (ad eccezione del Piemonte) e le Marche (anche se in questo caso per importi limitati). Secondo i giudici contabili, “nel complesso, anche se per importi più modesti del passato, si conferma in crescita anche nel 2013 la compartecipazione alla spesa a carico del cittadino: in media si tratta di un incremento del 2,1%, che porta il contributo richiesto all’11,1% della spesa territoriale”. Sul fronte della farmaceutica ospedaliera, si apprende che sono solo tre le regioni che si mantengono sotto il 3,5%: la Valle d’Aosta, la Provincia di Trento e la Sicilia, “tutte le altre continuano a travalicare gli obiettivi attribuiti”.


 
 
  LORENZIN: DEFISCALIZZARE INVESTIMENTI E DONAZIONI PER LA RICERCA

Washington, 5 giugno 2014 - “L’Italia potrebbe imparare dall’America e tentare di trasformare la ricerca in una risorsa preziosa per lo sviluppo e la competitività del Paese. Per esempio defiscalizzando del tutto gli investimenti nella ricerca scientifica, esattamente come fanno gli Stati Uniti ormai da anni”. E’ quanto ha affermato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante la seconda tappa della sua visita ufficiale in USA. “Da mesi - ha spiegato la Lorenzin - sto cercando di capire come adattare al modello italiano i meccanismi americani di defiscalizzazione degli investimenti in ricerca scientifica. Da noi un sistema simile riuscirebbe non solo ad attrarre investimenti, ma anche donazioni che negli ultimi anni, anche per ragioni fiscali, sono diminuite”. Nella proposta della nuova norma sulla ricerca che Lorenzin intende portare all'attenzione anche dell’UE, durante il semestre di presidenza italiana, il ministro vorrebbe infatti introdurre il principio della defiscalizzazione. “Si tratta di un elemento importante anche per assicurare innovazione e competitività. Se riuscissimo a rendere il sistema italiano più attrattivo - ha sottolineato il Ministro - potremmo realizzare l’1% in più di PIL investendo solo sulla salute”.


 
 
  TUMORI: RISPARMI DALLA PREVENZIONE, 6 MILIARDI DI EURO IN 5 ANNI. "L'ITALIA DIVENTI LA CAPITALE EUROPEA DEGLI STILI DI V

Chicago, 31 maggio 2014 – Sei miliardi di euro in cinque anni. È il risparmio che potrebbe essere realizzato nel nostro Paese grazie a campagne di prevenzione oncologica. Una cifra che raggiungerebbe 50 miliardi complessivamente in Europa, se queste iniziative fossero estese a tutti gli Stati membri. Il costo totale del cancro nel Vecchio Continente è pari, ogni anno, a 126 miliardi di euro, in Italia a circa 16. Servono risorse per garantire l’accesso alle terapie migliori a tutti cittadini e il tema della sostenibilità dei sistemi sanitari è al centro dell’agenda del 50° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 3 giugno, con la partecipazione di oltre 30.000 specialisti. Da Chicago l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) lancia un appello al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, perché i sei mesi di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea diventino il “semestre della prevenzione contro il cancro”. Nel 2012, le nuove diagnosi nel Vecchio Continente sono state 3.450.000, con 1.750.000 morti, pari a 3 decessi al minuto. “Chiediamo che l’Italia si candidi a capitale europea della prevenzione oncologica – spiega il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM -. Un titolo che potrà essere ricoperto da ogni Paese chiamato ad assumere la presidenza UE. Promuovendo però iniziative concrete. Solo così i risparmi potranno essere significativi. Emblematica l’esperienza del progetto ‘Non fare autogol’, giunto alla quarta edizione: i medici dell’AIOM sono entrati nelle scuole superiori con i calciatori della serie A per insegnare agli studenti le regole per seguire stili di vita corretti. Quest’anno hanno partecipato quasi 7000 ragazzi. E, nel semestre di presidenza della UE, realizzeremo iniziative ancora più incisive. Se si considera l’impatto delle neoplasie nell’Unione Europea, è difficile pensare che il ‘problema cancro’ sia poco rilevante, sia in termini epidemiologici che finanziari”. Il tumore più costoso in UE è quello al polmone (18.8 miliardi ogni anno), seguito dal seno (15 miliardi), dal colon-retto (13.1 miliardi) e dalla prostata (8.43 miliardi). “E proprio sul carcinoma polmonare – continua il prof. Cascinu – l’AIOM a partire da giugno avvierà una campagna di sensibilizzazione sui danni anche del fumo passivo. La sopravvivenza dei pazienti oncologici in Italia è pari e, per alcuni tipi di tumore, superiore alla media europea. Lo scenario è chiaro. Nei prossimi anni assisteremo a un incremento costante della popolazione anziana, nel 2030 il 30% degli italiani sarà costituito da over 65. Ma le risorse a disposizione diminuiscono. E il carico dell’assistenza sanitaria e sociale in campo oncologico diventerà più pesante: nel 2013 erano 2.800.000 i pazienti con storia di cancro, nel 2020 saranno circa 4.500.000. Per rispondere alle loro richieste di salute, serve un patto sull’appropriatezza prescrittiva che riunisca tutti gli attori coinvolti: l’accademia, i clinici, gli enti regolatori, l’industria farmaceutica e i pazienti”. “La storia naturale di alcune patologie oncologiche – continua la dott.ssa Stefania Gori, segretario AIOM - è radicalmente cambiata, grazie alle conoscenze biologiche acquisite nel corso degli anni e ai nuovi trattamenti. Basti pensare a due neoplasie a forte incidenza come quelle del colon retto e del seno: non solo riusciamo a individuarle con lo screening in fase precoce e a guarirle grazie a terapie innovative, ma anche la sopravvivenza nella fase metastatica è migliorata in modo significativo per effetto di trattamenti sempre più efficaci. Nel colon-retto in 15 anni è passata dai 6-9 mesi agli attuali 30-36 e, nel tumore al seno, l’effetto combinato di screening e terapia adiuvante ha contribuito a ridurre la mortalità del 30%”. La spesa media europea per la cura del cancro per cittadino è pari a 102 euro, ma varia fortemente nelle diverse realtà locali: Bulgaria (16 euro), Polonia (37 euro), Romania (20 euro), Portogallo (53), Gran Bretagna (85), Spagna (94), Francia (110), Italia (114) e Germania (182). L’AIOM ha avanzato proposte concrete per coniugare accesso ai farmaci, innovazione e sostenibilità. “Innanzitutto – spiega il prof. Cascinu -, l’approvazione di una nuova molecola e la definizione del prezzo devono avvenire in funzione del risultato ottenuto. Un editoriale pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica, ‘Lancet Oncology’, ha sottolineato un aspetto importante: l’Agenzia europea del farmaco (EMA) valuta solo il beneficio clinico della terapia, cioè la esamina in termini di efficacia. In un secondo momento, è compito degli enti regolatori nazionali fissarne il prezzo e la rimborsabilità. In realtà, solo un’Autorità centrale unica dovrebbe definire sia il beneficio che il prezzo. Sappiamo che i sistemi sanitari dei diversi Paesi UE sono diversi, però serve più omogeneità. Nei vari Stati, si passa da un sistema universalistico come il nostro a uno privatistico. Se vogliamo diventare un’Unione vera, bisogna condividere principi comuni, anche nella sanità”. Un altro punto critico è rappresentato dalle reti oncologiche regionali. “Il problema della realizzazione di questi network – conclude il prof. Cascinu - è stato affrontato nel precedente piano oncologico nazionale, ma è rimasto lettera morta. Finora questi progetti hanno visto la luce solo in Lombardia, Piemonte/Valle d’Aosta, Toscana e Provincia autonoma di Trento. Le reti sono fondamentali, perché garantiscono equità di accesso ai farmaci e garanzia di ricevere le cure migliori indipendentemente dalla propria residenza. È però necessario definire requisiti minimi che possano essere seguiti da tutte le Regioni, cui spetta l’organizzazione sanitaria, al fine di dotarsi di network omogenei sul territorio nazionale. È chiaro che le realtà locali sono diverse, ma bisogna evitare discrepanze eccessive, altrimenti rischiamo di aggiungere disparità e iniquità nell’accesso alle terapie. Ogni struttura, all’interno della rete, deve essere in grado di garantire uno standard assistenziale adeguato per la gestione della maggioranza dei casi. Solo i pazienti che presentano particolari complessità vanno indirizzati all’ospedale di riferimento regionale per patologia (tumore della mammella, del polmone ecc.): così si risparmiano risorse e si offrono cure ottimali. Se non garantiamo un’assistenza omogenea su tutto il territorio, i pazienti sono costretti a migrare e a cercare soluzioni altrove. E questo rappresenta una sconfitta dell’intero sistema”.


 
 
  OMS, AUMENTARE TASSE SUL FUMO PER SCORAGGIARE VIZIO E SALVARE VITE

Roma, 28 maggio 2014 - Aumentare le tasse sul tabacco, per incoraggiare i fumatori a smettere e disincentivare il vizio fra chi non ce l’ha. E’ l’appello rivolto ai Governi dall’Organizzazione mondiale della sanità, in vista della Giornata mondiale senza tabacco, che si celebra il 31 maggio. Basandosi su dati del 2012, l’Oms stima che un innalzamento delle tasse del 50% si tradurrebbe in 49 milioni di fumatori in meno nei prossimi tre anni e in 11 milioni di vite salvate. Oggi, ricorda l’agenzia Onu, ogni 6 secondi nel mondo qualcuno muore per cause legate al fumo. “Aumentare le tasse - sottolinea il direttore generale dell’Oms, Margaret Chan - è il modo più efficace per ridurre i fumatori e salvare vite”. Efficace soprattutto per scoraggiare i giovani, che hanno meno soldi a disposizione, dal prendere il vizio. Non solo. L’Oms stima che se tutti i Paesi alzassero le tasse del 50% a pacchetto, vedrebbero entrare nelle proprie casse un plus di 101 miliardi di dollari, “fondi che potrebbero essere utilizzati a favore delle politiche di salute e di altri programmi sociali”.


 
 
  FAVO: LA LOTTA AI TUMORI SIA NELL’AGENDA DELL’UE

Roma, 19 maggio 2014 - La lotta ai tumori sia al centro dell'agenda dell'Unione Europea: e' l'appello lanciato ieri a Roma dalla Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo), a chiusura del convegno organizzato per la Giornata nazionale del malato oncologico. "Nel semestre di presidenza dell'Unione Europea deve essere realizzato un piano d'azione comunitario contro la malattia", ha rilevato il presidente della Favo, Francesco De Lorenzo. Tuttavia, ha osservato, la direttiva sull'assistenza sanitaria transfrontaliera e' a rischio per le complesse procedure burocratiche introdotte dalla nostra normativa di recepimento. "Questa direttiva – ha aggiunto - rappresenta un passo in avanti fondamentale per superare le diseguaglianze ed eliminare le barriere che impediscono ai pazienti europei l'accesso ai centri di cura dei vari Paesi''. De Lorenzo ha osservato in particolare che la disciplina dell'autorizzazione preventiva alla Asl di appartenenza, da eccezione nella direttiva, e' diventata passaggio obbligato nel nostro ordinamento e i tempi di rilascio si sono allungati da 15 a 45 giorni. Elisabetta Iannelli, segretario della Favo, chiede quindi che ''venga semplificato l'iter burocratico, con l'eliminazione del primo passaggio di autorizzazione preventiva'', che le associazioni dei pazienti siano coinvolte attivamente nelle campagne di informazione sui diritti dei malati riconosciuti dalla direttiva Ue e che sia garantito il rimborso delle spese extrasanitarie. Il presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), Stefano Cascinu, ha rilevato che soltanto l'1% della spesa pubblica per la sanita' e' rappresentata dall'assistenza sanitaria transfrontaliera o da questa voce. ''Ci auguriamo – ha aggiunto - che la presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea rappresenti l'occasione per sensibilizzare tutti ii Paesi sull'importanza della lotta a questa malattia".


 
 
  LORENZIN: L’ITALIA PUÒ ESSERE UN “HUB” FARMACEUTICO IN EUROPA

Roma, 13 maggio 2014 - “L’Italia è il secondo Paese in Europa come produzione di farmaci. Noi possiamo diventare un vero e proprio hub farmaceutico. Per fare questo dobbiamo vedere l'industria non come un nemico ma come un luogo in cui si costruiscono innovazione e ricerca e in cui si possono fare nuove scoperte”. E’ quanto ha affermato, a margine di un convegno, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “Il nostro Paese deve riuscire non solo a produrre ma anche a realizzare start up e nuovi brevetti - ha sottolineato la Lorenzin -. Per farlo ci vogliono non solo investimenti ma una normativa capace sempre più di attrarre nuovi investimenti sul territorio a prescindere dal budget. L’Italia, nell'industria farmaceutica è riuscita a crescere del 20% nonostante sia diminuita la domanda interna. Questo perché la maggior parte dei nostri prodotti vengono esportati all’Estero. Per mantenere sul nostro territorio nazionale queste industrie e queste realtà che producono centinaia di migliaia di posti di lavoro altamente qualificati dobbiamo dire una cosa molto semplice e cioè - ha concluso il Ministro - che ci siano poche regole, certe, rigide, sicure che garantiscano i processi ma che non cambino ogni volta che cambia il Governo”.


