Il quarto pilastro della lotta al cancro
Fino agli anni Duemila le opzioni terapeutiche per il cancro erano tre: chirurgia, chemioterapia e radioterapia. La quarta, che ha rivoluzionato la cura, è l’immunoterapia.
Cos’è e come funziona
L’immunoterapia non agisce direttamente sulle cellule tumorali, ma potenzia il sistema immunitario. L’idea di fondo è semplice: sfruttare la capacità naturale delle cellule di difesa di riconoscere ed eliminare le cellule cancerose. Questo meccanismo fisiologico, però, non sempre funziona a dovere. I tumori sono infatti in grado di produrre segnali che spengono la risposta immunitaria, continuando a crescere indisturbati.
La ricerca ha permesso di identificare questi “freni” e di sviluppare farmaci in grado di bloccarli. In questo modo le cellule T restano attive e possono contrastare il tumore. È il principio alla base degli inibitori dei checkpoint immunitari, che hanno cambiato la storia di diverse neoplasie: il melanoma metastatico, ad esempio, è passato da una sopravvivenza media di 6-9 mesi a oltre il 25% di pazienti vivi a dieci anni dalla diagnosi con il primo farmaco approvato, ipilimumab.
I principali bersagli
CTLA-4
Sulla superficie delle cellule T è presente il recettore CTLA-4. La sua attivazione spegne la risposta immunitaria, impedendo una eccessiva attivazione. Nei tumori, questo meccanismo diventa però un vantaggio per le cellule cancerose. Gli anticorpi che bloccano CTLA-4 impediscono lo spegnimento e mantengono attive le cellule T.
PD-1 e PD-L1
Un altro meccanismo di inibizione passa dall’interazione tra PD-1, presente sulle cellule T, e PD-L1, espresso dalle cellule tumorali. Quando le due proteine si legano, la risposta immunitaria si arresta. I farmaci anti-PD-1 bloccano questo recettore, mentre quelli diretti contro PD-L1 impediscono alle cellule tumorali di legarsi a PD-1. In entrambi i casi, le cellule T rimangono attive e pronte a colpire.
LAG-3
LAG-3 (Lymphocyte Activation Gene-3) è un altro recettore inibitorio delle cellule T. La sua attivazione riduce la proliferazione e l’efficacia del sistema immunitario contro il tumore. I nuovi farmaci anti-LAG-3, spesso usati in combinazione con gli inibitori di PD-1, hanno già mostrato risultati promettenti in diversi tumori solidi, aprendo una nuova fase nello sviluppo dell’immunoterapia.
Una nuova prospettiva
La scoperta di questi meccanismi ha cambiato l’oncologia. Nel 2018 il premio Nobel per la Medicina è stato assegnato a James P. Allison e Tasuku Honjo per l’identificazione di CTLA-4 e PD-1, i due checkpoint che hanno aperto la strada alle immunoterapie moderne. Oggi è chiaro: per trattare molti tumori non basta colpire la cellula malata, ma occorre liberare e potenziare le difese del nostro sistema immunitario.