 
 
  FARMACI ANTICANCRO: LA SPESA GLOBALE AMMONTA A 91 MILIARDI DI DOLLARI

Washington, 9 maggio 2014 - Nel 2013 in tutto il Pianeta sono stati spesi per i farmaci oncologici 91 miliardi di dollari. La media annua cresce al ritmo del 5,4% negli 5 cinque anni rispetto a un +14,2% l’anno durante il periodo 2003-2008. In Europa i prezzi dei medicinali sono del 20-40% più bassi rispetto agli Stati Uniti grazie all'effetto di meccanismi di sconto. Sono questi alcuni dei dati che emergono da un rapporto dell’IMS (Institute for Healthcare Informatics) pubblicato su PharmaTimes. Il rallentamento del tasso di crescita riflette gli effetti di un minor numero di terapie innovative per grandi gruppi di pazienti, così come la scadenza di alcuni brevetti. Il 65% delle vendite dei farmaci oncologici viene realizzato nel mercato statunitense e nei primi cinque Paesi Europei. Le terapie rappresentano ormai il 46% del mercato, mentre solo una decina di anni fa ne occupavano appena l’11%. Secondo l’indagine il costo medio al mese per un medicinale oncologico negli Stati Uniti è di circa 10.000 dollari, contro la media di 5.000 dollari un decennio fa. Entro il 2020 si prevede che i biosimilari (compresi i biologici non originali) genereranno un fatturato di 6-12 miliardi di dollari in campo oncologico, pari al 5% del mercato globale dei biologici. L’oncologia è un capitolo di spesa consistente per i servizi sanitari di tutto il mondo e si prevede che entro il 2017 rappresenterà la prima voce di spesa farmacologica nei Paesi industrializzati e la quarta nei mercati ‘farmemergenti’(tra cui Cina, Brasile, Russia, India, Messico, Turchia, Venezuela, Indonesia, Colombia, Tailandia, Ucraina, Sud Africa, Egitto, Pakistan).


 
 
  AIFA: SOLO 3 REGIONI NON SUPERANO IL TETTO PER LA SPESA FARMACEUTICA OSPEDALIERA

Roma, 7 maggio 2014 - Nel 2013 in Italia la spesa farmaceutica italiana ha raggiunto quota 16 miliardi e 630 milioni, registrando così uno scarto di quasi 828 milioni rispetto al tetto del 14,85%. Il disavanzo è dovuto quasi interamente alla spesa ospedaliera (oltre 765 milioni) e in misura nettamente inferiore a quella territoriale (poco meno di 63 milioni). Sono questi alcuni dei dati contenuti nel Monitoraggio della Spesa Farmaceutica Regionale 2013 redatto dall’AIFA. Dal documento emerge che solo tre Regioni (Valle D’Aosta e la Provincia Autonoma di Bolzano) rispettano il tetto previsto per la spesa farmaceutica ospedaliera. Questi tre enti hanno rispettato il limite del 3,5% tenendosi sotto la soglia rispettivamente di 5 milioni, 1 milioni e 694mila euro. Per tutte le altre Regioni arriva una bocciatura che riguarda in particolar modo Toscana (115 milioni) e Puglia (114 milioni). A metà strada si colloca il Molise che manca l’obiettivo per poco più di 2 milioni. In termini complessivi la spesa farmaceutica ospedaliera italiana raggiunge quota 4 miliardi e 489 milioni. Nel 2013 ne sono state prescritte 607,8 milioni, cioè 15,2 milioni in più rispetto all’anno precedente (+2,6%). L’aumento, che accomuna tutte le regioni italiane, è stato trainato da Marche (+3,9%), Campania (+3,8%) e Puglia (+3,7%). Le uniche due realtà a mostrare un aumento inferiore all’1% sono Basilicata (0,8%) e Liguria (0,5%).


 
 
  ESPERTI AMERICANI: "DECINE MIGLIAIA MORTI PER MALATTIA SONO PREVENIBILI"

Washington, 5 maggio 2014 – Sono decine di migliaia i decessi addebitati alle cinque principali cause di morte negli Usa che sarebbe in realtà possibile prevenire ogni anno. A denunciarlo sono gli esperti di salute pubblica dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta: secondo l'ultima analisi dei Cdc, i cosiddetti primi '5 top killer' degli americani - malattie cardiache, respiratorie, tumori, ictus, ferite accidentali - sono prevenibili in una misura tra il 20 ed il 40% per ognuna della cause citate. I 'top 5' uccidono ogni anno 900.000 persone prematuramente. Lo studio pubblicato su Morbidity and Mortality Weekly Report,ha individuato negli stati del Sud degli Stati Uniti il maggior numero di morti prevenibili per ognuna delle cinque cause. Gli esperti hanno rivisto tutti i certificati di morte emessi tra il 2008 ed il 2010 per persone al di sotto degli 80 anni di età. Tra i risultati prevenibili, troviamo il 34% per cause cardiache; il 21% per tumore; il 39% per malattie respiratorie; il 33% per ictus e il 39% per ferite non intenzionali


 
 
  GIANNINI: POTREMMO ABOLIRE IL TEST DI ACCESSO ALLE FACOLTÀ DI MEDICINA

Roma, 30 aprile 2014 – “Potremmo abolire il test di medicina e preferire il modello francese, un primo anno aperto a tutti con sbarramento finale. Se passi gli esami ti iscrivi al secondo anno, altrimenti sei fuori”. E’ quanto ha affermato, durante un intervista, il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. “Il bilanciamento tra fabbisogno di camici bianchi e numero di laureati è sacrosanto – ha sottolineato la titolare del MIUR -. Ma non è detto che il sistema dei test a risposta multipla sia il migliore. Non è che così passare diventa più facile. Semplicemente si spalma la valutazione della prova di un singolo giorno, ai risultati di un anno intero di studio”. Giannini ha affrontato anche il tema dei tagli da 15 milioni. “Non si tratta di soldi tolti all'Università ma di risparmi chiesti al Ministero dell'Istruzione che troveremo il modo di non far pesare sugli atenei - ha concluso la Ministra -. Però aggiungo che mi confronterò presto con il Ministro Pier Carlo Padoan per chiedergli una necessaria inversione di rotta. Il Governo dev’essere coerente con le proprie dichiarazioni”.


 
 
  CORTE DEI CONTI: RICERCA SANITARIA TROPPO CONCENTRATA AL CENTRO-NORD

Roma, 24 aprile 2014 - Italia la ricerca sanitaria finanziata con risorse pubbliche è una faccenda quasi esclusiva del Nord. E’ quanto ha evidenziato una recente indagine della Corte dei Conti. Per quanto riguarda la ricerca corrente, il 72% dei finanziamenti và al Nord, il 21% al Centro e il 7% al Sud. Stesso discorso per la finalizzata dove il 63% è destinata al Settentrione, il 32% alle regioni centrali e il 4% al Mezzogiorno. “Nel complesso - si legge in una nota della Corte dei Conti - si può affermare che nel sistema della ricerca sanitaria finanziata con risorse pubbliche vi è la consapevolezza della necessità di individuare processi di selezione che siano trasparenti (obiettività e terzietà delle selezioni), tempestivi (durata minima del processo valutativo), congrui rispetto ai bisogni di progressi scientifici nell’area clinico-medicale (concentrazione delle risorse sui temi prioritari individuati dal Piano sanitario nazionale e dal Piano nazionale della ricerca)”. “Per quanto concerne la gestione delle risorse - prosegue la nota - la complessa procedura che presiede alla assegnazione dei finanziamenti, specie nella ricerca finalizzata, genera una evidente criticità nei tempi di erogazione: nel periodo 2007-2011 i residui sono costantemente intorno ai 160 milioni, rispetto a stanziamenti di competenza che negli anni oscillano tra i 117 e i 53 milioni di euro, denotando la tendenza dell’amministrazione a riportare all’esercizio successivo la competenza stessa”.


 
 
  LORENZIN: ORA IN SANITÀ RISPARMI INTELLIGENTI PER 10 MILIARDI

Roma, 22 aprile 2014 – “Con i tagli previsti dalla Ragioneria si sarebbe inciso sulla spesa ospedaliera, che ha già subito tagli per 25 miliardi di euro in 5 anni. Invece stavolta si responsabilizzano i decisori ai vari livelli politici”. E’ quanto ha dichiarato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che esprime soddisfazione per gli scampati tagli lineari al SSN. “Adesso - dice il ministro -, dalle nuove linee di programmazione contiamo di poter ricavare risparmi per 10 miliardi di euro in tre anni. I risparmi si realizzeranno grazie alla digitalizzazione del sistema sanitario e alla riorganizzazione degli acquisti. Le Regioni dovranno dotarsi di centrali uniche d'acquisto”. “Un risparmio enorme arriverà anche dalla gestione appropriata delle degenze ospedaliere - prosegue la Lorenzin -. Dovremo risparmiare e reinvestire, non posso chiedere allo Stato i 6-7 miliardi che ci servono, dobbiamo trovarli in casa. Da sempre ho detto che il SSN non può sopportare un taglio lineare. Poi, però, alla ricerca di coperture, i dirigenti del ministero dell'Economia hanno tirato fuori le classiche tabelle sulla spesa ospedaliera, territoriale e gli accreditamenti, settori sempre colpiti. Questa non è politica sanitaria ma solo un modo di fare cassa. Gli sprechi si annidano in beni e servizi”.


 
 
  AGENAS: CORRUZIONE E ILLEGALITÀ IN SANITÀ COSTANO 6 MILIARDI DI EURO

Roma, 3 aprile 2014 - Illegalità, frodi e corruzione bruciano il 5-6% delle risorse in sanità per un totale di circa 6 miliardi di euro. E’ quanto afferma Monitor, la rivista ufficiale dell’AGENAS. “Al di là delle cifre stimate il fenomeno è in grado di incidere pesantemente, per le sue dimensioni, sia sull’efficienza, sulla qualità, sulla sicurezza, sull’equità di accesso ai servizi, sia, su un altro piano, sulla fiducia dei cittadini, e la fiducia dei cittadini è un bene essenziale di qualunque servizio pubblico”, sottolinea nell’editoriale Giovanni Bissoni, presidente dell’AGENAS che ha recentemente annunciato le sue dimissioni. Nella rivista viene illustrato in particolare il Piano nazionale anticorruzione e prede in esame le indicazioni per le Aziende sanitarie, rispetto all’applicazione della legge sulla prevenzione della corruzione e al decreto legislativa sulla trasparenza nella pubblica amministrazione.


 
 
  LORENZIN: LE REGIONI FUORI PIANO DI RIENTRO ABBASSINO TASSE E IRPEF

Roma, 27 marzo 2014 - “Dobbiamo costruire un meccanismo in modo tale che le Regioni che hanno raggiunto l’equilibrio finanziario, e sono uscite fuori dai Piani di rientro dal punto di vista economico, devono riabbassare le tasse e l’Irpef. E’ quanto ha affermato ieri il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine di un’audizione in Commissione Sanità al Senato. “Se immaginiamo - ha spiegato il Ministro - ciò che abbiamo ancora fuori, che è oltre 1,5 miliardi, e ciò che abbiamo già recuperato, credo che anche questo potrebbe incidere direttamente su un abbassamento delle tasse in tutte le Regioni che hanno avuto un aumento dell'aliquota dovuto appunto ai Piani di rientro. Questo potrebbe essere un contributo subito operativo al piano di Cottarelli, con cui noi riduciamo il fisco. Quanto alla richiesta avanzata di utilizzare le risorse che verranno risparmiate con la spending review nello stesso settore sanitario - ha proseguito la Lorenzin - il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha assicurato una risposta breve alle Regioni. Sono sicura che se siamo bravi a risparmiare veramente, i risparmi rimangono “in house””.


 
 
  BOLDRINI: IN ITALIA CARENZE E RITARDI NELLE PREVENZIONE DEI TUMORI

Roma, 26 marzo 2014 - “Nel settore della prevenzione e della ricerca contro il cancro dobbiamo purtroppo registrare carenze e ritardi dell'Italia rispetto a molti altri paesi. Ciò non significa che non vi siano, nel nostro paese, talenti e centri di eccellenza scientifica”. E’ questo il messaggio che la Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha rivolto ieri ai partecipanti del convegno L’innovazione e la ricerca farmaceutica in oncologia. Il “caso Italia” fra confronti internazionali e ruolo delle istituzioni, promosso dalla Fondazione “Insieme Contro il Cancro”. L’evento si è svolto presso la Sala Mercede della Camera dei Deputati e ha visto la partecipazione tra gli altri del presidente AIOM Stefano Cascinu, del presidente European Cancer Patient Coalition (ECPC) Francesco De Lorenzo, del dott. Gianni Letta e del presidente della Fondazione“Insieme Contro il Cancro” Francesco Cognetti. “Aspirare invece, ad elevati standard di prevenzione e di cura non risponde soltanto ad ambizioni di progresso tecnologico e scientifico - ha proseguito la Boldrini - ma anche di civiltà e di democrazia. L’impegno politico deve essere sempre più forte laddove maggiori sono i rischi cui la dignità della persona (in questo caso dei malati) è esposta. Se non si fa questo non si fa neanche buona politica. Il tumore - ha aggiunto la Presidente -, è, infatti, un male che può essere efficacemente combattuto e, in molti casi, debellato. L’impegno della comunità scientifico nella lotta contro tale patologia deve però essere efficacemente affiancato e supportato con politiche coraggiose e lungimiranti che riconoscano, come punto qualificante e irrinunciabile, il valore della prevenzione e della ricerca”.


 
 
  TUMORI: “IL NOSTRO SISTEMA DI CURE È FRA I MIGLIORI AL MONDO, MA SERVONO PIÙ FONDI DA INVESTIRE IN CAMPAGNE DI PREVE

Roma, 25 marzo 2014 – Il nostro sistema sanitario funziona ed è uno dei migliori al mondo. Bastano alcuni parametri per dimostrarlo: per aspettativa di vita alla nascita l’Italia si colloca al terzo posto (82,7 anni), dopo Svizzera e Giappone e sopra la media OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). E il nostro Paese, in un ventennio (1990-2011), ha fatto registrare una diminuzione del tasso di mortalità per cancro pari al 20%, in netto vantaggio rispetto al dato medio OCSE (-14%). Risultati ottimali, soprattutto se considerati in rapporto alla spesa. Infatti la sanità costa agli italiani il 9,2% del Pil (rapporto OCSE, Health at a Glance 2013), molto meno che ai francesi (11,6%), ai tedeschi (11,3%), agli svedesi (9,5%), agli inglesi (9,4%) e quasi la metà che ai cittadini statunitensi (17,7%). “Ma, nei programmi di prevenzione, l’Italia è ultima in Europa – spiega il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ -. In queste iniziative investiamo solo lo 0,5% della spesa sanitaria complessiva, contro una media Ue del 2,9%. Ben al di sopra si collocano Paesi come Germania (3,2), Svezia (3,6), Olanda (4,8) e Romania (6,2). Alla vigilia del semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, è necessario che le Istituzioni diano un segnale forte: servono più fondi da destinare in campagne di prevenzione”. L’appello viene oggi dal convegno “L’innovazione e la ricerca farmaceutica in oncologia. Il ‘caso Italia’, fra confronti internazionali e ruolo delle Istituzioni”, promosso dalla Fondazione “Insieme contro il Cancro” alla Camera dei Deputati, con la partecipazione di parlamentari europei e rappresentanti dell’Ambasciata americana. “L’impegno della comunità scientifica – sottolinea la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, nel messaggio inviato al convegno – nella lotta contro tale patologia, con la costante ricerca di nuove strategie di diagnosi e cura, deve essere dunque efficacemente affiancato e supportato con politiche coraggiose e lungimiranti che riconoscano, come punto qualificante e irrinunciabile, il valore della prevenzione e della ricerca. In questo settore, dobbiamo purtroppo registrare carenze e ritardi dell’Italia rispetto a molti altri Paesi. Aspirare, inoltre, ad elevati standard di prevenzione e di cura non risponde soltanto ad ambizioni di progresso tecnologico e scientifico ma anche di civiltà e di democrazia”. “Il Presidente Hollande ha recentemente presentato un piano quinquennale, stanziando 1,5 miliardi di euro per promuovere programmi di prevenzione oncologica – continua il prof. Cognetti -. Deve essere seguito l’esempio francese. Studi scientifici evidenziano che, seguendo semplici regole (no al fumo, dieta equilibrata, esercizio fisico costante), il 30% dei tumori è prevenibile. Ma ancora troppe persone non ne sono consapevoli. È necessario più impegno nel sensibilizzare i cittadini non solo sugli stili di vita corretti, ma anche sull’importanza della diagnosi precoce. Ad esempio, in Italia la diffusione degli screening per il tumore alla cervice e al seno è inferiore rispetto alla media OCSE. Ricordiamo che, nei Paesi occidentali, stanno diventando sempre più pressanti le esigenze di sostenibilità economica determinate dalla crescente domanda di salute, in particolare in Italia, dove la popolazione è fra le più vecchie del mondo e si prevede che entro il 2030 il 30% dei cittadini avrà più di 65 anni”. L’allungamento della vita è garantito anche da farmaci antitumorali innovativi sempre più efficaci. “Si tratta quindi di un circolo virtuoso, ma con un’inevitabile serie di costi da affrontare – sottolinea il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Il tetto della spesa farmaceutica territoriale è stato ridotto e portato all’11,35% del Fondo sanitario nazionale, il tetto di quella ospedaliera è al 3,5%. La maggior parte delle terapie anticancro rientra fra quelle nosocomiali, per cui è prevedibile che quest’ultima percentuale sarà superata e dovrà essere rivista. Ma le esigenze di contenimento dei costi non possono frenare la spinta verso l’innovazione. I nuovi farmaci hanno cambiato la storia naturale di alcune neoplasie. È necessario mantenere costante il rapporto tra spesa farmaceutica e Pil ed investire le risorse liberate dalla scadenza dei brevetti e dall’uso dei farmaci generici e biosimilari. Così sarà possibile attuare politiche in grado di premiare l’innovazione”. In Europa alcune scelte hanno ridotto fortemente la scoperta di farmaci innovativi: negli anni ‘70 il 55% delle nuove molecole era targato EU, oggi solo il 31%. Nel nostro Paese 2 milioni e 800mila persone vivono con una diagnosi di tumore (erano quasi 1.500.000 nel 1993 e 2.250.000 nel 2006). I nuovi casi registrati nel 2013 sono stati 366mila. “In Italia, le associazioni dei pazienti non sono a nessun livello coinvolte dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) nonostante una specifica norma prevista da una legge dello Stato - afferma il prof. Francesco De Lorenzo, presidente European Cancer Patient Coalition (ECPC) -. In Europa invece, all’EMA (European Medicines Agency), la voce dei malati è costantemente ascoltata nel Patient Consumer Working Group. Pazienti e società scientifiche non intendono intervenire nei processi decisionali dell’AIFA, ma rivendicano il diritto di essere convocati ed ascoltati per quanto attiene alle questioni regolatorie, come sancito nella legge di conversione del Decreto Legge Balduzzi (art. 10, legge 8 novembre 2012 n.189). Il provvedimento prevede l’istituzione di un tavolo permanente di monitoraggio dei prontuari terapeutici ospedalieri presso l’Agenzia regolatoria italiana, cui le associazioni dei pazienti devono partecipare attraverso audizioni periodiche. E questa norma, ad oggi, non è stata applicata”.


 
 
  LORENZIN: AL VIA NUOVO SITO DOVE GLI ITALIANI POTRANNO DIRE LA LORO SU STRUTTURE SANITARIE

Roma, 4 marzo 2014 – È on line da ieri un nuovo sito internet del Ministero della Salute ww.dovesalute.gov.it. Al suo interno i cittadini italiani “potranno decidere dove andare a curarsi - ha spiegato la titolare del dicastero della sanità Beatrice Lorenzin - e dire anche la loro sulle strutture sanitarie del Paese, valutando come con gli alberghi, attraverso le “stellette”, sia l’accoglienza che la gentilezza. In una parola, l’aspetto umano dell’assistenza”. Per ora sono disponibili i dati relativi ai 49 Irccs italiani (60 sedi, di cui 6 al Sud), gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. “Sono le strutture che il ministero vigila e a cui concede finanziamenti - ha spiegato la Lorenzin - dopodiché ho già fatto richiesta in Conferenza Stato-Regioni affinché si rendano disponibili i dati di tutti gli ospedali, perché questa è un’opportunità: raccogliere informazioni in un unico sito istituzionale, con dati controllati e riconosciuti. E’ evidente che siamo di fronte a un cambio di passo nella programmazione, della vigilanza e dei criteri di valutazione delle strutture sanitarie del nostro Paese. Per troppo tempo nella pubblica amministrazione la valutazione è stata un “optional” o con un’asticella troppo bassa e facile da raggiungere - ha concluso il Ministro -. In presenza di risorse limitate, invece, questa è una filosofia che nessuno può più permettersi di adottare”.


 
 
  TUMORI: NUOVO VACCINO SFRUTTA IL SISTEMA IMMUNITARIO

Washington, 1 marzo 2014 - Un nuovo studio condotto dal Cincinnati Cancer Center ha scoperto che un vaccino contro i tumori che producono una proteina e un recettore responsabili della comunicazione tra le cellule e il sistema immunitario del corpo, potrebbe indurre le difese immunitarie a combattere il cancro, lottando contro gli antigeni tumorali. I ricercatori hanno utilizzato l'interleuchina 15 (IL-15) per sviluppare il vaccino a cellula intera indirizzato alle cellule del cancro al seno e alla prostata nei modelli animali.risultati hanno rivelato che le cellule tumorali interrompono la crescita dopo la somministrazione dei vaccini, effetti benefici che aumentano quando le cellule del vaccino co-producono l'IL-15Ralfa, il recettore sulla superficie cellulare dell'IL-15. La vaccinazione con cellule tumorali modificate che producono l'IL-15 e l'IL-15Ralfa rallenta la crescita dei tumori e porta ad un incremento dei tassi di sopravvivenza degli animali testati. Lo studio e' stato pubblicato su Gene Therapy.


 
 
  FDA ED EMA RAFFORZANO LA COLLABORAZIONE SU FARMACOVIGILANZA

Londra, 24 febbraio 2014 - I due principali enti regolatori dei farmaci,la FDA e l’EMA, hanno deciso di comune accordo rafforzano la loro collaborazione nella farmacovigilanza. Sulla base di precedenti videoconferenze, svolte regolarmente tra le due agenzie, e la recente creazione nell’EMA di un comitato di farmacovigilanza per la valutazione del rischio, si è deciso di creare un nuovo gruppo, che si porrà come un forum per lo scambio di informazioni più sistematico e focalizzato sulla sicurezza dei farmaci. FDA ed EMA hanno già creato gruppi di discussione sui biosimilari per il cancro, i farmaci orfani per i bambini e gli emoderivati, coinvolgendo, in alcuni di questi, anche le agenzie canadese e giapponese. “Proteggere la salute e la sicurezza degli americani è un lavoro che non può essere fatto da soli - ha spiegato Janet Woodcock della FDA - ma è parte di uno sforzo collaborativo globale tra l'Fda e i suoi partner internazionali, per garantire la sicurezza di tutti”. “In un mercato farmaceutico sempre più globale - ha aggiunto Guido Rasi, direttore esecutivo dell'Ema - la collaborazione tra agenzie regolatorie è essenziale. Ogni azione presa in un territorio ha ripercussioni nel resto del mondo. La cooperazione internazionale e' quindi un'area chiave del nostro lavoro”. Il gruppo lavorerà tramite teleconferenze con cadenza mensile. Le agenzie regolatorie canadese e giapponese parteciperanno agli incontri in qualità di osservatori.


 
 
  LORENZIN: PER LA SESTA VOLTA UNA DONNA AL MINISTERO DELLA SALUTE

Roma, 23 febbraio 2014 - Beatrice Lorenzin mantiene il suo posto a capo del Ministero della Salute nel Governo presieduto da Matteo Renzi. Nella storia repubblicana è la sesta volta a che una donna guida questo dicastero. Precedentemente la poltrona era andata a Tina Anselmi, Maria Pia Garavaglia, Rosy Bindi e Livia Turco e appunto alla Lorenzin con il Governo Letta. Al Ministro della Salute c'e' gia' pronta per la prossime settimane un'agenda fittissima per chiudere il Patto per la Salute con le Regioni, l'accordo per il futuro del servizio sanitario nazionale che le ha permesso di evitare nella scorsa finanziaria, per la prima volta dopo 10 anni, pesanti tagli al settore. Il ministro dovra' anche chiudere il cerchio della vicenda Stamina: a lei spetta nominare il nuovo comitato tecnico scientifico che dovra' esaminare il metodo di Davide Vannoni. Eletta con Forza Italia e passata con Alfano in Ncd, 42esse (e' nata a Roma il 14 ottobre 1971), ha il diploma di liceo classico e prima di entrare al Parlamento nella compagine Pdl, era libera professionista. Gia' deputato nella precedente legislatura, e' stata eletta nella circoscrizione XV (LAZIO 1). Co-firmataria di una proposta di legge per l'equilibrio della rappresentanza dei sessi nell'elezione dei membri del Parlamento europeo. Sulla fecondazione eterologa si' e' espressa piu' volte per ''non cambiare la legge 40''.


 
 
  TUMORI: LANCET, SI POSSONO RIDURRE I COSTI DELLE CURE SENZA RISCHI PER I PAZIENTI

New York, 17 febbraio 2014 - Oggi gli oncologi hanno l'opportunità di ridurre gli elevati costi dell'assistenza e delle terapie oncologiche senza mettere a repentaglio la salute dei pazienti. A stabilire sono gli esperti della John Hopkins University in un articolo pubblicato sulla rivista 'The Lancet Oncology'. I ricercatori individuano tre principali fonti di costi elevati per il cancro e sostengono che gli specialisti possono incidere in maniera sostanziale: intervenendo sulle pratica clinica di routine, sulle cure per il fine vita, nell'uso della diagnostica per immagini e, aiutati dall'industria, nell'abbassare i prezzi dei farmaci. Come ha spiegato Thomas Smith, docente di medicina palliativa e di oncologia della John Hopkins Bisogna trovare le migliori modalità per gestire i costi in modo efficace mantenendo però la stessa la qualità. Ronan Kelly, co-autore dell'articolo, sostiene che l'invecchiamento della popolazione sta aumentando il numero di nuovi casi di cancro e di conseguenza i costi di gestione. La priorità per gli oncologi dovrebbe essere proprio quella di cambiare i modelli di pratica clinica per cambiare rotta.


 
 
  RICERCA CLINICA, “PROTOCOLLI TROPPO DIFFERENTI SUL TERRITORIO”. L’APPELLO DEGLI ONCOLOGI: “SERVONO PROCEDURE SNE

Firenze, 14 febbraio 2014 – “Le decisioni prese a livello del singolo comitato etico devono essere trasferibili e omogenee su tutto il territorio nazionale: solo così potremo applicare velocemente in più centri i protocolli di ricerca sul cancro. Lanciamo un appello ai legislatori per snellire queste procedure, preservando ovviamente gli aspetti morali, altrimenti non reggeremo più la concorrenza degli altri Paesi, perdendo anche ingenti finanziamenti comunitari”. È questa una delle richieste avanzate dal Gruppo Oncologico Italiano di Ricerca Clinica (GOIRC), in un convegno che si svolge oggi a Firenze. “Malgrado la pesante situazione economica e legislativa della Penisola, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha registrato nel 2012 quasi 700 studi condotti in Italia – commenta il prof. Francesco Di Costanzo, Direttore dell’Oncologia Medica del “Careggi” di Firenze e Membro del Direttivo Nazionale GOIRC, durante un incontro con i giornalisti –. Uno su tre riguardava il campo oncologico. Purtroppo, nel nostro Paese l’importanza di gruppi come il GOIRC non è ancora pienamente compresa, mentre all’estero sì. Per un semplice motivo: collaborare in rete permette di coagulare i ricercatori, diminuendo anche il carico di lavoro e lo spreco di risorse. Da noi, i team di ricerca oncologica sono stati lasciati in uno stato di abbandono quasi totale: senza mezzi e praticamente scollegati dalle strutture sanitarie, verso cui andrebbero trasferite le innovazioni prodotte. Serve un deciso cambio di passo”. Il GOIRC è stato fondato formalmente nel 1982 e conta 32 centri affiliati in tutto il territorio. “Siamo stati la prima esperienza di gruppo cooperativo in ambito oncologico, ma se continueremo su questa strada rischiamo di rimanere anche l’unico – aggiunge il prof. Rodolfo Passalacqua, Presidente GOIRC –. Dobbiamo far capire all’opinione pubblica e alle Istituzioni che la ricerca indipendente garantisce risparmi e sostenibilità a tutto il sistema. Ma reperire fondi diventa sempre più difficile e la colpa non è da attribuire soltanto alla scarsità di risorse. Ad esempio, a livello europeo possiamo contare ancora numerosi bandi di finanziamento, che raramente vengono però assegnanti all’Italia. E non dobbiamo stupirci: al giorno d’oggi solo chi sviluppa progetti di ampio respiro riesce a essere competitivo, accede alle sovvenzioni e raggiunge risultati concreti”. Il titolo del meeting annuale 2014 del GOIRC è “La ricerca oncologica per il paziente con il paziente”, a conferma del ruolo centrale che i malati rivestono negli studi clinici. “Si tratta di persone che vanno informate e capite: sono risorse necessarie ma spesso si tende ancora a escluderle dal processo decisionale ed esplicativo – conclude il prof. Di Costanzo –. Purtroppo, fino ad ora quasi nessuno si è interessato fino in fondo di loro. Eppure i pazienti sono centrali nel nostro lavoro e lo saranno sempre più, visti i continui successi


 
 
  ISTAT: 1 ITALIANO SU 10 OBESO, IL 22% FUMA E IL 14% BEVE TROPPO

Roma, 12 febbraio 2014 - Nel nostro Paese il 10,4 % della popolazione è obeso, i fumatori sono il 21,9% degli over 14 e i consumatori di alcol a rischio il 14,1%. Sono questi alcuni dei dati contenuti nella sesta edizione del rapporto Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, realizzato dall’ISTAT. Secondo l’Istituto l’abuso di alcol e il grave eccesso di peso “fanno emergere situazioni contrapposte a livello territoriale”. Confrontando le regioni del Centro-Nord con quelle del Mezzogiorno, nel 2012 nelle prime è più alta la quota di consumatori di alcol (15,0% contro 12,4%) ed è più bassa quella di persone obese (9,8 contro 11,3). Le percentuali più elevate di adulti obesi si registrano in Molise (13,5), Puglia (12,9), Basilicata (12,6) e Abruzzo (12,4), mentre il consumo di alcol con modalità a rischio interessa principalmente Bolzano (27,4), Valle d'Aosta (19,9), Molise (19,1) e Friuli-Venezia Giulia (18,9). Per i fumatori, la quota più alta si rileva in Campania (24,6), in Sicilia (24,5) e in Toscana (23,5). Nel complesso, fumo, alcol e obesità interessano soprattutto gli uomini, con differenze rispetto alle fasce di età. I fumatori raggiungono le percentuali più elevate nelle fasce di età centrali (35,9 tra gli uomini di 25-34 anni e 23,4 tra le donne di 45-54 anni), mentre il consumo di alcol a rischio è più diffuso tra gli anziani di 65-74 anni (42,9 contro l'11,6 delle donne) e tra i giovani di 18-24 anni (21,0 contro il 9,5 delle donne).


 
 
  AIFA: NEI PRIMI 9 MESI DEL 2013 SPESI PER I FARMACI 19,5 MILIARDI

Roma, 7 febbraio 2014 - Nei primi 9 mesi del 2013 la spesa farmaceutica italiana conferma il trend del 2012. E’ quanto emerge dal Rapporto Osmed redatto dall’AIFA e presentato ieri a Roma. La spesa farmaceutica nazionale totale, sia pubblica che privata, ammonta a 19,5 miliardi di euro di cui il 74,7% è stato rimborsato dal SSN. La quota a carico del cittadino è invece di 4,93 miliardi ed è composta soprattutto dai farmaci di classe C con obbligo di ricetta (11,5%). Il costo per i medicinali utilizzati in ambito ospedaliero è di 1,9 miliardi di euro, in linea con lo stesso periodo dell’anno precedente. Per il 68,1% è composto dai farmaci di classe H, 16,7% da quelli di classe C mentre il restante 15,2% da prodotti di classe A. I primi 30 principi attivi rappresentano il 48,0% della spesa e comprendono in prevalenza gli antineoplastici. L’importo per i medicinali acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è pari a 6,114 miliardi di euro (5,8 nel 2012), dato da 2,117 miliardi di distribuzione diretta e per conto di farmaci di fascia A e da 3,997 miliardi di farmaci erogati da ASL, aziende ospedaliere, centri di riabilitazione Ria e penitenziari. Il dato è in crescita del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2012. In media sono state spesi 102,4 euro pro capite e utilizzavate, ogni giorno, 148,2 dosi ogni mille abitanti in diminuzione del 20,3% rispetto all’anno precedente. Infine i consumi in regime di assistenza convenzionale sono in significativa crescita, con incrementi sia del numero di ricette, che delle confezioni, rispettivamente del +3,2% e del +2,6%; in media ogni giorno sono utilizzate 1.002,4 dosi ogni mille abitanti in crescita del +1,8% rispetto all’anno precedente, e sono state dispensate 839 milioni di confezioni (circa 14 confezioni


 
 
  TUMORI, AL VIA LA CARTA EUROPEA DEI DIRITTI DEL MALATO. "COSÌ I PAZIENTI AVRANNO LE CURE MIGLIORI IN OGNI PAESE"

Roma, 4 febbraio 2014 – Nasce la Carta Europea dei Diritti del Malato di Cancro. È presentata oggi in occasione della Giornata mondiale contro il Cancro, a Strasburgo, con la partecipazione del Commissario Europeo per la Salute, Tonio Borg. Il documento è realizzato grazie ad una forte alleanza tra associazioni di pazienti (European Cancer Patients Coalition - ECPC) ed esperti in ricerca, innovazione e advocacy del “pianeta cancro” (European Cancer Concord – ECC), con il sostegno condiviso dell’Associazione degli Europarlamentari contro il cancro (MAC). La Carta è una vera e propria chiamata alle armi delle istituzioni europee e nazionali per un impegno concreto nell’affrontare l’epidemia di cancro che colpisce l’Europa e che porterà alla morte di 1 malato ogni 10 secondi nei prossimi 20-25 anni. In Italia nel 2013 sono state registrate 366milanuove diagnosi e 173mial decessi. L’Italia ha contribuito concretamente alla redazione della Carta Europea dei Diritti del Malato di Cancro grazie al lavoro della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) e dell’Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici (AIMaC). “La Carta Europea dei Diritti del Malato di Cancro è uno Statuto del Paziente che punta a risolvere le diseguaglianze che le persone affette da neoplasie affrontano ogni giorno in Europa, principalmente legate a status socioeconomico, età anagrafica, accesso a cure di qualità e mancanza di un Piano Oncologico Nazionale” ha affermato Francesco de Lorenzo, membro ECC e Presidente dell’ECPC (European Cancer Patient Coalition) e della FAVO. “Il cancro pesa sull’economia di tutto il mondo per un valore complessivo che sfiora i 1.000 miliardi di Euro, cosa che ne fa la malattia numero 1 in termini di prosciugamento delle risorse finanziare globali. Questa inedita partnership porterà, ci auguriamo, dei reali benefici al paziente malato di cancro”, ha aggiunto. "Ci impegneremo su tutti i fronti affinché la Carta Europea dei Diritti del Malato di Cancro abbia la più ampia diffusione possibile - ha dichiarato Elisabetta Iannelli, Vice Presidente di AIMaC e Segretario della Fondazione Insieme contro il cancro - affinché diventi il punto di partenza di un reale cambiamento nell’Unione Europea, e venga così assicurato ad ogni cittadino il diritto ad uno standard ottimale di cura in ogni nazione." "E' importante - ha concluso Iannelli - che le associazioni dei pazienti e le società scientifiche sottoscrivano e diffondano questo vero e proprio manifesto a tutela delle persone malate di cancro".


 
 
  MINISTERO DELLA SALUTE, VARATO FONDO DI 58 MILIONI DI EURO PER SCIENZIATI 'UNDER 40'

Roma, 3 febbraio 2014 - Il ministero della Salute investe nella ricerca. Grazie al bando 2011-2012 sono stati messi a disposizione circa 135 mln di euro per la ricerca finalizzata e 58 mln di euro sono destinati ai giovani scienziati 'under 40'. A deciderlo è La Commissione nazionale ricerca sanitaria (Cnrs), presieduta dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha approvato la graduatoria dei progetti vincitori del bando 'Ricerca finalizzata e giovani ricercatori 2011-2012'. Tra i 3.353 progetti presentati tra novembre 2012 e marzo 2013 (di cui 79 programmi di rete che sviluppano a loro volta 368 progetti portando il totale a 3.642 progetti), ne sono stati selezionati 372. Tra questi sono compresi 5 programmi di rete che sviluppano a loro volta 19 progetti portando il totale a 391 progetti finanziati. "La ricerca è un valore, anche economico - afferma Lorenzin - e investire nel settore significa puntare su intelligenza e conoscenza, coniugare la nostra tradizione culturale e scientifica con la produzione di un modello industriale. È un modo etico di fare crescere il Paese. Abbiamo investito circa 135 mln di euro nella ricerca finalizzata e 58 mln di euro sono stati destinati ai giovani ricercatori al di sotto dei quarant’anni. Un finanziamento importante nell’ottica di costruire un cammino per la nostra ricerca - prosegue - che ci faccia guardare avanti, verso nuovi traguardi".


 
 
  CARENZA FARMACI ONCOLOGICI, AIOM: “AFFIDIAMO ALLE ISTITUZIONI LA LORO PRODUZIONE”

Roma, 29 gennaio 2014 - “Prima definiamo quali sono i farmaci oncologici effettivamente importanti e poi affidiamo direttamente alle Istituzioni, a livello nazionale o europeo, la loro produzione”. E’ questa la proposta avanzata dal Presidente AIOM Stefano Cascinu per fronteggiare la carenza di alcuni medicinali denunciate a più riprese negli ultimi giorni. “Si tratta - ha spiegato Cascinu - di terapie vecchia data e di prezzo basso, in particolare nell’area ematologica, delle quali in maniera ciclica si lamenta la mancanza. Ma il fatto che siano farmaci tradizionali non ne sminuisce la loro utilità. Anzi si tratta di prodotti non sostituiti, il cui “limite” principale è il basso prezzo o il fatto di essere utili a una platea ristretta di pazienti e quindi caratterizzati da costi produttivi particolarmente alti”. “Una soluzione al potrebbe essere organizzare un tavolo tra Istituzioni, AIFA in primis e Società Scientifiche - ha proseguito il Presidente AIOM -. Dal confronto si dovrebbe definire quali sono i farmaci indispensabili, tra quelli che vengono a mancare, e poi predisporre una produzione direttamente a cura degli Stati, avvalendosi, per esempio, di realtà come l’Istituto Farmaceutico Chimico Militare. In questo modo – ha concluso Cascinu - si ovvierebbe alle cicliche carenze di disponibilità, si aumenterebbe la trasparenza nell’approvvigionamento e, infine, si aggiungerebbe un elemento di sicurezza nella produzione, visto che parliamo di molecole spesso prodotte da piccole realtà industriali dislocate nei Paesi in via di sviluppo”.


 
 
  AIFA: ISTITUIRE UN APPOSITO FONDO NAZIONALE PER I FARMACI INNOVATIVI

28 gennaio 2014 - Creare un Fondo farmaceutico nazionale, distinto da quello sanitario, in modo da consentirebbe una programmazione a lungo termine assicurando così la copertura a condizioni vantaggiose di grandi aree terapeutiche anche in funzione della prevista approvazione, anno dopo anno, di principi attivi dal costo elevato. E’questa la proposta lanciata dal direttore generale dell’AIFA Luca Pani durante la Conferenza Nazionale sulla Farmaceutica che si è svolta la scorsa settimana presso l’Università di Catania. “Sono pienamente d’accordo con quanto proposto dal prof. Pani - ha ribadito Filippo Drago coordinatore del Master in Discipline regolatorie dell’ateneo siciliano -. Da una parte Farmindustria propone di aumentare il tetto per i farmaci ospedalieri, o trovare risorse alternative; ma nell’attuale situazione del Paese appare più realistico lavorare a un Fondo sganciato dall’attuale tetto calcolato su base percentuale in rapporto alla spesa per il SSN”. “Per quanto riguarda i farmaci oncologici di costo elevato - ha aggiunto Drago -in alcuni casi il prezzo non è giustificato dal valore terapeutico che manca della dimostrazione di un aumento della sopravvivenza. Il rebus è se continuare a sobbarcarsi il loro costo o liberare le risorse per altre terapie di provata efficacia, anche se di costo sostenuto”.


 
 
  The Italian Network for Tumor Biotherapy (NIBIT): past,present and future goals

published on: Reviews in Health Care 2014; 5(1): 3-6 http://journals.edizioniseed.it/index.php/rhc/issue/view/188


 
 
  MELANOMA, UN NUOVO ESAME DEL SANGUE SEMPLIFICHERÀ LA DIAGNOSI

MELANOMA, UN NUOVO ESAME DEL SANGUE SEMPLIFICHERÀ LA DIAGNOSI Dundee, 24 gennaio 2014 - La lotta contro il melanoma potrebbe presto avvalersi di un'arma in più. Si tratta di un test basato su una semplice analisi del sangue presentato per la prima volta dai ricercatori dell'Università scozzese di Dundee durante la conferenza del National Cancer Research Institute che si sta svolgendo a Liverpool in questi giorni. Il metodo si basa sulla valutazione dei livelli del gene Tfp12 nel sangue dei pazienti. Secondo Tim Crook, autore delle ricerche che hanno portato alla messa a punto di questo muovo test, misurare i livelli di Tfp12 nel sangue rappresenta “un modo semplice e accurato per scoprire quanto è avanzata la malattia, così come un indizio precoce per sapere se allarmarsi perché ha già iniziato a diffondersi”. In questo modo, ha spiegato il ricercatore, medici e pazienti avrebbero a disposizione importanti informazioni in fasi più precoci della malattia rispetto a quanto permesso dalle metodiche attualmente disponibili. AGENAS: NEL 2012 OLTRE 12MILA LE DENUNCE DI SINISTRI IN SANITÀ Roma, 23 gennaio 2014 - Sono oltre 12mila le denunce di sinistri in sanità presentate nel corso del 2012 nei soli ospedali pubblici. E’ quanto ha rilevato l’Osservatorio nazionale sui sinistri gestito dall’AGENAS. “E’ necessario affrontare la complessa vicenda della responsabilità professionale in sanità - ha sottolineato il Presidente AGENAS Giovanni Bissoni - tenendo assieme, con rigore e giustizia, i tre attori coinvolti. I cittadini hanno diritto ad un indennizzo nel rispetto dei criteri di trasparenza, di equità e di rapidità. I professionisti invece devono esercitare la propria attività in un ambiente favorevole e con la serenità necessaria. Il servizio sanitario deve infine garantire queste condizioni nel rispetto della sostenibilità finanziaria, della trasparenza, della responsabilità generale”. Secondo l’AGENAS il sistema assicurativo che gira intorno ai sinistri vale circa un miliardo di euro. A questo vanno aggiunti gli indennizzi liquidati o per gestione diretta o per franchigia, che ormai coprono interamente circa l'85% dei sinistri, sommando, poi, la parte organizzativa gestionale delle aziende sanitarie, oltre ai cosiddetti costi indiretti della medicina difensiva. LORENZIN: LA SPESA FARMACEUTICA ITALIANA FRA LE PIÙ BASSE IN EUROPA Roma, 22 gennaio 2014 - “La spesa farmaceutica italiana è sotto controllo per quanto riguarda la parte territoriale, mentre quella ospedaliera c’è uno sfondamento rispetto al tetto prestabilito. Ora bisogna capire se ha sforato perché il tetto è troppo basso o perché ci sono stati errori di organizzazione, oppure entrambe le cose”. E’ quanto ha spiegato ieri il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine di un’audizione alla Camera. “La spesa farmaceutica in Italia - ha poi sottolineato il Ministro - ha avuto un abbattimento di diversi miliardi, oggi è fra le più basse in Europa tanto che si è creato un mercato parallelo, consentito dalla legge anche se non si può ignorare che le forniture intermedie non riforniscono le farmacie per servire i cittadini italiani”. “Per contrastare il fenomeno - ha ricordato la Lorenzin -, stiamo lavorando su più ipotesi normative da inserire nel quadro del recepimento della direttiva europea sulla vendita on line dei farmaci. Inoltre per mantenere in Italia livelli adeguati d’innovazione e ricerca siamo intervenuti con emendamenti che hanno controbilanciato la situazione per mantenere le linee di investimento. O si dà una certezza regolatoria e normativa o è difficile che siano fatti investimenti nel nostro Paese”. “Per il futuro occorre affrontare il tema della medicina personalizzata - ha sottolineato il Ministero -. Trovo che quello dei farmaci generici o degli innovativi sia oggi un argomento giurassico, perché presto tutti vorranno accedere alle terapie mirate che non costeranno più 7-8.000 euro a ciclo come i chemioterapici attuali, ma 150-200.000. E bisogna porsi la domanda, anche con il mondo industriale, di come garantire ai cittadini il meglio che c'è, ponendo anche la questione della compartecipazione alla spesa sanitaria”. EMA: NEL 2013 VIA LIBERA A 81 NUOVI FARMACI Londra, 21 gennaio 2014 - Nel 2013 il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell'Agenzia europea del farmaco (EMA) ha raccomandato l'autorizzazione all'immissione in commercio per 81 prodotti, a fronte di 57 nel 2012. In linea con gli anni precedenti, il numero di medicinali contenenti una nuova sostanza attiva risulta abbastanza elevato, con 38 che non erano mai state utilizzate prima in medicina, rispetto a 35 nel 2012, 25 nel 2011 e 15 nel 2010. In costante aumento anche il numero di raccomandazioni per l'approvazione alla commercializzazione di medicinali destinati al trattamento delle malattie rare (11 nel 2013 contro 8 nel 2012 e 4 nel 2011), cosa che mostra il successo del regolamento europeo su questi prodotti, entrato in vigore nel 2000. Il 2013 ha visto anche i primi due pareri positivi per l'autorizzazione all’immissione in commercio di anticorpi monoclonali biosimilari. Si segnalano le nuove opzioni di trattamento per il cancro e la tubercolosi. Nel 2013 hanno ricevuto il 'disco verde' 16 nuovi farmaci antitumorali di cui 12 contengono una nuova sostanza attiva. La maggior parte di questi medicinali è considerata una terapia mirata, progettata per bloccare la crescita e la diffusione del cancro interferendo con molecole specifiche o agendo sul sistema immunitario del paziente. RAPPORTO OASI: BENE I CONTI DELLA SANITÀ MA A RISCHIO SOSTENIBILITÀ DELLE CURE Milano, 20 gennaio 2014 - I conti della sanità italiana sono in ordine ma in alcune Regioni esiste il rischio concreto di non riuscire a far fronte alle necessità della popolazione. E’ questo l’allarme contenuto nel Rapporto Oasi 2013 (Osservatorio sulle aziende e sul Sistema sanitario italiano), presentato oggi all’Università Bocconi di Milano dal Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale). Secondo lo studio, la sanità pubblica ha sistemato i conti nel breve periodo ma a discapito della performance sanitaria presente e futura. Questo fenomeno è causato dal contenimento della spesa per ogni singolo fattore produttivo e dalla contrazione degli investimenti in tecnologie e rinnovo infrastrutturale. La riduzione della spesa pubblica per la sanità non è compensata da un aumento di quella privata che, invece, segue il ciclo economico e il reddito disponibile dei consumatori. Forti sono però le differenze tra le varie Regioni. La media italiana è di 463 euro pro capite, ma si va dai 707 euro del Trentino Alto Adige ai 239 della Campania e le ultime posizioni sono tutte occupate da Regioni meridionali. Sempre secondo la Bocconi la sanità italiana, in media, paga i farmaci a 236 giorni e le attrezzature a 274, con una diminuzione di una ventina di giorni a metà 2013 rispetto a un anno prima. Anche in questo caso la variabilità all’interno della Penisola è altissima. Per le attrezzature si passa, infatti, dagli 83 giorni della Valle d'Aosta ai 929 della Calabria, mentre per i farmaci si va dai 75 giorni del Trentino Alto Adige ai 797 del Molise. Le regioni assoggettate ai piani di rientro per ridurre il debito pagano, in media, 280 giorni dopo le altre.


 
 
  Domenica 19/01/2014 Estratto da pag. 9 Direttore Responsabile Roberto Napoletano Diffusione Testata 2

Domenica 19/01/2014 Estratto da pag. 9 Direttore Responsabile Roberto Napoletano Diffusione Testata 233.997 Alla ricerca dell'immunità In cima alla classifica delle aree più rilevanti dell'anno, Science pone l'immunoterapia dei tumori. E gli scienziati italiani sono in prima fila di Agnese Codignola. Non capita quasi mai che «Science», nel compilare la lista delle io aree più rilevanti dell'anno, ponga in cima alla classifica una disciplina clinica. Quest'anno però è successo, e la vetta è stata assegnata a un approccio che, pur non avendo dispiegato ancora tutte le potenzialità e chiarito tutti i dubbi, potrebbe costituire un autentico punto di svolta nella cura del cancro: l'immunoterapia. Big Pharma ci crede, e sta investendo fiumi di denaro in un campo snobbato fino a pochi anni fa; l'accademia ci si sta buttando a capofitto, e le agenzie regolatorie stanno cercando di seguire i continui avanzamenti senza ripetere gli errori grossolani del passato. Anche per questo, per il mutamento di pelle indiretto che l'approccio immunologico sta causando in una delle aree più importanti della medicina, «Science» ha fatto una scelta così atipica. E l'Italia partecipa al giubilo, visto che è uno dei fulcri della ricerca grazie al lavoro di Michele Maio, direttore dell'unico reparto dedicato proprio all'immunoterapia dei tumori, all'Ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena. Maio, un passato a Napoli, ad Aviano e in alcuni dei più prestigiosi Cancer Center degli Stati Uniti, che ha iniziato a lavorare sul sistema immunitario e sui suoi rapporti con le cellule trasformate quando era poco più che un laureato, così riassume in che cosa consiste questo modo di pensare la lotta al cancro: «Per anni ci si è chiesti come mai il sistema immunitario non riesca a essere efficace contro il cancro come lo è contro virus e batteri, e a poco a poco il quadro ha iniziato a farsi più chiaro. Si è capito che il tumore attiva dei veri e propri freni che impediscono ai linfociti e ad altre componenti di reagire a dovere. Di lì a pensare di neutralizzare questi freni il passo è stato relativamente breve». I primi studi, che si devono soprattutto a James Allison, dell'Anderson Cancer Center di Houston, risalgono alla fine degli anni Ottanta: Allison, infatti, ha identificato il primo possibile target, la proteina chiamata Ctla-4, da cytotoxic T-lymphocyte antigen 4, e dimostrato che, nei topi, il suo blocco portava a una riduzione delle masse tumorali. Da allora è iniziata una fase di approfondimenti e verifiche che ha portato a scoprire altri possibili bersagli come la proteina Pd-i (da Programmed death) e la Pdl-i (Programmed death ligand) e a molti altri in studio e nelle pipeline delle aziende, il pri mo dei quali, ipilimumab, è già in clinica anche in Italia, per il melanoma. Molto, tuttavia, resta da chiarire. Spiega Maio: «L'immunoterapia non funziona bene in tutti i pazienti: in alcuni assicura remissioni o stabilizzazioni durature, in altri no. Dobbiamo quindi capire come identificare i malati responder e trovare i marcatori specifici». Un altro grande punto di domanda riguarda la durata dell'effetto, cioè la riattivazione del sistema immunitario. «Non sappiamo ancora se sia o meno definitiva come avviene, per esempio, per le vaccinazioni contro le malattie infettive». Questi due aspetti, chiarisce ancora l'oncologo, sono cruciali e porteranno a modifiche sostanziali in tutta la ricerca sul cancro. «I protocolli per lo studio di questi farmaci e anticorpi - prosegue infatti Maio - prevedono complesse sequenze di chemioterapici classici, farmaci biologici e immunologia. Nessuna azienda può portare avanti ricerche cliniche di questo tipo da sola, né possiede tutto ciò che occorre. Ciò sta determinando la nascita di inedite forme di collaborazione, che contribuiscono a ridurre i costi e a velocizzare i tempi. Prima tali sinergie erano impensabili». Ma non solo le aziende si stanno velocemente adeguando: anche il sistema delle agenzie regolatorie, preoccupate dei costi di queste cure (Ipilimumab costa in media novemila euro a paziente), stanno cercando di trovare strumenti nuovi per contenere gli sprechi, obbligando le aziende a investire anche sui marcatori di risposta e coinvolgendo i centri di ricerca pubblici e privati. «Sta cambiando il paradigma, e l'Italia, una volta tanto, è pronta», commenta l'oncologo, che nel 2004 ha dato vita al Nibit (www.nibitorg), il network italiano per la BioTerapia dei Tumori e, nel 2010, alla fondazione Nibit, per sostenere la ricerca indipendente e l'informazione (www.fondazionenibit.org). Nato all'inizio con il coinvolgimento di 4-5 gruppi di ricerca, oggi il Nibit ne annovera 150 sparsi in tutto il Paese, che partecipano a molti studi nazionali e internazionali sia di base che clinici, e che hanno contribuito, per esempio, a fare dell'Italia e di Siena in particolare il centro mondiale di uno studio sull'impiego del tremelimumab (monoclonale anti Ctla-4) nel mesotelioma, tumore associato all'amianto contro il quale c'erano ben poche armi a disposizione. I risultati, pubblicati su «Lancet Oncology» a settembre, hanno mostrato che, dopo due anni, la sopravvivenza dei malati era del 40%, un tasso impensabile con le terapie tentate finora. Altri trial in corso a Siena e in tutta Italia, spesso in collaborazione con altri centri di vari Paesi, stanno verificando l'efficacia dei modulatori immunologia in quasi tutte le forme tumorali. «In futuro - conclude Maio - l'immunoterapia costituirà il quarto approccio alla cura del cancro, insieme alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. Riattivare il sistema immunitario può infatti consentire all'organismo di guarire da solo o comunque di ottenere una remissione duratura e senza i gravi effetti collaterali delle terapie classiche, cioè di cronicizzare la malattia: un risultato impossibile con gli altri approcci farmacologici». © RIPRODUZIONE RISERVATA


 
 
  RAPPORTO OSPEDALI 2012, IN CALO RICOVERI E DAY HOSPITAL

RAPPORTO OSPEDALI 2012, IN CALO RICOVERI E DAY HOSPITAL Roma, 17 gennaio 2014 - Cala in Italia il numero dei ricoveri ospedalieri. Rispetto al 2011, il numero complessivo di ricoveri ordinari per acuti si riduce (-2,9%), così come il numero dei cicli di Day hospital (-10,3 %). Stesso discorso per l'attività totale per acuti che riporta una riduzione del 5%, e del tasso di ospedalizzazione per acuti, che rispetto al 2011 si riduce da 110 a 108 dimissioni per 1.000 abitanti in regime ordinario. Questo il quadro che emerge dal Rapporto annuale sull'attività ospedaliera per l'anno 2012, pubblicato sul sito del Ministero della Salute. La riduzione dei valori di tutti gli indicatori rispetto al 2011 descrive una tendenza al miglioramento dell'appropriatezza. Complessivamente, si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell'appropriatezza organizzativa e dell'efficienza nell'uso degli ospedali. Grazie al Rapporto Sdo si è in grado di disporre di una fotografa nitida delle attività di ricovero e cura per acuti degli ospedali italiani, pubblici e privati, in modo affidabile e completo. La banca dati assicura una copertura della rilevazione ormai superiore al 99,5% degli ospedali pubblici e privati accreditati. Esistono quindi tutti gli strumenti operativi per monitorare l'appropriatezza delle prestazioni erogate e seguire l'obiettivo del ministero di migliorare e uniformare ad alti standard qualitativi l'attività ospedaliera in tutto il territorio nazionale ed in particolare nelle regioni in piano di rientro. AIFA: “LA SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI È ANCORA PARTE INTEGRANTE DEL PROGRESSO MEDICO-SCIENTIFICO” Roma, 16 gennaio 2014 - “Non è ancora maturo il tempo per rinunciare alla sperimentazione sugli animali”. E’ quanto ha affermato ieri il Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), Prof. Sergio Pecorelli, intervenendo al Convegno “Sperimentazione animale e diritto alla conoscenza e alla salute”, II Incontro del ciclo “Scienza, Innovazione e Salute”, organizzato dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato. “Voglio ribadire in questa sede – ha detto Pecorelli – che il fine che muove l’Agenzia Italiana del Farmaco è la difesa della salute dei cittadini. Anche in momenti difficili e su vicende delicate, come il caso Stamina e il dibattito sulla sperimentazione animale, l’Agenzia non deroga mai a questo principio fondamentale. Il ruolo dell’AIFA è garantire che vengano immessi sul mercato nazionale farmaci sicuri ed efficaci, ma bisogna sempre ricordare che l’Agenzia si muove in un contesto europeo e mondiale. Ed è significativo che l’FDA abbia appena formalizzato una posizione sulla sperimentazione animale che coincide con quella dell’EMA in Europa. Il futuro sarà senz’altro segnato dalle nanotecnologie, dai sistemi computazionali, dalla bioingegneria e un giorno probabilmente sarà possibile fare a meno della sperimentazione animale. Ma è fuori dubbio che quel momento non sia giunto. La sperimentazione sugli animali è ancora oggi parte integrante della scienza e del progresso medico-scientifico”. “Sono convinto – ha concluso Pecorelli – che occorra investire molto nel sistema regolatorio. Dobbiamo darci regole certe ed essere fermi e determinati nel rispettarle e nel farle rispettare. Posso assicurare che la nostra Agenzia lo sarà sempre”. LORENZIN: DOBBIAMO RENDERE IL SSN PIÙ MODERNO E INNOVATIVO Perugia, 15 gennaio 2014 – “Bisogna puntare moltissimo sulla qualità dei livelli essenziali di assistenza, che sono stati un po' compressi rispetto alla crisi economica, e rilanciare un sistema più moderno e innovativo rispetto alle sfide del futuro”. Sono queste, secondo il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, le priorità nell’ottica del Patto della salute, in via di definizione in questi giorni. “Sicuramente - ha spiegato il Ministro - continueremo un’operazione già avviata in questi anni, cioè quella di puntare agli ospedali come luogo della gestione dell’emergenza, degli acuti e delle situazioni complesse; al territorio per domiciliare sempre di più e gestire la cronicità”. “Siamo in una fase di evoluzione del sistema - ho proseguito la Lorenzin -, stiamo superando le criticità che abbiamo avuto negli ultimi dieci anni, tenendo sotto controllo la gestione finanziaria. La sanita' umbra va bene, lo dicono tutti i parametri, e' una delle regioni selezionate per i costi standard quindi e' una piccola regione che ha fatto un buonissimo lavoro in questi anni e insieme c'e' la sfida per mantenere sostenibile il nostro Servizio sanitario nazionale". Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nel corso di una visita all'ospedale di Perugia. "Noi - ha aggiunto - siamo in una fase di trasformazione della sanita', dove partiamo dal best practices per migliorarle e portarle in tutto il territorio". AIFA: TORNA A CRESCERE IL NUMERO DEGLI STUDI CLINICI, +3% NEL 2012 Roma, 13 gennaio 2014 - Dopo anni di diminuzione ricominciare a crescere il numero di studi clinici censiti dall’AIFA. Nel 2008 erano stati 880 contro i 676 del 2011. Per il 2012 invece l’ente regolatorio italiano ha registrato 697 studi: il 3% in più rispetto all’anno precedente. E’ quanto ha reso noto il 12° Rapporto nazionale sulla Sperimentazione Clinica dei medicinali in Italia, anno 2013 redatto dall’AIFA. “L’Agenzia Italiana del Farmaco crede nel valore della sperimentazione clinica e l’ identifica come una delle aree di maggiore crescita e interesse nel panorama regolatorio mondiale - ha affermato il direttore generale dell’Agenzia di Viale del Tritone Luca Pani -. Gli studi di early phase (I e II) rappresentano il 42,9% del totale. Questi dati evidenziano la buona vocazione nazionale a occuparsi delle fasi precoci di sviluppo del farmaco”. L’area terapeutica maggiormente rappresentata è, anche nel 2012, quella oncologica (34,9%), seguita a grande distanza da quella cardiovascolare (7,7%), linfo-ematopoietica (7,2%), infettivologica (6,5%) e neuropsichiatrica (6%). Tuttavia, confrontando queste percentuali con quelle delle molecole in sviluppo nei prossimi 5 anni per simili aree terapeutiche, a livello mondiale, si osserva che invece il 24% delle molecole saranno nell’area oncologica, il 13,5% in quella neuropsichiatrica, il 9% on quell'infettivologica, il 7,1% in quella cardiovascolare e il 3,2% in quella ematologica. LORENZIN: OK A SCREENING GRATUITO PER LA POPOLAZIONE DELLA TERRA DEI FUOCHI Roma, 9 gennaio 2014 - Il Ministro della Salute Beatrice della Salute condivide e sostiene “l’emendamento al decreto legge “Terra dei fuochi”, presentato la scorsa settimana da alcuni parlamentari. Il provvedimento stabilisce che la Regione Campania, entro 90 giorni dalla conversione in legge, adotti “un programma straordinario e urgente di interventi di prevenzione primaria e secondaria, anche mediante programmi di diagnostica precoce senza oneri di compartecipazione della popolazione interessata”. “E’ un emendamento importante che mira a rafforzare la tutela della salute di cittadini che vivono in questi territori - ha affermato Beatrice Lorenzin - si tratta di un primo ma fondamentale passo verso gli obiettivi che il governo si è prefisso per affrontare l’emergenza in Campania”. Per la tutela della salute viene avviato uno screening gratuito per gli abitanti dei comuni della Terra dei Fuochi, cioè nelle aree individuate dalla direttiva firmata dai ministri De Girolamo, Orlando e Lorenzin dello scorso 23 dicembre 2013. La sostenibilità finanziaria sarà assicurata vincolando, su proposta sempre del Ministro Lorenzin, quote del Fondo Sanitario Nazionale. LOTTA AL FUMO: AUMENTARE LE TASSE E IL PREZZO DELLE SIGARETTE, 200 MILIONI DI MORTI IN MENO E PIÙ ENTRATE PER GLI STATI Toronto, 7 gennaio 2014 - E' la leva fiscale la mossa vincente della lotta al fumo dei prossimi anni. E a dimostrare che funziona è uno studio recente dell’Università di Toronto, pubblicato sul New England Journal of Medecine. Solo in Canada e negli Usa il raddoppio del costo delle sigarette porterebbe a una diminuzione delle morti per fumo di 70mila unità su un totale di 200mila morti l'anno per tabacco nei due paesi. Nel mondo misure simili sarebbero in grado di ridurre di un terzo i fumatori e di evitare almeno 200 milioni di morti entro la fine del secolo per tumore al polmone e altre malattie. Prezzi più alti e azzeramento delle differenze di prezzo tra le sigarette più costose e le più economiche diventerebbero due armi efficaci per incoraggiarele le persone a smettere di fumare. “Questo sarebbe particolarmente efficace nei paesi a basso e medio reddito, dove i prezzi delle sigarette più economiche sono relativamente accessibili e dove i tassi di fumo continuano ad aumentare”, ha affermato il dottor Prabhat Jha, direttore del Centre for Global Health Research del St. Michael Hospital e professore della Dalla Lana School of Public Health all’Università di Toronto. Ma sarebbe anche efficace nei paesi ricchi, ha aggiunto, come ad esempio in Francia, che ha dimezzato il consumo di sigarette tra il 1990 e il 2005 aumentando le tasse ben al di sopra dell’inflazione. “Una maggiore tassazione sul tabacco è l’intervento più efficace per abbassare i tassi di fumo e per scoraggiare i fumatori in futuro”. Negli Stati Uniti, inoltre, queste tasse, anche a fronte di una riduzione del consumo di tabacco, genererebbero un’entrata aggiuntiva per lo stato di 100 miliardi di dollari (per un totale complessivo di 400 miliardi di dollari).


 
 
  VARGIU: "E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI RIFORMARE IL SSN"

Roma, 4 gennaio 2014 - "Oggi, avere delle preclusioni ideologiche per cui la 833 non si tocca, perché è universalistica ed equa e dunque rappresenta il baluardo di difesa del sistema, rischia di essere una pregiudiziale che si ritorce come un boomerang contro quelli che noi vorremmo difendere e cioè i più deboli. E' arrivato il momento di riformare il nostro sistema sanitario nazionale". E' quanto ha affermato da Pierpaolo Vargiu, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera. "Sono abbastanza soddisfatto di come sono andati i lavori in Commissione, si è riusciti a creare un clima di lavoro proficuo - ha sottolineato Vargiu -. Un elemento positivo è stato l’indagine conoscitiva sulla sostenibilità che abbiamo portato avanti con la Commissione Bilancio e sulla quale dovremmo riuscire, a breve, a presentare i risultati finali in Parlamento. L'indagine ci ha permesso, nel momento in cui cominciavano ad arrivare indiscrezioni sulla legge di stabilità, di evitare nuovi tagli alla sanità - ha proseguito il Presidente della Commissione -. Altro provvedimento importante in discussione è quello sul rischio clinico che ha un’urgenza straordinaria e i cui effetti negativi si riverberano sulla qualità dell’assistenza. Questa tematica sta sostanzialmente distruggendo il rapporto ippocratico tra medico e paziente sostituendolo con una sorta di rapporto giudiziario".


 
 
  MINISTERO DEL LAVORO: CRESCE L’ASPETTATIVA DI VITA, 79,4 GLI UOMINI E 84,5 LE DONNE

Roma, 2 gennaio 2014 - Continua ad aumentare l’aspettativa di vita della popolazione italiana. Nel 2011 si è attestata a 79,4 anni per gli uomini e a 84,5 per le donne con un guadagno rispettivamente di circa nove e sette anni in confronto a trent’anni prima. Il trend è crescente anche per le persone in età avanzata: un uomo di 65 anni può aspettarsi di vivere altri 18,4 anni e una donna altri 21,9 anni, un ottantenne altri 8,3 e una ottantenne 10,1 anni. E’ quanto ha evidenziato il 4° Rapporto sulla Coesione Sociale redatto dal Ministero del Lavoro, INPS e Istat. Le nascite stanno lentamente calando nel nostro Paese. Nel 2012, i nati della popolazione residente sono poco più di 534 mila (547 mila del 2011 e 562 mila del 2010). Più di un bambino su quattro (28,3%) è nato fuori del matrimonio, quasi il triplo rispetto al 2000 (10,2%). E’ in continuo aumento la quota di bambini nati da coppie in cui almeno uno dei genitori è straniero (dal 13% del 2005 a quasi il 20% del 2011) e quella di nati da genitori stranieri (dal 9,4 del 2005 al 14,5% del 2011). Il numero medio di figli per donna risulta in lieve aumento per le donne italiane (fra il 2005 e il 2011 è passato da 1,2 a 1,4 figli) mentre è in calo per le straniere (da 2,4 figli a testa nel 2005 a 2).


 
 
  ISTAT: OLTRE 6 MILIONI DI ITALIANI RINUNCIANO ALLE CURE DEL SSN

Roma, 31 dicembre 2013 - La crisi economica condiziona sempre più la salute degli italiani. Nel 2012, l'11% della popolazione (oltre 6 milioni di persone) ha infatti dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria erogabile dal SSN, pur ritenendo di averne bisogno. E’ quanto emerge dalle stime provvisorie dell'indagine Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari condotta dall'Istat, e realizzata con il sostegno del Ministero della Salute e delle Regioni. Il 9% della popolazione ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione tra accertamenti specialistici, visite mediche specialistiche (escluse odontoiatriche) o interventi chirurgici, pur ritenendo di averne bisogno. Se a questi si cumulano coloro che hanno dichiarato di aver rinunciato ad acquistare farmaci, la quota raggiunge l’11,1% della popolazione. Rispetto a tali rinunce, il 6,2% ha indicato motivi economici, il 4% problemi di offerta (liste di attesa troppo lunghe o orari scomodi per l'appuntamento o difficoltà a raggiungere la struttura) e l'1,1% altri motivi, quali impegni di lavoro o familiari o altro. Sono più spesso le donne a rinunciare (13,2% contro 9% negli uomini). Questa differenza si accentua nella classe 45-64 anni, in cui rinuncia il 17,9% delle donne contro il 12,7% degli uomini. La quota più alta di persone che non usufruisce ad almeno una delle prestazioni considerate si riscontra tra i disoccupati (21,4%).


 
 
  SCIENCE: L’IMMUNOTERAPIA TRA LE MIGLIORI SCOPERTE DEL 2013

Washington, 26 dicembre 2013 - La rivista Science (http://news.sciencemag.org/breakthrough-of-the-year-2013) e il suo editore, l’American Association for the Advancement of Science, hanno stilato la top ten delle più importanti scoperte scientifiche del 2013. Al primo posto della classifica si colloca l’immunoterapia del cancro che, per Science, “rappresenta un cambiamento epocale nel modo in cui viene affrontata questa malattia”.Si tratta, sottolinea la rivista, di un paradigma rivoluzionario nella lotta ai tumori, che non ha come target le cellule cancerogene ma il sistema immunitario. L’idea risale agli anni Ottanta, quando James Allison (ora alla University of Texas MD Anderson Cancer Center di Houston) identificò nel recettore CTLA-4 dei linfociti T (Cytotoxic T-Lymphocyte Antigen 4) un freno all’attività di queste cellule. Negli anni Novanta i ricercatori dimostrarono che, bloccando questo recettore (con anticorpi contro il CTLA-4), le cellule T scatenavano la loro risposta contro i tumori nei topi, contrastandoli. CTLA-4 gioca un ruolo cruciale nel regolare l’attivazione e la proliferazione delle cellule T agendo come un regolatore naturale negativo o un freno dell’attivazione delle cellule T. Bloccando l’attività di CTLA-4 e rimuovendo questo freno regolatore, è possibile rinforzare l’attività fondamentale delle cellule T killer contro il tumore. Nel frattempo, scienziati giapponesi scoprivano un altro “freno” sui linfociti (PD-1) e i trial clinici sui primi pazienti, iniziati nel 2006, davano risultati promettenti. Entrambi gli anticorpi diretti contro queste molecole negli anni Duemila sono stati testati in trial clinici, dando i primi incoraggianti risultati. Nel 2011 l’FDA (Food and Drug Administration) ha approvato l’anticorpo monoclonale ipilimumab (diretto contro il CTLA-4) per il trattamento del melanoma metastatico e risultati incoraggianti si sono avuti anche negli ultimi tempi per anticorpi anti PD-1 nel caso di tumori al rene, al polmone e del melanoma. E ancora positivi sono stati i risultati ottenuti quest’anno dalla combinazione dei due anticorpi monoclonali per i pazienti con melanoma. L’immunoterapia contro il cancro è stata scelta da Science come breakthrough dell’anno anche per un altro promettente approccio: l’ingegnerizzazione delle cellule T, al fine di renderle più aggressive nei confronti dei tumori (la cosiddetta chimeric antigen therapy, o CAR). Una terapia sperimentale che sta dando risultati incoraggianti nel campo dei tumori del sangue.


 
 
  ISTAT: “IL 70% DEGLI ITALIANI SI SENTE IN SALUTE, MA GLI UOMINI PIÙ DELLE DONNE”

Roma, 21 dicembre 2013 - È sempre buono lo stato di salute, ma più per gli uomini che per le donne. Lo rileva l’Annuario statistico sulla popolazione italiana dell’Istat. Nel 2013, il 70,4% della popolazione ha fornito un giudizio positivo del proprio stato di salute; la percentuale è più alta fra gli uomini (74,2%, in calo però di 1,1 punti percentuali) che fra le donne (66,8%). Per quanto attiene invece alla 'geografia della buona salute', la parte di italiani che dichiara di stare bene è leggermente più elevata al Nord (71,9%) rispetto al Centro (69,8%) e al Mezzogiorno (68,8%). Tra le Regioni, invece, le percezioni migliori si sono rilevate a Bolzano (84,8%), Trento (76,2%) e in Lombardia (73,5%). Le situazioni peggiori si registrano invece in Basilicata e Calabria (64,1%). Inoltre, rispetto al 2012, diminuiscono le persone che si dicono in buona salute sia al centro che al Sud. Come per la salute in generale, lo svantaggio per il sesso femminile, sottolinea l'Istat, ''emerge anche nei dati relativi alla quota di popolazione che soffre almeno di una malattia cronica'': sono infatti le donne ad esserne più frequentemente colpite. In particolare, il 20% della popolazione ha dichiarato di essere affetto da due o più malattie croniche, con differenze di genere ''molto marcate'' a partire dai 45 anni. Guardando le patologie croniche, il 37,9% delle persone dichiara di esserne affetto, ma la percentuale sale notevolmente, raggiungendo l’86,4%, fra gli ultrasettantacinquenni. Le malattie croniche più diffuse sono l’ipertensione (16,7%), l’artrosi/artrite (16,4%), le malattie allergiche (10,0%), l’osteoporosi (7,4%), la bronchite cronica e l’asma bronchiale (5,9%) e il diabete (5,4%).


 
 
  21.12.13 Corriere della Sera -Immunoterapia, grande promessa contro i tumori

Al primo posto di «Science» la strategia che prevede di addestrare il sistema immunitario contro il cancro. Una «profonda trasformazione» all’interno della ricerca anticancro nel 2013. Così l’Associazione Americana per il Progresso della Scienza e gli editori della prestigiosa rivista valutano i risultati emersi nel corso del 2013 sull’immunoterapia come nuova ed efficace strategia per curare i tumori. T anto da porla al primo posto della top ten delle più importanti svolte scientifiche dell’anno che sta per concludersi, seguita dai notevoli progressi ottenuti, ad esempio, nelle tecnologie a energia solare (cellule fotovoltaiche fatte con la perovskite), nelle tecniche di elaborazione del genoma umano e nell’ideazione di nuovi vaccini. INSEGNARE AL SIST EMA IMMUNIT ARIO COME COMBAT T ERE IL CANCRO - Gli esiti a cui sono giunte diverse sperimentazioni durante il 2013 hanno richiamato l’attenzione degli studiosi durante i maggiori convegni medici internazionali, rendendo chiaro il potenziale dell’immunoterapia, studiata con crescente interesse negli ultimi decenni. Questa strategia mira sostanzialmente a rafforzare il sistema immunitario dei malati che viene potenziato attraverso anticorpi o vaccini (per lo più creati in laboratorio sulla base delle cellule cancerose estratte dal singolo paziente) che «insegnano» così all’organismo come aggredire le cellule malate. Gli esperti americani hanno deciso di porre l’innovativa metodica in cima alla lista delle scoperte fondamentali del 2013 proprio in virtù dei notevoli successi raggiunti in alcuni trial clinici e nonostante manchino ancora risultati definitivi e a lungo termine sulla sua efficacia curativa. L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA -«L’immunoterapia quest’anno è apparsa indubbiamente come un’immensa promessa – dice T im Appenzeller, caporedattore di Science, commentando la top ten pubblicata sulla rivista -. Per ora si è dimostrata valida solo contro alcuni tipi di cancro e in un gruppi limitati di malati ed è importante non ingigantirne i benefici immediati che si raggiungono. Ma molti specialisti in oncologia sono convinti che stiamo assistendo alla nascita di un nuovo modo per curare i tumori». Saremmo, insomma, alla soglia di una nuova era, come accadde a partire dagli anni Sessanta, con la scoperta dei primi farmaci con attività anti-tumorale e gli esordi della chemioterapia. Prima di allora per decenni la medicina era rimasta impotente e l’unico tentativo di cura era rappresentato dalla chirurgia, che però da sola non bastava a curare definitivamente la gran parte dei malati. Da allora nuovi successi sono stati raggiunti grazie alla radioterapia (che sfrutta il potere delle radiazioni ionizzanti per uccidere le cellule cancerose) che oggi è sempre più mirata sulle lesioni (risparmiando i tessuti sani) e sempre meno tossica. T anto da rappresentare in molti casi, a seconda del tipo di tumore, una possibile alternativa all’intervento chirurgico. ENORMI PROGRESSI IN 50 ANNI - Il 2000, poi, è stato un anno cruciale: «Con la decodifica del genoma umano, abbiamo scoperto che il cancro si sviluppa sempre da un danno al DNA di una cellula che, di conseguenza, inizia a comportarsi in modo anomalo, riproducendosi senza controllo e creando uno squilibrio nell’armonia del nostro organismo – dice Umberto Veronesi, oncologo direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Questa fondamentale conoscenza innanzitutto ci ha fatto sperare di trovare in tempi brevi molecole in grado di riparare il danno cellulare, riportando il nostro organismo in equilibrio senza danneggiare le cellule sane. Inoltre abbiamo ipotizzato di eliminare le cause di questo danno, molte delle quali sono conosciute (i cosiddetti fattori cancerogeni) e altre ancora da scoprire. Sul fronte dell’eliminazione delle cause siamo a buon punto, mentre effettivamente siamo in ritardo nella ricerca delle molecole «riparatrici», i cosiddetti farmaci intelligenti a bersaglio molecolare, ma sono sempre di più quelli disponibili per i malati». La ricerca ferve e, se si tirano le somme, appaiono evidenti i molti passi avanti compiuti da quando, solo 50 anni fa, il cancro era una malattia non solo imbattibile, ma spesso anche incurabile, spesso trattabile a prezzo di mutilazioni e sofferenze per i malati. Oggi invece la mortalità è in diminuzione e le cure, oltre a essere efficaci in oltre il 50 per cento dei casi, rispettano sempre più la qualità di vita dei pazienti. ARMI DI LABORATORIO PER RAFFORZARE IL SIST EMA IMMUNIT ARIO - Mentre gli studi di genetica proseguono nel tentativo di «mappare», ovvero individuare, tutti i geni coinvolti nello sviluppo e nella proliferazione dei tumori, si lavora alacremente sul nuovo fronte immunoterapico, su cui stanno investendo anche molte case farmaceutiche, fino a qualche tempo decisamente poco interessate all’argomento. Era la fine degli anni Ottanta quando ricercatori francesi scoprirono uno specifico ricettore sulle cellule linfocitarie (CT LA-4) la cui presenza, come spiegò poi James Allison, impediva al sistema immunitario di attaccare con la massima forza le «cellule cancerose nemiche». A metà degli anni Novanta lo stesso Allison mostrò, su cavie da laboratorio, che bloccando CT LA-4 si potevano «liberare» i linfociti del nostro sistema immunitario, così finalmente in grado di ridurre notevolmente l’invasione delle cellule cancerose. Nel frattempo, scienziati giapponesi scoprivano un altro «freno» sui linfociti (PD-1) e i trial clinici sui primi pazienti, iniziati nel 2006, davano risultati promettenti. Nel frattempo, nuovi fronti si sono aperti nel campo dell’immunoterapia e molte sperimentazioni sono in corso (specie nei tumori del sangue) con il metodo CAR che prevede di modificare geneticamente i linfociti T (cellule del sangue che hanno un ruolo chiave per l’azione del nostro sistema immunitario), equipaggiandoli con potenti «munizioni» in grado di cercare, trovare e distruggere le cellule cancerose. LA QUART A ST RAT EGIA ANT ICANCRO - «La decisione di Science di mettere l’immunoterapia del cancro al primo posto nella lista delle 10 principali innovazioni scientifiche del 2013 è assolutamente condivisibile – commenta Michele Maio, direttore Centro di Immunoterapia Oncologica (unico in Italia) del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena -. E’ vero, come dicono gli editori stessi, che al momento l’immunoterapia ha riscosso i maggiori successi solo in alcuni selezionati tumori (come ad esempio il melanoma cutaneo in cui migliora significativamente la sopravvivenza dei pazienti), che ancora non sappiamo quanti pazienti ne potranno beneficiare, che in molti casi siamo ancora in fase sperimentale. E’ però indubbio che i risultati che stiamo ottenendo nelle sperimentazioni cliniche in corso dimostrano un forte potenziale di questa metodologia terapeutica anche in molte altre forme di cancro (polmone, rene, prostata, mesotelioma pleurico, per citarne alcuni). Sulla scorta di questi risultati stiamo ampliando ad altre neoplasie lo studio delle potenzialità dell’immunoterapia che, ne sono convinto, rappresenta la quarta strategia disponibile (in aggiunta a chirurgia, radioterapia e farmaci) per trattare il cancro con sempre maggiore efficacia».


 
 
  ISTAT: CANCRO PRIMA CAUSA DI MORTE PER GLI UOMINI

Roma, 19 dicembre 2013 - Nel 2010 in Italia sono stati registrati 584.615 decessi: 285.068 uomini e 299.547 donne. Di questi, 1.863 sono avvenuti nel primo anno di vita, nel 2009 erano 2.046. Sono questi alcuni dei dati emersi dall'Annuario dell'Istat e relativi al 2010. Secondo l'Istituto il 70% della mortalità complessiva è legata alle malattie cardiovascolari con un valore pari a 366,4 per 100 mila abitanti, e i tumori. Come nel 2009, anche nel 2010 queste patologie costituiscono, per gli uomini, la seconda causa di morte con un quoziente di 329,3% per 100.000 abitanti, mentre per le donne il tasso è pari a 401,4%. Con il 30% del totale dei decessi il cancro è la prima causa di morte per gli uomini (336,8 per 100 mila abitanti) e la seconda per le donne (244,7 per 100.000). Al terzo posto nella graduatoria delle mortalità, ci sono i decessi per malattie del sistema respiratorio. Per quanto riguarda le differenze generazionali, tra gli under 14, i decessi per tumori e malattie del sistema circolatorio rappresentano "solo" il 38,6%. In un anno si è registrata una sensibile diminuzione sia del numero assoluto di decessi nel primo anno di vita sia del tasso di mortalità infantile che da un valore pari a 3,6 x 1000 nati vivi passa a 3,3. Si tratta del livello più basso di sempre registrato finora in Italia.


 
 
  LORENZIN: SUL COSTO DEL TICKET ESISTE UN PROBLEMA VERO

Roma, 18 dicembre 2013 - "Anche se i ticket non sono aumentati quest'anno esiste un problema vero per le analisi e la diagnostica che spesso, proprio a causa del costo ticket, risultano più cari nel pubblico che nel privato". E' quanto ha dichiarato il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin durante un'intervista radiofonica. "Le strutture pubbliche hanno una complessità di spesa da sopportare - ha spiegato il Ministro - e così il privato diventa più competitivo nei prezzi. Nel medio-lungo termine sarà sempre più importante per il pubblico diventare eccellenza nella cura delle acuzie e dell'emergenza. La sanità del futuro è l'ospedale dell'emergenza che dà il massimo delle prestazioni in caso di assoluta criticità. In alcune realtà immaginiamo l'integrazione pubblico-privato". Secondo il Ministro il rischio che molti cittadini non si possano permettere alcune prestazioni c'è ed è "fortissimo e questo è stato il motivo per cui mi sono battuta per evitare un ulteriore rincaro dei ticket e altri tagli lineari. Con la crisi aumentano le patologie e la diagnosi precoce è fondamentale. Si avvicina il Natale e invito i cittadini a chiedere al proprio medico curante di fare check up adeguati. Ma vorrei rassicurare: stiamo assicurando l'accesso alle cure e alle diagnosi a tutti. Le Regioni che non si attengono ai livelli essenziali - ha concluso la Lorenzin - vengono commissariate".


 
 
  AGENAS: CONTRO GLI SPRECHI IN SANITÀ TAGLIARE I DOPPIONI DI STRUTTURE

Roma, 16 dicembre 2013 - “In un’ottica di tagli agli sprechi in sanità, bisognerebbe guardare non tanto ai piccoli ospedali ma ai troppi doppioni di strutture esistenti nello stesso ospedale”. E’ quanto ha dichiarato Fulvio Moirano, Direttore Generale dell’AGENAS. “Mi auguro - ha spiegato Moirano - che nel Patto per la Salute o in altri provvedimenti, trovino spazio standard che non riguardano solo i posti letto ma il ridimensionamento delle strutture complesse, o primariati, e i volumi minimi di attività da svolgere. E’ quanto prevede anche la legge 135 del 2012, o spending review che stabiliva l’emanazione di un regolamento in merito agli standard di riorganizzazione complessiva per la rete dell'emergenza e delle specialità ospedaliera”. “Ma non è mai stato approvato - ha aggiunto Moirano -. Più che toccare i piccoli ospedali, che in alcuni casi potrebbero avere anche una giustificazione, mi preoccuperei di ridimensionare l’eccesso di offerta nei grandi, dove si trovano spesso molti primariati nella stessa disciplina, con costi eccessivi rispetto all’attività svolta”.


 
 
  TUMORI: “NASCE LA CARTA EUROPEA PER GARANTIRE L’ONCOLOGIA MEDICA. ECCO COME POSSIAMO ASSICURARE LE CURE MIGLIORI IN

Milano, 13 dicembre 2013 - Un documento per garantire l'autonomia dell'oncologia medica in ogni Paese europeo e assicurare le cure migliori a tutti i pazienti. Nasce la Carta stilata dalle società scientifiche del Vecchio Continente riunite nell'ESMO (European Society for Medical Oncology), con l'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in prima linea, che definisce, in modo chiaro e formale, chi è l'oncologo medico. Oggi il cancro fa meno paura, infatti quasi il 60% delle persone colpite dalla malattia guarisce, ma l'autonomia della disciplina non può essere messa in discussione. "Negli ultimi mesi - afferma il prof. Stefano Cascinu, Presidente AIOM - abbiamo assistito con preoccupazione al rischio di vedere la nostra specialità ridotta a quattro anni, contravvenendo alla Direttiva Europea che fissa invece in un quinquennio il periodo di formazione. Il pericolo per ora sembra scongiurato, ma questo documento può ulteriormente proteggerci da tentativi di impoverimento dei percorsi formativi dei nostri specializzandi. E non è sostenibile l'idea di ricondurre l'oncologia all'interno della medicina interna. Va riconosciuto il carattere multidisciplinare della nostra specialità". Il carico di lavoro dei camici bianchi, come evidenziato dalla V Edizione del Libro Bianco AIOM, è in costante crescita: in ogni struttura di oncologia medica del nostro Paese si eseguono in media 6170 visite ambulatoriali all'anno (erano 3.000 nel 1999, 3.400 nel 2004 e 5.000 nel 2008): i ricoveri sono 730 con una durata di circa 5 giorni. Ogni reparto ha una disponibilità di 15 posti letto e vi lavorano 6 medici strutturati. I risvolti del position paper, pubblicato oggi su Annals of Oncology, sono numerosi e importanti. "Il primo - spiega la dott.ssa Marina Garassino, Rappresentante italiana dell'ESMO - è difendere la qualità di cura per i nostri pazienti indipendentemente dalle barriere geografiche". Nel 2013 si stimano in Italia 366.000 nuove diagnosi di cancro (erano 364mila nel 2012): 200.000 (55%) negli uomini e 166.000 (45%) nelle donne. L'evoluzione della cura dei tumori richiede una figura specialistica sempre più preparata alle costanti evoluzioni e cambiamenti in materia, sia nell'ambito della diagnosi che delle terapie. "Solo la preparazione professionale dell'oncologo medico - sottolinea il prof. Razvan Popescu, coordinatore ESMO dei Rappresentanti nazionali europei e primo autore dell'articolo - al momento attuale è in grado di fornire garanzie nel trattamento e nella cura di questi pazienti". L'oncologia è una specialità relativamente recente, nata negli anni Sessanta, ma solo nel marzo 2011 è stata formalmente riconosciuta come specialità indipendente dall'Unione Europea. "Definire con chiarezza chi è l'oncologo medico - continua il dott. Massimo di Maio del Direttivo nazionale AIOM - abbatte le barriere anche per cercare lavoro all'estero. E garantisce il riconoscimento della nostra professionalità in qualsiasi Paese". "Sono particolarmente a favore di questo documento - afferma il prof. Fortunato Ciardiello, presidente eletto ESMO -, il cancro è oggi una patologia a forte impatto economico e sociale ed è perciò necessario difendere l'autonomia della disciplina oncologica in tutta Europa"."La cura dei pazienti oncologici - conclude la prof.ssa Martine Piccart, Presidente ESMO - è sempre più complessa e andrebbe perseguita in un ambito 'olistico' multidisciplinare, in cui l'oncologo ha un ruolo centrale nel team multidisciplinare insieme ad altre figure, come il chirurgo e il radioterapista".


 
 
  RICERCA: LORENZIN, CONVINCERE GLI INVESTITORI A SCOMMETTERE SULL’EUROPA

Roma, 11 dicembre 2013 – “I grandi investitori, quelli che gestiscono i fondi internazionali, ma anche Big Pharma hanno spiegato in maniera chiara che investire in Europa per loro non e' remunerativo. Figuriamoci poi se lo sia investire in Italia”. E’ quanto ha dichiarato ieri, a margine di un convegno organizzato dalla Commissione sanità del Senato, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “Nel corso dell’ultimo incontro che abbiamo fatto a Londra di preparazione del semestre italiano alla guida dell’UE - ha spiegato la Lorenzin - gli investitori ci hanno detto che in Europa abbiamo una situazione generale troppo frammentata e una burocrazia eccessiva che impedisce e rende difficile gli investimenti. Dobbiamo lavorare per cambiare questa situazione ed è necessario inoltre attivare un circuito virtuoso che riesca a coinvolgere anche le piccole e medie imprese”. “Sono convinta che sia possibile arrivare a definire una normativa che sappia armonizzare al meglio gli investimenti europei nella ricerca biomedica e che sappia coinvolgere al meglio anche le PMI - ha poi aggiunto il Ministro -. Ora abbiamo una legge delega in attesa di approvazione che contiene alcuni elementi che vanno in questa direzione e stiamo lavorando al ministero per creare una struttura che riesca a comprendere e a coinvolgere al meglio il settore della ricerca. Lo scopo è sostenere le imprese italiane in maniera più coerente possibile, andando a vedere insieme a loro cosa non funziona”.


 
 
  CNEL: CON I TAGLI SANITÀ AUMENTANO I CASI DI RINUNCIA ALLE CURE

Roma, 10 dicembre 2013 - La compressione della spesa pubblica ha avuto l’effetto dell’aggravarsi della situazione dei tempi di accesso alle prestazioni, l'aumento della compartecipazione alla spesa e i casi di rinuncia alle cure. E’ questa la situazione in cui versa la sanità pubblica secondo la Relazione Annuale del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini. “In particolare - si legge nel documento - si rileva un aumento della spesa out of pocket, un maggiore ricorso alla sanità privata ed intramoenia, e alcuni casi di rinuncia alle cure. Numerosi sono di conseguenza gli elementi di preoccupazione rispetto alla tenuta del valore e della qualità del SSN per quanto riguarda il suo impatto sociale, un sistema giudicato a livello internazionale di buon livello, soprattutto per ciò che attiene ai presidi territoriali tradizionali (medicina di base, farmacie, ambulatori di medicina specialistica e diagnostica), la maggior parte degli ospedali e le aree settentrionali del Paese”. Meno lusinghiero - prosegue la relazione - risulta il livello dei nuovi servizi territoriali (distretto, Adi, cure palliative, in generale servizi per le cronicità e la continuità assistenziale). Criticità si segnalano ancora una volta in diversi comparti territoriali del Sud del paese e nella capitale, nonché nell’area della non autosufficienza, e rispetto ai temi dell’equità, degli sprechi e della umanizzazione”.


 
 
  CENSIS: 1 ITALIANO SU 4 INSODDISFATTO DEL SSN, AL SUD OLTRE IL 57%

Roma, 6 dicembre 2013 - Il 40,9% degli italiani giudica “inadeguato” il proprio servizio sanitario regionale. La percentuale sale al 50,3% per i cittadini del Centro e raggiunge il 57,6% al Sud. E’ quanto ha evidenziato il Rapporto 2013 del Censis sulla situazione sociale del Paese. “Gli italiani - afferma il Censis -, appaiono però divisi nel giudizio sul servizio sanitario, con una netta divisione tra il Nord che ne afferma l’adeguatezza (il 49,6% nel Nord-Ovest e il 54,5% nel Nord-Est) e il Centro e soprattutto il Sud che invece li considerano in misura maggiore inadeguato. Questo dato, unito all’aumento della compartecipazione della spesa (quella per i ticket sui farmaci è cresciuta del 117,3% dal 2008 al 2012) e della spesa privata tout court e al giudizio sull'adeguatezza della copertura farmaceutica (a fronte dell'aumento di spesa non si percepisce un aumento della copertura garantita dal SSN per i medicinali di cui si ha bisogno), rappresenta un importante segnale di una progressiva contrazione di fatto della copertura pubblica che, per le zone del Paese con situazioni di offerta più precaria e per le fasce più deboli, può tradursi anche in un rischio di uscita dal servizio pubblico”. “Nel frattempo - prosegue il Rapporto - c’è un altro elemento che rischia di scardinare l'organizzazione del sistema di welfare italiano ed è l'aumento delle persone che vivono sole, ormai oltre 7,5 milioni. Sono cresciute di quasi 2 milioni in 10 anni, registrando così un +36,6% rispetto al 2002”.


 
 
  FARMACI: IL GOVERNO RECEPISCE LA DIRETTIVA UE CONTRO IL MERCATO DEI FALSI

Roma, 4 dicembre 2013 - Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto legislativo che recepisce la direttiva UE per impedire “l’ingresso di medicinali falsificati nella catena di fornitura legale. Il provvedimento a tutela della salute umana - spiega una nota di Palazzo Chigi - disciplina, tra l’altro, la vendita online dei farmaci senza obbligo di prescrizione medica, e rafforza, attraverso il sistema nazionale antifalsificazione, l’efficace tutela dalla contraffazione dei medicinali. Attraverso tale sistema, in collaborazione con i Nas, si potrà impedire l’immissione in commercio e la circolazione sul territorio nazionale di medicinali falsificati, potenzialmente pericolosi per la salute dei pazienti”. Semaforo verde anche ad un altro decreto legislativo. Il Governo ha infatti recepito la direttiva UE in materia di farmacovigilanza. “Obiettivo del provvedimento è il corretto funzionamento del mercato del settore - prosegue la nota -, una maggiore trasparenza ed efficienza del sistema nei casi in cui siano stati individuati problemi di sicurezza, una più dettagliata individuazione degli obblighi del titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio, particolarmente per quanto riguarda i motivi per i quali ritiene di dover interrompere temporaneamente o definitivamente la commercializzazione di un medicinale nel territorio nazionale”.


 
 
  AGENAS: LA CORRUZIONE IN SANITÀ COSTA CIRCA 6 MILIARDI

La mancanza di trasparenza favorisce fenomeni degenerativi di inefficienza e ingiustizia, minando alle radici gli stessi valori fondanti del servizio sanitario nazionale”. Il presidente AGENAS ha quindi sottolineato come “l’ampia discrezionalità che caratterizza la sanità renda la trasparenza un elemento centrale e fondamentale, anche a fronte del confine labile tra corruzione, inefficienza, appropriatezza.


 
 

 

 

 

 

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